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Cifarelli lascia il Partito Democratico: «Scelta difficile, ma necessaria»

3/03/2026

Il consigliere regionale della Basilicata e comunale di Matera, Roberto Cifarelli, annuncia l’addio al Partito Democratico. Una decisione che definisce «difficile, ma necessaria», maturata al termine di mesi segnati – spiega in una lunga lettera a iscritti e simpatizzanti – da tensioni interne, incomprensioni e da una gestione commissariale ritenuta incapace di rilanciare il partito in Basilicata. Cifarelli parla di esclusioni, mancate convocazioni e di una linea politica condizionata da logiche centralistiche. «Non lascio per rancore – scrive – ma per coerenza». Rivendica la sua storia riformista e assicura che continuerà l’impegno politico sul territorio, fuori dal Pd ma «dalla stessa parte di sempre».

la lettera integrale

Care iscritte, cari iscritti, care democratiche e cari democratici, questa non è una lettera facile da scrivere. Nasce da una storia lunga, profonda e condivisa. Da un’appartenenza che non è mai stata opportunistica, ma identitaria, culturale, ideale, umana prima ancora che politica. Pensavo di non doverla mai scrivere, ma gli ultimi eventi, non essere invitato neanche da semplice tesserato ad iniziative del partito e leggere comunicati stampa come quello recente, firmato dal senatore Daniele Manca e da Giuseppe Tragni, che, nel commentare l’attuale situazione politica al Comune di Matera, affermano che “non partecipiamo a tentativi di intese sottobanco per spartire il potere e nessuno può agire in nome e per conto della nostra comunità politica”, rappresentano la classica goccia che fa traboccare il vaso in quanto è noto che, insieme ad Angelo Rubino, siamo gli unici due Consiglieri comunali di Matera iscritti al PD. Ho atteso molto tempo prima di scrivere questa lettera perché non volevo credere a quelle parole ed a quegli atteggiamenti discriminatori. Parole che feriscono la mia persona e sono un insulto alla mia storia, soprattutto perché giungono dopo l’assenza del partito dalla competizione elettorale a Matera e dopo il palese ostacolo alla mia candidatura, nonostante l’esito di primarie civiche libere e partecipate. Al di là dell’esito finale, ancora oggi sono convinto di aver fatto la cosa giusta. Nei mesi scorsi ho subito pressioni, più o meno esplicite, affinché abbandonassi lo scranno in Consiglio comunale, in nome di una presunta incompatibilità con lo statuto del Partito Democratico. Ritengo che la situazione abbia ormai superato il limite della fisiologica dialettica interna. A questo punto, il nodo non è più personale o statutario, ma pienamente politico. Ed è necessario chiarire che questa mia scelta è maturata nel tempo e nasce da valutazioni sullo stato del partito nazionale e regionale. Quanto (per ultimo) accaduto a Matera è il riflesso più evidente di una crisi politica più ampia che attraversa da lungo tempo il PD: una crisi di direzione, di coerenza e di riconoscimento del mandato democratico degli iscritti e degli elettori. La linea nazionale del partito è tornata ad un “neo centralismo” che mortifica i territori senza avere l’autorevolezza di un tempo e determina il fallimento della funzione innovativa del Partito Democratico in Basilicata perché, anziché promuovere innovazione istituzionale, sviluppo e nuova classe dirigente, tende a tutelare un apparato che tutela rendite di posizione e fedeltà interne, bloccando creatività e rinnovamento. Il commissariamento risulta come gestione conservativa, non come discontinuità; a distanza di molti mesi viene percepito come meccanismo di neutralizzazione del conflitto e congelamento del cambiamento, che preserva gli equilibri esistenti invece di trasformarli. E le vicende materane hanno rappresentato il punto di emersione di una contraddizione politica profonda: quella di un partito che ha consentito che la propria linea fosse determinata, nei fatti, anche da chi ha operato in senso opposto al suo stesso campo politico di riferimento. Non posso continuare ad appartenere ad una comunità politica nella quale chi ha prima impedito una candidatura legittimata da primarie e poi ha sostenuto — direttamente o indirettamente — il candidato sindaco del centrodestra, continua oggi a determinare la linea politica del Partito Democratico. Ho inutilmente provato a spiegare a chi in questo momento su mandato nazionale guida il Partito Democratico che, in alcuni casi