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No Triv Basilicata contro il ripristino dei permessi “Aliano” e “Teana”

7/01/2026

Il Coordinamento No Triv Basilicata esprime forte dissenso per il ripristino dei permessi di ricerca di idrocarburi “Aliano” e “Teana” (385,6 km²) concesso con D.M. 19 novembre 2025, che autorizza attività estrattive “fino alla vita utile” del giacimento. Il Coordinamento invita Comuni, enti locali e cittadini a opporsi all’acquisizione della pronuncia di compatibilità ambientale e al rilascio dell’intesa da parte della Regione Basilicata.

Secondo No Triv, il provvedimento favorisce interessi delle multinazionali del petrolio a discapito dell’ambiente, della salute e della democrazia locale, ignorando il percorso di pianificazione PiTESAI che aveva definito aree “non idonee” all’estrazione. Il ripristino dei permessi arriva dopo anni di sospensioni, revoche e trasferimenti societari (Eni e TotalEnergies), riattivando di fatto le attività estrattive sul territorio lucano.

Il Coordinamento propone ai sindaci e alle amministrazioni dei Comuni interessati di organizzare un’assemblea pubblica congiunta per individuare le forme più efficaci di opposizione e difendere il territorio. Anche Libera Basilicata si è espressa a favore della posizione di NoTriv Basilicata.

Di seguito la nota integrale:


