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Bolognetti: accolgo le preziose parole di Tanzarella e sospendo sciopero della sete

12/01/2026

Da oltre due mesi provo ad alimentare me stesso e i miei interlocutori attraverso la mia fame e sete di verità e democrazia, giustizia e libertà. L’ho fatto utilizzando alcuni strumenti del “Satyagraha”, parola che in lingua sanscrita, gioverà ricordarlo, sta a significare “insistenza per la verità”. Per un totale di 49 giorni, in poco più di due mesi, ho praticato lo sciopero della fame, alternandolo con il digiuno e anche, per 37 ore, con lo sciopero della sete, per poi tornare, dopo una breve pausa, prima allo sciopero della fame e poi a 5 giorni consecutivi di sciopero della sete.
Nella tarda serata di ieri, in una situazione davvero limite, ho ritenuto di dovermi nutrire e accogliere le preziose parole contenute nella bella lettera inviatami dal prof. Sergio Tanzarella, che tra l’altro è stato autore della post-fazione del mio libro “Buchi per terra”. Inutile nasconderlo, nella decisione presa ha pesato anche l’amara consapevolezza di un confronto, un tentativo di dialogo in cui è emersa la pochezza dei miei interlocutori. E credetemi la cosa mi rende tutt’altro che felice, anzi. Stiamo rivendicando il rispetto di un fondamentale diritto umano che potremmo definire la pietra angolare di ogni autentica democrazia: il diritto umano alla conoscenza. Lo facciamo anche nella dolorosa consapevolezza di vivere in un Paese che da 77 anni tradisce quotidianamente numerosi articoli del suo dettato costituzionale e in cui da tempo la Costituzione scritta è stata sostituita dalla Costituzione materiale. Sorprendente è stata l’assoluta mancanza di reazione, a tutti i livelli, di fronte alla reiterata denuncia che un organo del nostro Parlamento - La “Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” - da un anno e mezzo non si riunisce, creando così un inaccettabile vulnus a fondamentali diritti che la Commissione in oggetto, in teoria, molto in teoria, dovrebbe difendere. Una vicenda che ci offre, tra l’altro, la plastica rappresentazione di rappresentati della Repubblica che non stanno onorando l’istituzione che sono stati chiamati a rappresentare.
Ci ho provato e continuerò, continueremo a provarci, magari anche per far comprendere che il potere non può essere un fine, ma deve essere un mezzo. Giunti a questo punto, però, di fronte a un messaggio fin troppo eloquente, fatto di silenzi assordanti dai quali emergono le parole “crepa e possibilmente fallo in silenzio e presto”, giunte da coloro ai quali pure avevo provato a far fiducia, non posso che accogliere e nutrirmi delle belle parole, dell’appello rivoltomi dal professor Sergio Tanzarella e sospendere lo sciopero della sete (cosa che ho fatto ieri, 11 gennaio, alle ore 21.20 circa). La lotta, quasi superfluo sottolinearlo, continua. Giusto il tempo di tirare il fiato e riprendermi da un’azione quanto mai impegnativa e ci sarà una nuova azione di disobbedienza civile. Non mollo! Non molliamo!
In un’intervista rilasciata molto tempo fa da Gandhi, uno degli apostoli della nonviolenza, egli tra l’altro affermava: “I mezzi possono essere paragonati al seme e il fine all’albero; tra i mezzi e il fine c’è lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l’albero. Non è possibile che raggiunga il fine ispiratomi dalla venerazione di Dio prostrandomi davanti a Satana. Raccogliamo quello che seminiamo”.
No, non intendo affatto mollare, nonostante tutto. La mia coscienza mi impone il dovere di non accettare un inaccettabile status quo, di agire. Per dirla con Ernesto Rossi: “Vivere significa agire da uomini e non da servi [...] La vita ha un valore solo per le ragioni ideali per le quali viene spesa”.

La lettera di Sergio Tanzarella pubblicata da www.adista.it

Per il diritto a un'informazione libera: Lettera alla Commissione parlamentare vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

A Maurizio Bolognetti (giornalista, segretario di Radicali Lucani, al 5° giorno di sciopero della sete per la libertà di stampa)

e p.c.