anche non volendo, coloro che sono stati protagonisti delle sconfitte di questi due lustri, pur se personalità di grande rilievo, hanno fatto il loro tempo e sono oramai parte del problema, giammai la soluzione. A Potenza quanto a Matera. Il Partito Democratico di Basilicata ha perso la voglia di vincere. In queste condizioni, l’appartenenza rischia di trasformarsi in una rinuncia alla rappresentanza, e la disciplina di partito in una compressione del pluralismo democratico. È una contraddizione che non posso più sostenere. Mi è sempre più difficile assecondare la volontà di un partito che nell’ultimo anno e mezzo mi ha osteggiato e che nei fatti mi chiede di scegliere tra l’appartenenza politica — fortemente condizionata da dinamiche e persone che hanno prodotto questa frattura votando e facendo addirittura votare per il candidato sindaco del centrodestra a Matera o per altre liste alle ultime regionali — e le migliaia di elettori ed elettrici che mi hanno sostenuto. La mia storia politica si è svolta interamente dentro quella della sinistra europea, riformista e liberale compreso l’approdo nel Partito Democratico. Non ho mai cambiato campo, non ho mai cercato scorciatoie, non ho mai scelto la strada più comoda. Ho sempre pensato la politica come servizio, responsabilità e costruzione collettiva, mai come gestione del potere. Nel gennaio 2025 ho deciso di sospendere la mia iscrizione al PD per la inconsistenza politica del partito regionale. Nessun dirigente nazionale ritenne necessario ascoltare le ragioni di quella scelta, né il gruppo dirigente regionale ritenne di organizzare una riunione degli organismi. Eppure diverse migliaia di persone appartenenti alla comunità democratica mi scrissero, e 101 iscritti e dirigenti lucani del PD chiesero pubblicamente che si affrontasse il merito politico della vicenda. Non accadde nulla. Nel febbraio 2025 rientrai nel partito con senso di responsabilità. Proposi le primarie a Matera: il PD le rifiutò. Scelsi allora di seguire un gruppo di giovani che vollero organizzarle comunque, con spirito civico, libero e democratico. Vinsi quelle primarie e mi candidai a sindaco alla guida di una coalizione civica riformista, democratica e liberale. Il Partito Democratico non presentò liste né mi sostenne. E Matera oggi ha un sindaco di Fratelli d’Italia. Dopo le elezioni, il PD lucano è stato commissariato. A Matera si è consumata una gestione che ha prodotto espulsioni, lacerazioni, silenzi e umiliazioni politiche e umane. Nel dicembre 2025, dopo un incontro con il commissario regionale e cittadino, ho rinnovato l’iscrizione al PD non senza dubbi, ma con la speranza che si potesse avviare una fase nuova, fondata su ascolto, rispetto, pluralismo e ricostruzione. Gli ultimi avvenimenti — l’esito delle elezioni provinciali di Matera, le dichiarazioni pubbliche e le iniziative politiche sulla città convocate senza alcun coinvolgimento, una gestione commissariale volutamente impalpabile — mi hanno però definitivamente chiarito una verità dolorosa: non esiste più uno spazio politico reale, né una comunità democratica effettivamente riconosciuta, né un progetto condiviso nel quale io possa riconoscermi. Non lascio il Partito Democratico per rancore. Non lo lascio per risentimento personale. Non lo lascio per calcolo politico. Lo lascio per coerenza. Lo lascio per rispetto verso la mia storia. Lo lascio per fedeltà ai valori che mi hanno fatto entrare in politica tanto tempo fa. Lo lascio per il rispetto che porto nei confronti dei cittadini/elettori. Resto un uomo di sinistra, riformista, europeo, democratico e liberale. Resto dalla parte di chi crede nella giustizia sociale, nei diritti, nell’uguaglianza delle opportunità, nella partecipazione, nella dignità delle istituzioni e nella forza delle comunità. Resto dalla parte di chi pensa che la politica non sia occupazione di spazi, ma costruzione di futuro. Lascio il Partito Democratico, ma non lascio l’impegno. Non lascio la responsabilità verso la Basilicata, verso Matera, verso i giovani e verso le persone che in questi anni mi hanno dato fiducia, affetto, forza e coraggio. Porterò con me ciò che di vero, giusto e bello questa storia mi ha dato. E continuerò a camminare, con la stessa coerenza di sempre, nella stessa direzione di sempre per un centrosinistra, unito, nuovo, plurale. Dio sa se torneremo ad incontrarci. Con rispetto, dolore e libertà.



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