Il Decreto Ministeriale del 19 novembre 2025, che a firma della Direzione Generale Fonti Energetiche e Titoli Abilitativi del MASE sancisce il Ripristino del permesso di ricerca «ALIANO» della Società ENI S.p.A., rappresenta al contempo un provvedimento prevedibile e scontato, quanto tra i più sfacciati e vergognosi esiti di un piano ordito dall’immonda alleanza di interessi tra organi decisionali governativi e multinazionali estrattive ai danni dell’ambiente, della salute dei cittadini lucani, della stessa democrazia decisionale di Enti locali e territori.
Già a Novembre 2024, all’indomani della pubblicazione del cosiddetto “DL Ambiente” (DL 17 Ottobre 2024, n° 153, convertito con modificazioni nella legge 13 dicembre 2024, n. 191), il Coordinamento No Triv Basilicata denunziava in una nota stampa la potenziale reviviscenza di istanze e permessi di ricerca in Basilicata.
L’articolo 2 del “DL Energia” (Disposizioni urgenti per coniugare le esigenze di salvaguardia dell'ambiente con le esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti), ha infatti smaccatamente smentito la precedente vulgata governativa di voler limitare ricerca e coltivazione di idrocarburi al solo gas, rilanciando di fatto nuove attività di ricerca petrolifere.
Al comma 2 l’articolo intatti recita:
“A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il conferimento di permessi di ricerca e di concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi sul territorio nazionale e a mare non è consentito.
Il primo periodo non si applica nel caso di concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi da conferire in relazione ad attivita' di ricerca svolte sulla base di permessi rilasciati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, ancorchè non concluse alla medesima data. Le attivita' di coltivazione di idrocarburi liquidi svolte sulla base di concessioni già conferite alla data di entrata in vigore del presente decreto o da conferire ai sensi del secondo periodo proseguono per la durata di vita utile del giacimento”.
Per raggiungere il duplice obiettivo del ripristino della legittimità della ricerca e coltivazione di petrolio e di rimuovere ogni possibile ostacolo o vincolo ambientale o normativo, alle Companies non rimaneva che abbattere la congerie di criteri che caratterizzavano il PiTESAI(Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee).
Missione compiuta (e reiteratamente sbandierata nel BUIG) tramite sentenza emanata 13 volte dal TAR del Lazio a partire dal Febbraio 2024.
Chi si sarebbe atteso una difesa di ufficio da parte dell’Esecutivo e dei competenti Ministeri è stato gelato, visto che il governo in carica non solo si è rifiutato di fare ricorso in appello al Consiglio di Stato, ma ha deliberatamente rinunziato ad ogni strumento di pianificazione ed ha favorito la reviviscenza di decine di istanze e di permessi di ricerca a mare e su terra ferma, abrogati nei precedenti due anni per effetto dello stesso PiTESAI (c. 8, art. 11 ter, Legge 12/2019), con l’obiettivo di fare cassa spremendo la scorza del limone.
Le concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi già conferite alla data di entrata in vigore del decreto o da conferire sulla base di permessi rilasciati entro il 17 Ottobre 2024, proseguiranno quindi per tutta la “durata di vita utile” del giacimento, così comportando l’autorizzazione di nuovi pozzi e, quindi, di nuove attività estrattive ad libitum.
La ridefinizione dell’Italia come “hub energetico” a servizio del fantomatico “Piano Mattei” ed in nome della fanfara del “gas nazionale”, passa anzitutto dalla Basilicata, dove oltre alle operazioni di work over in Val d’Agri, oltre alla indefessa pressione per imporre a tutti i costi l’allacciamento e messa in produzione del pozzo Pergola 1 in agro di Marsico Nuovo, si rischia la reviviscenza di ben 10 istanze di permesso di ricerca (“La Bicocca” compresa) e di 4 titoli di permessi di ricerca accordati e poi cancellati dal PiTESAI.
Tra i Titoli cancellati dall’elenco dei Permessi di ricerca e concessioni di coltivazione cancellate dall’elenco dei titoli minerari vigenti negli anni 2017-2024, risultavano i vecchi permessi di ricerca ALIANO, TEMPA MOLIANO, TEANA, FOSSO VALDIENNA, in virtù della Legge 12/2019, art. 11-ter, comma 8.
Veniva così intaccato l’elenco dei titoli minerari vigenti ed in virtù dei criteri con cui il PiTESAI definiva le cosiddette “aree non idonee”, restava soltanto il permesso di ricerca SERRA S. BERNARDO.
Oggi a quest’ultimo permesso si affianca nuovamente, in virtù del Decreto Ministeriale del 19 novembre 2025, il permesso di ricerca Aliano. In realtà, per “trascinamento” e forzatura normativa ed azionaria, viene di fatto ripristinato anche il permesso di ricerca Teana.
