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La voce della Politica
| Gianni Pittella ricorda Antonio Luongo a dieci anni dalla sua scomparsa |
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5/12/2025 | In una nota stampa, l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo, ex senatore ed ex sindaco di Lauria, Gianni Pittella, racconta il momento in cui apprese la notizia, l’uomo e il rapporto che lo legava ad Antonio Luongo.
Di seguito la nota stampa completa.
Ero a Bruxelles e mi accingevo come ogni mattina intorno alle sette a prepararmi, fare colazione e andare in ufficio.
Ma quella mattina del 2015 mi alzai con un presentimento, e un istinto irrazionale mi portò ad accendere il cellulare prima di prepararmi, cosa che non ero solito fare.
Mi colpì immediatamente il messaggio di Mario Polese “E’ morto Antonio Luongo”, ebbi una scossa, una sensazione di angoscia attenuata dalla incredulità, ma non poteva esser vero. Mi misi alla ricerca su google, purtroppo era proprio così.
Nella notte un terribile fulminante infarto aveva colpito senza scampo un amico, un grande personaggio politico, il leader politico numero uno della Basilicata.
Le immagini del funerale di Antonio, sono lo specchio dell’affetto, della stima, della considerazione unanime che Antonio riscuoteva e riscuote in Basilicata e non solo.
Renzi, allora primo ministro scese a Potenza in elicottero con Speranza, De Luca venne da Napoli, D’Alema sarà in Basilicata per una cerimonia successiva, migliaia di donne e uomini di tutte le latitudini politiche si stringono attorno all’artefice della più lunga e feconda stagione progressista in Basilicata.
Non ci mancò visione e tantissimo coraggio quando, prima ancora che crollasse il sistema politico italiano, la cosiddetta “prima repubblica”, lasciammo i ruoli assessorili regionali per archiviare i vecchi equilibri e creare le premesse per la svolta progressista che portò la Basilicata ad assegnare tutti i collegi elettorali al centrosinistra e ad evitare la svolta a destra con Berlusconi.
Fu un miracolo di lungimiranza, fummo guidati dalla lucidità politica di Antonio Luongo, un gigante della politica lucana, e dall’apertura al dialogo di importanti settori del mondo cattolico popolare lucano, e del mondo imprenditoriale nel quale emergeva la intelligenza e intraprendenza di Francesco Somma.
A dieci anni dalla scomparsa, il suo ricordo è vivissimo. Morì giusto l’anno successivo ad un’altra improvvisa dipartita: quella di Pino Mango. Morirono entrambi nel giorno dell’Immacolata. Antonio morì in auto a Potenza che in qualche misura era anche il suo ufficio perché interpretava il suo ruolo con grande sacrificio, amava il rapporto diretto, la presenza costante sul territorio. Pino morì sul suo luogo di lavoro per eccellenza: sul palco, a Policoro in occasione di un evento di beneficenza.
Ad Antonio piaceva la musica, si definiva un grande tastierista, era una persona dinamica, concreta ma con grandi idealità.
Mi è stato raccontato che negli ultimi giorni di vita, Antonio aveva partecipato ad una riunione dei giovani democratici in un piccolo paese della provincia di Potenza e, commosso dalla genuinità politica di quei ragazzi, si era commosso; cosa molto strana per uno come lui, per uno che ne aveva viste tante… quasi un segno premonitore. Forse dietro quelle lacrime vi è il messaggio più vero che Antonio ci ha lasciato: la politica è una cosa bella se sa essere vera e sa disegnare e costruire la visione di una realtà migliore.
Più che amministratore è stato un politico: parlamentare, segretario regionale del Pd, meridionalista e soprattutto totus politico. Mi sono sempre chiesto come avrebbe vissuto le vicende politiche che hanno segnato il centrosinistra e come vivrebbe le sfide grandiose del nostro tempo incerto. Certamente le sue analisi sarebbero state lucidissime e lungimiranti ma, sono convinto, l’evoluzione della politica di questi ultimi anni lo avrebbe preoccupato non poco.
Antonio non va dimenticato e non può esserlo perché la sua eredità è troppo preziosa. Ma va fatto conoscere ai più giovani.
Utilizzo un suo intercalare quando voleva sottolineare un concetto importante. “uagliò” la memoria e l’analisi di quanto avvenuto ci aiuta ad interpretare meglio il presente e a guardare al futuro con gli strumenti più adatti per provarlo a condizionare sulla scia delle nostre idealità.
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