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Tragedia sul lavoro a Guidonia: morto operaio di 58 anni, era originario di Lagonegro

3/02/2026



Tragedia sul lavoro nel pomeriggio di ieri, 2 febbraio 2026, all’interno dello stabilimento Buzzi Unicem di Guidonia Montecelio, in provincia di Roma. Un operaio è morto mentre era impegnato in attività di manutenzione: si tratta di Diego Palladino, 58 anni, originario di Lagonegro e residente a Lauria, in provincia di Potenza.


L’uomo, dipendente di una ditta esterna, stava effettuando operazioni di pulizia all’interno di un silos quando, secondo una prima ricostruzione, sarebbe rimasto bloccato ed esposto a una massiccia inalazione di polvere di clinker, componente base nella produzione del cemento. Palladino sarebbe stato travolto dal materiale grezzo presente all’interno dell’impianto. Inutili i tentativi di soccorso e rianimazione: per lui non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e gli ispettori del lavoro dell’Asl Roma 5, chiamati a chiarire l’esatta dinamica dell’incidente e ad accertare eventuali responsabilità.


Lo stabilimento è stato posto sotto attenzione per consentire tutte le verifiche necessarie in materia di sicurezza. Sgomento e dolore tra i colleghi dell’operaio, che lascia due figli. Durissimo il commento del segretario provinciale dell’Ugl di Potenza, Giuseppe Palumbo, che parla apertamente di “morte annunciata”. «Non una fatalità – dichiara – ma il prodotto di un sistema che continua a tollerare negligenze, vuoti di controllo e una gestione della sicurezza affidata troppo spesso al caso. Ogni morte sul lavoro è una responsabilità precisa che deve avere nomi e cognomi». Secondo Palumbo, il dramma di Guidonia si inserisce in un quadro ormai allarmante. «Da anni assistiamo alle stesse dichiarazioni, agli stessi rituali di cordoglio e alle stesse promesse che non cambiano nulla. La prevenzione resta debole, i controlli insufficienti e la sicurezza continua a essere trattata come un tema secondario».


L’Ugl denuncia come la sicurezza sul lavoro venga ancora vissuta come un semplice adempimento formale e non come un diritto fondamentale. «Si continua a morire – prosegue Palumbo – perché la tutela della vita viene sacrificata sull’altare della produttività. Formazione carente, procedure aggirate e pressioni sui tempi di lavoro sono elementi ricorrenti che non possono più essere ignorati». Con la morte di Diego Palladino salgono a tre le vittime sul lavoro dall’inizio dell’anno, un dato che, secondo il sindacato, conferma l’esistenza di una vera emergenza nazionale. «Pretendiamo accertamenti rapidi, rigorosi e senza sconti – conclude Palumbo –. Chi ha sbagliato deve pagare. Servono controlli costanti, sanzioni immediate e la sospensione delle attività dove la sicurezza non è garantita. Nel 2026 morire di lavoro è una vergogna inaccettabile».




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