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Editoriale

Abbiamo già vinto...e ad ognuno la sua storia

di Paolo Sinisgalli

Finalmente 11 luglio, la finale del campionato d'Europa di calcio è a poche ore.
Vinceremo. Abbiamo già vinto, tutti.
Sì, comunque vada sarà stato bello. Persino per chi è uscito al primo turno.

Da Italiano voglio che l'azzurro trionfi stasera. Sai che bello: battere in casa gli avversari e alzare al cielo le braccia e la coppa in quel tempio del calcio in quel quartiere londinese di Wembley.
Credo che può accadere, vi dico perché. Metti una nazionale di calcio tra le più blasonate che però tra i cassetti recenti della memoria fa i conti con la cocente delusione della mancata qualificazione all'ultimo mondiale. Una squadra che però nel frattempo è diventata da record, come dicono gli amanti delle statistiche.

Mettiamoci che alla guida ci sia un conducente cui piace divertire e divertirsi e questo predica ai suoi passeggeri. Sì, "Andate in campo e divertitevi". L'hanno preso alla lettera e salvo attuare il catenaccio alla bisogna, quei ragazzi in campo sivertono davvero e fanno gioire noi sul divano.
Lascio il me Italiano e spazio al cittadino d'Europa.
Abbiamo già vinto tutti perché si è in tutti i modi capito che il calcio, più di ogni altro sport, forse, incarna il divertimento senza nulla togliere alla necessità del sudore per sentirsi davvero appagati.
Ripensando a quel che era caduto nell'ultimo mese intorno a quella sfera.
Metti che in campo un uomo sta morendo anzi, è già quasi morto quando, mentre i suoi compagni gli fanno da muro ed altri stringono in abbraccio fraterno la moglie di questi, lo staff medico lo acciuffa per l'ultimo capello e lo riporta in campo. Si pensi al siparietto di Chiellini con il capitano degli spagnoli che anziché arrabbiarsi per la tentata furbizia dell'avversario gli dà giusto qualche piccolo spintone accompagnato da grandi sorrisi a ricordargli che, sprattutto nel gioco é d'obbligo la lealtà.
Proprio la Spagna, la quale che al pari dell'Italia parrebbe meritato la finale, ci ha regalato, le emozioni trasmesse dalla reazione alla sconfitta del suo allenatore. Una persona, Luis Enrique che sorridendo in faccia alla delusione per quella sconfitta arrivata solo ai rigorii, ci racconta che può riservarti di peggio la sorte : perdere una figlia, per esempio.
Altro siparietto simpatico quello di Bonucci scambiato per un tifoso dalla solerte stuart che non vuole farlo rientrare in campo.
Non ultimo, mettiamoci che proprio la squadra cui l'episodio che involontariamente avrebbe listato a lutto il campionato è quella tra le altre che nonostante la brutta partenza in tutti i sensi, ha saputo ritrovarsi tanto da meritare anch'essa la finale.
Avevamo bisogno di scene e storie a ricordarci che forse è proprio il momento che stiamo attraversando, la pandemia che da tempo ci accompagna, a ricordarci che lo sport è sì metafora della vita e che la stessa si affronta con piglio deciso e un ché di gioiosa leggerezza.
Quante immagini ancora: Gianluca Vialli e le sue corse verso il suo "gemello" dopo i goal; la consolazione del gruppo alle lacrime di Spinazzola e il ritorno di quest'ultimo nel gruppo piuttosto che a casa da convalescente.. le altre pescatevele voi ognuno dalla propria memoria di quest'ultimo mese. Io mi fermo qui, anzi, un'ultima considerazione:
per la prima volta, grazie anche alla nostra Nazionale di Mancini, penso che questo Europeo ai tempi del Covid (sì, c'è un po' di Garcia Marquez) ce la farà a ricordarci di quanto sia bello restare sempre umani.