Premesso che non ci vuole Mago Merlino per capire che nessun rappresentante del governo centrale o regionale si è scomodato per interloquire nel merito del provvedimento di ripristino con le Amministrazioni dei Comuni interessati (che nel caso del permesso “Aliano” sono appunto Aliano, Gallicchio, Missanello; mentre nel caso del permesso “Teana” sono Armento, Càlvera, Carbone, Castro Nuovo S. Andrea, Guardia Perticara, San Chirico Raparo, San Martino d’Agri, Teana), invitiamo gli stessi a valutare con la massima attenzione prospettive e conseguenze della concessione di un permesso di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi su una vasta area di ben 385,6 kmq “fino alla vita utile” del giacimento.
Gli abili prestigiatori governativi e delle Companies hanno lavorato a braccetto con lungimiranza per garantire che dai tempi del conferimento (6 novembre 1998) alle società Lasmo Italia Sud S.p.A., Enterprise Oil Italiana S.p.A., Fina Italiana S.p.A. e Mobil Adriatic Development Company Inc., per la durata di sei anni, il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma denominato “ALIANO” (estensione di 154,56 km2),negli anni soggetto a cambi della titolarità, verrà da ultimo intestato alle società TotalEnergies EP Italia S.p.A. ed Eni-S.p.A., con quote rispettivamente del 60% e del 40%. Successivamente il permesso verrà sospeso con D.M. 8 Ottobre 2004 a decorrere dal 19 luglio 2004 sino alla pronuncia di compatibilità ambientale e dell’intesa della Regione Basilicata sull’istanza del 23 gennaio 2004 di autorizzazione alla realizzazione di un programma unitario dei lavori nei limitrofi permessi di ricerca “TEANA” e “ALIANO”, in attesa che con successivo decreto sarebbe stato determinato il termine finale della sospensione in coincidenza della data d’intesa con la Regione Basilicata;
Dopo che ai sensi dell’articolo 11-ter, commi 6 e 7, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in essere furono sospesi dal 13 febbraio 2019 al 30 settembre 2021 nelle more dell’adozione del PiTESAI ed a seguito della sua approvazione (legge 11 febbraio 2019, n. 12); il 22 luglio 2022 la Direzione generale infrastrutture e sicurezza disponeva la revoca parziale del permesso di ricerca “ALIANO” relativamente a parte dell’area ricadente in aree “non idonee” come definite dal PiTESAI, invitando la Società titolare a confermare il proprio interesse alla prosecuzione delle attività di ricerca, limitatamente all’individuazione di riserve di gas, sull’area come riperimetrata e nel rispetto dei vincoli ed interdizioni evidenziati, disponendone il 29 settembre 2022 la revoca, dopo che la Società TotalEnergies EP Italia S.p.A. aveva comunicato di non avere interesse alla prosecuzione delle attività di ricerca nell’area considerata idonea in relazione alla sola individuazione di riserve di gas.
La partita poteva quindi essere finita lì, ma con sentenze pubblicate a partire dal mese di febbraio 2024 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio disponeva l’annullamento PiTESAI e di conseguenza il 15 novembre 2024 la Div. V della Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi del MASE comunicava a TotalEnergies EP Italia S.p.A. che i provvedimenti di revoca di permessi di ricerca adottati in applicazione delle previsioni del PiTESAI «non possono che seguirne le stesse sorti e pertanto questa Amministrazione intende procedere a ripristinare lo status quo ante PiTESAI […] dei titoli rilasciati, con decorrenza contestuale alla data del provvedimento da emanare – rispetto alla relativa area ed estensione e, ove applicabile, anche alla durata temporale, in conformità al quadro normativo vigente e comunque nei limiti delle statuizioni di cui al decreto-legge n. 153/2024»;
Il 15 gennaio 2025 TotalEnergies EP Italia S.p.A. comunicava di non avere interesse a riacquisire il permesso di ricerca “ALIANO”, facendo sapere, al contempo, che la contitolare Eni S.p.A. manifestava il proprio interesse alla riacquisizione del titolo. In meno di una settimana (21 gennaio 2025), Eni S.p.A. esprimeva formalmente la contestuale volontà di riacquisire il permesso di ricerca “ALIANO” e la propria disponibilità ad acquisire le quote rinunciate dalla società TotalEnergies EP Italia S.p.A., previo invio di debita istanza di trasferimento. Nel gioco delle parti, il 4 giugno 2025 la Div. V della Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi comunicava ad Eni S.p.A. di poter procedere al ripristino del permesso di ricerca “ALIANO” con contestuale trasferimento della quota di TotalEnergies EP Italia S.p.A. a Eni S.p.A., chiedendo conferma formale della volontà di acquisire la suddetta quota.
Prontamente Eni rispondeva con l’istanza del 17 ottobre 2025, con cui chiedeva di assumere la quota di titolarità del permesso di ricerca rinunciata da TotalEnergies EP Italia S.p.A.
