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La voce della Politica
| Sanità accreditata: confronto incompleto e diritto alla salute a rischio |
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5/01/2026 | Apprendiamo dai giornali regionali e dai social della consumazione di un vertice tra il Presidente del Consiglio Regionale e i rappresentanti della sanità privata.
Il confronto è sempre un fatto positivo, segno di reale interesse.
Spiace, però, registrare che il Presidente del Consiglio Regionale Pittella abbia deciso di non ascoltare l’opinione delle associazioni più rappresentative, che assicurano la gestione di strutture accreditate con 320 posti letto, che erogano ogni anno una media di 600 mila prestazioni di riabilitazione in favore di 5/6 mila persone con gravi disabilità. Si tratta di quel delicato servizio pubblico, gestito da organizzazioni private accreditate, che impiegano circa 1.200 dipendenti e professionisti, cui è garantita l’applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro ARIS, AIOP, AIAS e UNEBA, con CGIL-CISL-UIL-ISA-FIALS-UGL.
Non conosciamo i contenuti del confronto, ma possiamo affermare che, vista la dimensione e la scelta degli interlocutori assenti, perché non convocati, è evidente che i contenuti mancano della completezza necessaria a comporre il quadro più complessivo possibile.
Dalle succinte dichiarazioni emerse nella comunicazione stampa registriamo errori di valutazione che richiederebbero un “supplemento di istruttoria”, ma soprattutto il coinvolgimento pieno del Dipartimento Salute e politiche sociali.
La perimetrazione del confronto, che vogliamo pensare sia stata il frutto di disattenzione – per la verità già verificatasi in passato - corre il rischio di far primeggiare il diritto alla libera impresa prima che il diritto alla salute.
Non può essere così, rispetto al servizio pubblico degli erogatori accreditati.
Gli accreditati svolgono un ruolo importante ma che deve essere fisiologicamente contenuto dentro la programmazione della politica sanitaria decisa dall’organo di Governo regionale.
Dentro e non oltre e non a prescindere.
La libera impresa, fondamentale diritto costituzionale, si esercita nel libero mercato privato puro, dove a pagare non può essere la cassa pubblica.
L’architettura del sistema sanitario pubblico ha i suoi pilastri nella legislazione nazionale, con particolare riferimento alla definizione e alla “distinzione” dei livelli essenziali di assistenza, che sono il pilastro su cui declinare il diritto alla salute e l’accesso alle prestazioni a beneficio dei cittadini.
Sono capisaldi che non possono essere scardinati dall’invocato diritto a fare impresa.
E’ necessario fare chiarezza su questa distinzione fondamentale.
Da una parte il diritto del cittadino a ricevere le prestazioni decise dallo Stato centrale per tutto il Paese; dall’altra il diritto dell’imprenditore di erogare servizi e prestazioni “al di fuori” della programmazione pubblica.
Le ragioni dell’impresa non fanno la programmazione dei servizi a beneficio dei cittadini.
Questo non è possibile.
E’ il bene salute e il diritto dei cittadini a determinare la programmazione e l’erogazione di servizi dentro i limiti delle risorse disponibili, come affermato ripetutamente dalla Corte Costituzionale.
Si tratta di materia fondamentale che richiede i dovuti approfondimenti e soprattutto il confronto politico, innanzitutto, con le associazioni di categoria che rappresentano la gran parte del sistema che oggi, dispiace ripeterlo, sono state ignorate dal Presidente del Consiglio Regionale. E non è la prima volta che accade.
Per questo l’associazione regionale ASCRIBA, rappresentativa delle strutture che gestiscono i servizi riabilitativi per le persone con disabilità, AIAS, UNEBA e ARIS, auspicano che la delicata materia della programmazione dei servizi sanitari e socio-sanitari pubblici accreditati, possa essere trattata dalla Regione nel rispetto dei fondamentali e irrinunciabili principi definiti nella legislazione italiana. Quei principi che hanno ispirato il Governo Regionale, gliene va dato atto, con gli atti adottati nello scorso mese di Agosto, in ritardo di 14 anni, con cui sono state sbloccate le risorse finanziarie, necessarie a ripristinare le condizioni attese dal settore e dalle forze sindacali, per mantenere e migliorare la qualità di un sistema fiore all’occhiello per la Basilicata. |
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