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Referendum, Bolognetti (Radicali Lucani): ancora digiuno, ancora nonviolenza

21/02/2026

Sì, ancora un digiuno, ancora gli strumenti della nonviolenza per difendere e rivendicare il rispetto di un diritto umano qual è il diritto alla conoscenza. Ancora la nonviolenza gandhiana contro la violenza di regime e per provare a con-vincere e a dialogare, a trasferire forza e consapevolezza.
A pochi giorni dal voto referendario le buone, ottime ragioni del Sì alla riforma dell’ordinamento giudiziario rischiano di essere travolte da una marea di Fake news diffuse ad arte e da armi di distrazione di massa, che portano la firma di personaggi quali il dr. Nicola Grattari. Le ragioni del Sì vengono quotidianamente travolte da chi non solo mente sapendo di mentire sui contenuti e sulle ragioni della riforma, ma anche dalla inadeguatezza a fare da argine alla marea montante di bugie da parte di Fondazioni e Comitati vari. Non vorrei dirlo, ma avevo tentato di avvertire a partire da ottobre, che occorreva con forza rivendicare il sacrosanto rispetto dell’einaudiano conoscere per deliberare, di quel diritto alla conoscenza che è un diritto umano e rappresenta il sale di ogni vera, autentica democrazia. Prendo atto di essermi sgolato inutilmente e che oggi un vantaggio difficilmente colmabile si è trasformato in un testa a testa, se non addirittura in un lieve vantaggio del NO. Come tutto questo sia potuto accadere in un paese che solo nel 2000 decretava il netto successo di un referendum abrogativo, finalizzato ad ottenere l’introduzione della separazione delle carriere dei magistrati, può essere solo spiegato dall’incapacità politica di coloro che hanno dettato i tempi della campagna a favore del Sì alla riforma costituzionale. Attraverso la sete, la fame e il digiuno ho chiesto ripetutamente che gli organi di informazione, ad iniziare dal servizio pubblico Rai, rispettassero il diritto umano alla conoscenza ed evitassero di nutrire censure, manipolazioni o peggio di trasformarsi in megafono di conclamate bugie. Spiace dover constatare che il sostegno, che pur sarebbe stato doveroso e dovuto, da parte di chi afferma di voler sostenere le ragioni del Sì non c’è stato. Anzi, tranne eccezioni, la mia azione nonviolenta è stata accolta da un silenzio tombale e omertoso da parte di Fondazioni e Comitati. Questo per non dire di allucinanti risposte, ricevute in camera caritatis, che eviterò di render pubbliche per carità di “patria”. Le uniche voci che hanno rotto un silenzio vile e assassino sono state - e doveroso ricordarlo - quelle del prof. Sergio Tanzarella e dell’Assessore Cosimo Latronico, oltre ai tanti messaggi di stima, vicinanza e solidarietà che ho ricevuto nel corso di 49 giorni di azione nonviolenta da compagni ed amici. Dal 15 novembre, e quindi nel momento in cui scrivo da 66 lunghi giorni, attendo e attendiamo una risposta dalla Commissione Bicamerale di Vigilanza sui Servizi Radiotelevisivi. Inutile dire che le decine di lettere inviate da compagni ed amici, da coloro che con convinzione hanno sposato le ragioni che provo a rappresentare, sono state accolte da un tombale ed eloquente silenzio, che certo non può essere giustificato dalle parole della sen. Floridia accompagnate dall’afasia della Boschi, della Montaruli e dell’intera Commissione. A questo punto si pone un problema: accettare lo status quo o provare ad agire e a reagire? Ernesto Rossi, animatore con molti altri del foglio clandestino “Non mollare”, affermava: “L’Italia non potrà essere diversa se non siamo noi capaci di volerla diversa. E volere è agire”. Ecco, io vorrei vivere in un paese diverso; in un paese che non trasformi ogni questione in uno scontro tribale tra bande partitocratiche; in un paese in cui il servizio pubblico radiotelevisivo non si trasformi in manganello da regime totalitario e non assomigli in maniera sinistra alla CCTV cinese, alla Pravda o all’Eiar del ventennio. In coscienza non posso accettare quanto sta accadendo e cedere alla rassegnazione. Quindi, dalle 23.59 del 21 febbraio inizierò un digiuno (sola acqua) ad oltranza per chiedere il sacrosanto e dovuto rispetto del diritto umano alla conoscenza, per chiedere che questa tornata referendaria non si trasformi nell’ennesima partita truccata con l’arbitro che magari parteggia per una delle due parti in campo. E sì, anche per chiedere che mi sia data la possibilità di raccontare la posizione dell’Associazione Radicali Lucani e che la gente possa sapere di un manifesto-appello a favore del sì reso clandestino da Mamma Rai. Mi auguro che almeno questa volta l’azione nonviolenta, a cui intendo dar corpo, non sia accolta da una assoluta mancanza di sostegno da parte di coloro che bene farebbero a nutrirsene. Non escludo di tornare – sottolineo non escludo - di tornare allo sciopero della sete. Nel preannunciare che nei prossimi giorni terrò una nuova azione di disobbedienza civile fuori alla sede Rai lucana, non posso che chiudere citando ancora Ernesto Rossi: “Anche se la giustizia non è nel mondo, è nei nostri cuori. Si deve fare quel che si reputa giusto, non perché la giustizia avrà successo, ma perché l’ingiustizia è per noi ripugnante: consentire a quel che si reputa ingiusto è degradarsi ai nostri propri occhi”. Unicuique suum. Non prevalebunt. La mia è fame e sete di verità e democrazia, di giustizia e libertà.

Di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, già Consigliere Nazionale dei Club Pannella, già membro della Presidenza e del Consiglio generale del Prntt, iscritto all’ODG e alla FNSI



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