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La voce della Politica
| Legambiente. Basilicata tra rinnovabili e petrolio: via libera agli impianti green ma restano le estrazioni fossili |
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24/04/2026 | Il Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha espresso parere favorevole per la costruzione di sei impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili in Basilicata. Si tratta di 1 impianto eolico da 36 MW (nel comune di Grottole) e 5 impianti agrivoltaici (nei comuni di Ferrandina, Salandra e Garaguso, Montemilone, Craco) per un totale di quasi 100 MW.
Nel corso della stessa seduta, il Consiglio dei Ministri ha rinviato l'esame per altri 17 impianti (in Basilicata e Puglia) "al fine di consentire le necessarie interlocuzioni istituzionali con le Regioni interessate".
Secondo Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata "si tratta di un altro piccolo passo verso l'indipendenza energetica e la decarbonizzazione del sistema elettrico nazionale. Un provvedimento opportuno, derivante dall'applicazione delle semplificazioni previste dal Decreto Aiuti del maggio 2022 per gli impianti di energia rinnovabile ed orientato a superare alcuni di quei vincoli burocratici che hanno rallentato le fonti rinnovabili dopo il 2014. Anche grazie a quel decreto in Italia siamo passati da 1,4 GW nuovi di rinnovabili installati nel 2021 ai 7,2 GW del 2025, ancora, tuttavia, insufficienti rispetto agli obiettivi del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per i quali sono necessari 10–12 GW/anno fino al 2030. Per fare il passo decisivo serve certamente la diffusione degli impianti di piccola taglia - e le Comunità energetiche ci aiuteranno - ma è indispensabile realizzare tanti impianti grandi, di taglia industriale (oltre agli investimenti su reti e accumuli). Solo così riusciremo ad arrivare al 100% di elettricità da rinnovabili al 2035".
"In questo contesto - sostiene ancora Lanorte - la nostra Regione è chiamata a fare la sua parte anche se, al momento, è in ritardo rispetto agli obiettivi del 2030 avendo istallato meno del 30% della nuova potenza rinnovabile prevista per quella data".
"La Basilicata - continua Lanorte - è una delle Regioni più attrattive in Italia nel settore delle rinnovabili come dimostra la quantità di nuovi progetti di fotovoltaico ed eolico in attesa di valutazione od autorizzazione. Lo è perché ha sole e vento, ma le performance regionali sull'avanzamento dei procedimenti autorizzativi è ancora troppo lento. Serve allora snellire e velocizzare gli iter autorizzativi, accelerando sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sul revamping e repowering dell'eolico (con possibilità di ridurre il numero di turbine a parità di potenza installata), sul rapido sviluppo dell’agrivoltaico laddove compatibile con le produzioni agricole (e senza consumo di suolo) che sempre più dovrà sostituire il fotovoltaico a terra che invece dovrà essere ampiamente diffuso principalmente in aree industriali e/o degradate. E ancora investire su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche e degli impianti di digestione anaerobica per la produzione di biometano".
“La crisi climatica ed energetica e il rincaro delle bollette – sottolinea Lanorte - si affrontano puntando sulle rinnovabili, non su petrolio, gas e nucleare. Si sblocchino gli iter autorizzativi, si potenzino gli uffici che valutano e autorizzano i progetti, si approvino le leggi regionali sulle aree idonee (tra cui quella della Basilicata) per accelerare la realizzazione di impianti. Ma serve anche una rivoluzione culturale che consideri questa transizione un’occasione di investimento e sviluppo occupazionale per i territori, opportunità reale che richiede un consenso diffuso, nella consapevolezza che ogni salto tecnologico come questo è un processo complesso e rivoluzionario (oltre che necessario), che comporta anche degli errori. Contro una visione ottimista della transizione operano le forze trasversali della conservazione che troppo spesso alimentano il dibattito con informazioni errate e fuorvianti, se non vere e proprie fake news, finendo per rappresentare la transizione stessa come null’altro che un dispositivo invasivo, speculativo e tecnocratico. Contro questa narrazione e i rischi connessi, bisogna incentivare i meccanismi di partecipazione democratica dei territori, evidenziando e costruendo con essi tutte le opportunità esistenti”.
A fronte delle buone notizie sui nuovi impianti per la transizione energetica, però, ce n’è un’altra non altrettanto positiva e con un indirizzo decisamente estraneo alla transizione. Insieme ai pareri favorevoli sui sei impianti rinnovabili, infatti, il Consiglio dei Ministri si è anche espresso positivamente per l’istanza di proroga dei termini di validità del decreto di compatibilità ambientale rilasciato dalla Regione Basilicata nel 2015 ad ENI S.p.a per l’Area Cluster Sant'Elia 1-Cerro Falcone 7, in località La Civita del Comune di Marsicovetere. Parliamo insomma di estrazioni petrolifere. In sostanza questo significa che la prospettiva di un rilancio delle estrazioni fossili in Basilicata (attualmente ai minimi storici) si materializza in maniera sempre più concreta. Infatti oltre alla conferma dell’istanza di VIA per la realizzazione dei nuovi pozzi a Marsicovetere, rimane in piedi l’ipotesi di progetto ENI di messa in produzione del Pozzo Pergola 1 (peraltro più volte bocciato per l’elevato impatto ambientale), così come i nuovi progetti di estrazione di Total nella concessione “Gorgoglione”. E inoltre, come è noto, sono stati recentemente ripristinati vecchi permessi di ricerca di idrocarburi sui quali vedremo quale sarà l’intenzione delle compagnie in merito ad una loro eventuale riattivazione.
“Insomma – commenta Lanorte - un quadro non certo rassicurante per chi come Legambiente ritiene che si debba porre al più presto e con forza il tema della riconversione industriale e produttiva del settore oil&gas in Basilicata come prospettiva necessaria e conveniente per superare la stagione petrolifera”.
“Per questo obiettivo – continua Lanorte - occorrerebbe fin da ora accelerare investimenti e costruire filiere nei campi dell’innovazione industriale ed energetica dei prossimi anni, così come riqualificare e far acquisire nuove competenze ai lavoratori. È oggi necessaria più che mai una strategia regionale, condivisa con tutti gli attori economici e sociali coinvolti, che ponga al centro la definizione di investimenti in chiave sostenibile ma che sia, anche e soprattutto, accompagnata da un piano straordinario che affronti il tema della transizione occupazionale. Temi che, purtroppo, a poco più di tre anni dalla fine della concessione Eni/Shell in Val d’Agri, non sono realmente centrali nel dibattito politico-istituzionale in Basilicata”.
“Per evitare e superare l’ormai ultraventennale tossica dipendenza dalle fossili – conclude Lanorte - è necessario costruire scenari di riconversione produttiva "oltre" il petrolio. Tali scenari però vanno determinati subito. Pertanto, torniamo a lanciare un appello per grande iniziativa economica e culturale sotto la regia della Regione Basilicata e il coinvolgimento, oltre che delle compagnie petrolifere, che ci auguriamo sempre più lontane dal fossile, di portatori di interesse locali, sindacati, comuni, imprese, mondo della ricerca e terzo settore”. |
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