Ai membri della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e ad ogni parlamentare italiano che intenda ancora ricordarsi che siede in Parlamento perché c'è ancora la Costituzione e non perché lo ha collocato lì una segreteria di partito o una lobby di notabilato e di benpensanti.
Il fatto che l'informazione in Italia sia sotto il controllo dei poteri, cinici e indifferenti, appare evidente quanto noto. Che essa però escluda ogni forma di pensiero critico, e addirittura neghi anche l'esistenza di persone e problemi gravissimi, pensavamo di averlo letto in 1984 di George Orwell, un romanzo erroneamente catalogato nella letteratura di fantascienza. Ma ora è ben certo che la realtà sopravanza di molto l’immaginazione, chi non si adegua all’informazione a servizio dei padroni del vapore deve essere vaporizzato, cioè cancellato, cancellata perfino ogni traccia della sua esistenza come nel Ministero della Verità era condannato a fare ogni giorno Winston Smith. Infatti, oggi la protervia di certo giornalismo da allevamento di batteria, come quello di non poche sedi regionali RAI, è imperante e il disimpegno della quasi totalità dei parlamentari per il funzionamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi impensabile. Eppure vi è un presidente, 2 vicepresidenti, 2 segretari che dovrebbero godere di una integrazione economica per far parte di una commissione che di fatto da più di 500 giorni non si riunisce. È incredibile che chi ha mostrato tanta solerzia e vacua baldanza per ridurre il numero dei parlamentari, agitando l’ingannevole bandiera di un risparmio decisivo per la Nazione, oggi taccia di fronte a questa come ad altre inadempienze del Parlamento. Di grazia volete spiegare ai cittadini perché una Commissione parlamentare non lavora?
Contro questa inerzia ti batti da anni tu, caro Maurizio, che metti a rischio la tua vita per ottenere attenzione, non su di te ma sui problemi gravissimi e urgenti che sollevi: diritto all’informazione e alla conoscenza.
Allora ti chiedo ancora una volta, in nome della stima mia e di altri amici, di sospendere ogni genere di sciopero e astensione da acqua e cibo. Gli interlocutori non hanno mostrato e non mostrano alcun interesse per la vita umana; hanno votato e votano a cuor leggero leggi che favoriscono il trattenimento di migranti in strutture paracarcerarie, la deportazione in Libia o in Albania, la carcerazione in prigioni inadeguate alla dignità umana per sovraffollamento, igiene, possibilità di esercitare diritti, non si occupano del lavoro schiavistico, del caporalato, degli oltre 1000 morti sul lavoro ogni anno, del fatto che un uomo possa morire di freddo a -13 gradi per fare la guardia di notte ad un cantiere per uno spettacolo sportivo o una donna possa morire di fatica in una campagna nella raccolta dell’uva a +50 gradi per 27 euro. Questi tuoi interlocutori non meritano sacrifici personali che per loro, sazi, sono incomprensibili. Uno sciopero della sete o della fame necessita e presuppone un confronto, anche dialettico, ma tra pari, tra pari almeno moralmente. Ma qui l'abisso è infinito. Diciamo che sono parlamentari distratti, distratti dai sondaggi, dalla cura del proprio futuro, da un orizzonte tanto ristretto da fargli sfuggire il primato della libertà e della conoscenza.
Allora non resta che tornare a idratarsi e alimentarsi per stabilire insieme strategie pacifiche e nonviolente per costringerli a ricordarsi del mandato ricevuto, degli obblighi che hanno assunto dinnanzi al popolo e, se non fosse esagerato ricordarlo, nei confronti della propria coscienza. Verrò presto a trovarti per decidere come agire. Il diritto sociale all’informazione oggi in Italia è di fatto negato. Occorrerebbe tornare a quanto la Costituzione, finora invano, ci suggerisce. Anzi direi meglio: ci impone.


11 gennaio 2026 – Fonte: https://www.adista.it/articolo/75095

Sergio Tanzarella, già deputato della XII Legislatura e ordinario di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Teologica dell’Italia Meridionale




Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, già membro del Consiglio nazionale dei “Club Pannella”, già membro della presidenza e del Consiglio generale del Prntt, iscritto all’ODG e alla FNSI.



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