A coronamento dell’epilogo, come anticipato in premessa, interviene a questo punto il “salvifico” articolo 2, comma 2, del decreto-legge 17 ottobre 2024, n. 153, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 dicembre 2024, n. 191.
A questo punto sarebbe saggio e scontato porsi la domanda: “dopo i primi sei anni di conferimento del permesso di ricerca ottenuto il 1998, dopo 21 anni e 5 mesi di sospensione, quali sono gli esiti delle attività di ricerca?”
La giustificazione ufficiale della legittimità di reviviscenza di un permesso di ricerca nella logica “lascia e raddoppia” arriva dalla Direzione Generale Fonti Energetiche e Titoli Abilitativi che senza scorno e con faccia di bronzo afferma che “nell’ambito del permesso di ricerca “ALIANO” sono state svolte attività di ricerca consistenti nel riprocessamento, nel corso del 2015, di linee sismiche esistenti”.
Niente male dopo 28 anni di storie e di balletti societari!!!
Ma ovviamente non finisce lì, perché dopo la revoca (29 settembre 2022) del permesso di ricerca “TEANA” in attuazione del PiTESAI; con nota del 15 gennaio 2025 TotalEnergies EP Italia S.p.A. comunicava, nonostante l’annullamento del PiTESAI, la volontà di mantenere in essere gli effetti del provvedimento di revoca del permesso di ricerca “TEANA”.
Il gioco di prestigio del trasferimento delle quote societarie non solo non si arena, ma si trasforma in “capolavoro” normativo, visto che la competente Direzione Generale ritiene “di dover stabilire un termine finale, pari a sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse, alla sospensione del decorso temporale del permesso di ricerca “ALIANO” disposta con il D.M. 8 ottobre 2004, essendo venuto meno l’interesse all’acquisizione della pronuncia di compatibilità ambientale e dell’intesa della Regione Basilicata sull’istanza del 23 gennaio 2004 di autorizzazione alla realizzazione di un programma dei lavori unitario nei permessi di ricerca “ALIANO” e “TEANA”, decretando contemporaneamente il Ripristino del permesso di ricerca, il suo reinserimento nell’Elenco dei titoli minerari vigenti a parità di area inizialmente conferita con D.M. 6 novembre 1998, l’autorizzazione al proseguimento delle attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché il trasferimento di titolarità ad Eni della quota del 60% precedentemente attribuita a TotalEnergies EP Italia S.p.A.
Eni S.p.A. diviene così titolare unico del permesso di ricerca (che a questo punto possiamo chiamare Aliano-Teana).
Dopo aver fatto mostra di motivato e grande interesse per un deciso e prolungato programma estrattivo (a quanto ammonterebbero le riserve di gas e petrolio attese?), restiamo pertanto tutte/i allertate/i nel seguire le mosse del cane a sei zampe, che per ora satollo e soddisfatto dei risultati finora ottenuti non avrà tempo da perdere, visto che il ripristino del decorso temporale accordato con D.M. 8 ottobre 2004 ha termine dopo sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto in parola e che dal prossimo Giugno 2026 riprenderà l’obbligo di corresponsione del canone annuo. Entro i prossimi sei mesi Eni S.p.A. dovrà presentare alla Div. V ed alla Sezione UNMIG di Napoli (sezione territorialmente competente della Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi) una relazione aggiornata sullo stato del programma dei lavori del permesso di ricerca in oggetto ed il relativo cronoprogramma della ripresa delle attività.
Pur considerando un mero esercizio retorico l’ipotesi che la Regione Basilicata possa anche vagamente opporsi all’acquisizione della pronuncia di compatibilità ambientale e dell’intesa già richiesta per i permessi di ricerca Aliano e Teana nel lontano 2004; nella certezza che la giunta Bardi, perfettamente allineata ai desiderata del governo centrale, non pagherà il fio di manifeste contraddizioni e giravolte (una per tutte lo spergiurante “rapporto preliminare” predisposto con osservazioni a fine Aprile 2021 nell’ambito del processo di Valutazione ambientale strategica del Pitesai, firmato da Bardi e dall’allora assessore all’Ambiente Gianni Rosa, che dopo il retorico “abbiamo già dato”, intendevano limitare il decorso estrattivo alle concessioni Gorgoglione e Val d’Agri, chiedendo che il resto del territorio lucano avrebbe dovuto essere classificato come non idoneo all’attività petrolifera), ci appelliamo in primis ai sindaci ed agli amministratori dei Comuni ricadenti nell’area dei permessi di ricerca “Aliano” e “Teana” per organizzare con lucidità e determinazione una congiunta e motivata opposizione.
Per quanto ci riguarda, offriamo, qualora i motivi di opposizione all’acquisizione della pronuncia di compatibilità ambientale ed al rilascio dell’intesa da parte della Regione Basilicata fossero condivisi, la nostra disponibilità al confronto, proponendo sin da ora l’organizzazione di un’assemblea pubblica congiunta.



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