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Senise, impianto di rifiuti: per il Tar inammissibili i ricorsi della società

1/10/2020



Il Tar Basilicata ha dichiarato inammissibile i ricorsi che la società Nep Italy aveva presentato contro la Regione Basilicata e contro il Comune di Senise. La vicenda, che infuocò la comunità senisese nel 2014, è quella che riguarda il progetto di realizzare, in contrada ‘’Santa Lucia’’ (in un’area non molto distante dall’invaso di Montecotugno), un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi. Per opporsi al progetto scesero in campo centinaia di cittadini, nacque un comitato e forte fu il fermento politico. Negli ultimi anni la vicenda sembrava sopita. In realtà si era in attesa che il tribunale amministrativo regionale si pronunciasse su due ricorsi presentati dalla società agli indirizzi di via Verrastro e del Comune di Senise.
L’ente senisese è stato difeso dall'avvocato amministrativista Francesco Maria Fucci dello Studio Legale "Fucci - De Bartolomeo". “La società pur presentando istanza per il rilascio delle autorizzazioni VIA e AIA necessarie - ci spiega l’avvocato Fucci – non l’ha poi coltivata ed il relativo procedimento regionale si è arrestato nel 2016 senza alcun seguito. Con il primo ricorso la Nep Italy ha impugnato il parere di valutazione ambientale strategica reso dalla Regione Basilicata sul piano regionale di gestione dei rifiuti, considerato dalla società illegittimo perché non includeva il progetto dell’impianto senisese. In seguito, con ricorso per motivi aggiunti, proposto dopo l’approvazione del piano regionale di gestione dei rifiuti, ha impugnato quest’ultimo entrando nel merito delle scelte compiute. Il Comune di Senise si è costituito in giudizio, mio tramite, per resistere ai ricorsi della società che oggi il Tar ha dichiarato inammissibili’’. Una inammissibilità del ricorso introduttivo e dell’atto di motivi aggiunti ‘’per la carenza della condizione dell’azione dell’interesse a ricorrere’’ in quanto, ha chiarito il Tar, la società non aveva interesse ad agire per non avere ottenuto tutte le autorizzazioni previste.
La sentenza è sicuramente un elemento fondamentale per rafforza l’impedimento alla realizzazione di questo impianto la cui produzione sarebbe dovuta essere divisa essenzialmente in tre parti: 85.000 tonnellate annue di Combustile Solido Secondario, derivato dalla lavorazione della frazione solida urbana indifferenziata e degli imballaggi di origine urbana e speciale; 15.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e speciali, provenienti dalla raccolta differenziata; 76.800 tonnellate annue di rifiuti speciali inerti.

Mariapaola Vergallito




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