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Unione sanità convenzionata. Liste d’attesa: i pazienti più fragili restano fuori

3/11/2025

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nella gestione sanitaria lucana di questi mesi: proprio i pazienti che più avrebbero bisogno di vedere ridotte le liste d’attesa vengono esclusi dalle cure di cui hanno urgente necessità.

Con la DGR 513/2025, la Regione Basilicata — nel tentativo dichiarato di “abbattere” le liste — ha infatti escluso dal piano straordinario le TAC e Risonanze magnetiche con mezzo di contrasto, esami indispensabili nei percorsi oncologici, cardiologici e neurologici, spesso decisivi per diagnosticare una malattia in tempo utile.

È un paradosso che si aggiunge al paradosso: la DGR 513 tenta di curare, con gli strumenti della burocrazia, la ferita aperta dalla DGR 473/2025, che nei mesi scorsi aveva tagliato risorse proprio dove servivano, generando quell’emergenza di attese che oggi si vorrebbe tamponare.
È come voler chiudere una ferita con la stessa lama che l’ha inferta.

Le liste d’attesa non sono piovute dal cielo.
Sono il prodotto di una programmazione distorta, che ha distribuito i fondi non in base ai bisogni sanitari, ma alla spesa storica: si è preferito finanziare ciò che “si è sempre speso”, ignorando la domanda reale di prestazioni tempo-dipendenti e salvavita.
Con la DGR 473, la Basilicata è tornata indietro di dieci anni, alle logiche del 2014, tagliando fuori i territori e le strutture che avrebbero potuto assorbire domanda, ridurre i tempi di attesa e dare risposte immediate ai cittadini.

Quando gli effetti di quella delibera sono esplosi, la Regione ha provato a rimediare con la DGR 513/2025, presentata come soluzione. Ma la toppa non solo non copre lo strappo: lo evidenzia.

I fondi utilizzati non sono nuovi: sono residui non spesi dello scorso anno, riesumati per evitare le sanzioni previste dal DL 72/2024 per le Regioni che non utilizzano le risorse entro l’anno.
Non un piano di rilancio, ma una corsa contro il tempo per salvare la contabilità, non i pazienti.
E il rischio è che, tra bandi tardivi e procedure confuse, si finisca col non riuscire nemmeno a erogare le prestazioni, aggravando ulteriormente la confusione.

Ma l’aspetto più grave è l’esclusione di TAC e Risonanze con mezzo di contrasto: esami centrali per diagnosi oncologiche, neurologiche, vascolari e cardiologiche.
In molti casi, la differenza tra una TAC con contrasto e una senza è la differenza tra diagnosticare in tempo un tumore o lasciarlo avanzare.

Qualcuno ha tentato di giustificare la scelta richiamando Agenas, sostenendo che queste prestazioni non figurano tra quelle monitorate sulla piattaforma nazionale.
È un argomento fragile che potrebbe non reggere: il compito di una Regione non è limitarsi a copiare elenchi tecnici, ma garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e rispettare il PNGLA 2019–2021, il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa tuttora vigente.
E proprio la DGR 513 cita quel Piano come suo riferimento normativo.
Ebbene, il PNGLA include esplicitamente TAC e Risonanze con mezzo di contrasto tra le prestazioni critiche da monitorare e garantire. Se la Regione lo richiama formalmente ma poi lo disattende, non si tratta di una svista: è una contraddizione sostanziale, un travisamento normativo e clinico.

Basterebbe chiedere a qualsiasi medico o radiologo per capire la gravità di una simile omissione: ogni giorno, queste indagini consentono di scoprire tumori, aneurismi, ischemie, recidive, e di orientare terapie che salvano la vita.
Negarle o ritardarle significa trasformare la lista d’attesa in un conto alla rovescia.

Le liste d’attesa non si riducono con delibere estemporanee, ma con programmazione, trasparenza e coerenza. Significa finanziare i fabbisogni reali, non la spesa storica; valorizzare le strutture che funzionano; ascoltare pazienti e operatori invece di ignorarli.
Il tempo della cura non può essere sostituito dal tempo dell’attesa. E la Basilicata, ancora una volta, sembra aver confuso la sanità con la burocrazia.




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