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Aldo Moro raccontato da Marco Damilano al Teatro Stabile

27/09/2025

Si è tenuto questa mattina, presso il Teatro “Francesco Stabile” di Potenza, l’evento “Aldo Moro raccontato da Marco Damilano”, promosso nell’ambito della rassegna “Consiglio e Cultura: la casa dei lucani”, organizzata dal Consiglio regionale della Basilicata - Ufficio di Presidenza e dalla Struttura di informazione comunicazione ed eventi, patrocinata dal Comune di Potenza e con il supporto dell’Ufficio scolastico regionale della Basilicata. Dopo i saluti del sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca e del presidente della Provincia di Potenza Christian Giordano, hanno preso la parola il presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella e il vicepresidente Angelo Chiorazzo. In platea erano presenti numerose autorità civili e militari, oltre a circa cinquanta studenti dell’Istituto comprensivo “Don Milani-Leopardi” di Potenza e del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” sempre di Potenza, che hanno potuto assistere al racconto di una delle pagine più intense e dolorose della storia repubblicana. A presentare l’evento, Nicoletta Altomonte, giornalista del Consiglio regionale della Basilicata.

Protagonista dell’incontro è stato il giornalista, saggista e opinionista Marco Damilano, autore del libro “Un atomo di verità”. L’opera ripercorre i tragici avvenimenti che vanno dal rapimento di Moro al ritrovamento del suo corpo esanime, ma si spingono anche oltre quelle drammatiche settimane, passate alla storia come i “55 giorni” di prigionia, in cui l’Italia fu sconvolta da fatti impensabili. Fu l'inizio di un’altra storia, di un dramma nazionale e di una lunga rimozione, dice Damilano, che richiama la grande eredità politica dello statista pugliese, la cui visione era orientata al compromesso, al dialogo tra partiti e società civile, con l’obiettivo di fortificare le istituzioni democratiche, in un Paese dalla passionalità intensa ma dalle strutture fragili. Il sacrificio di Moro rappresenta un spartiacque per l’Italia come egli stesso aveva previsto: "lo ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa".

Il presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, ha aperto il suo intervento salutando le autorità e le istituzioni presenti, sottolineando l’impegno del Consiglio regionale nel dialogo con i giovani, anche attraverso il coinvolgimento delle scuole. “Abbiamo voluto avviare una riflessione profonda sulla memoria storica”, ha spiegato Pittella, “perché la società di oggi è spesso segnata da improvvisazione e superficialità, lontana dai tempi della politica seria e responsabile. La flessibilità è una cosa, l’improvvisazione è un’altra”.

Il presidente ha osservato come, oggi, la cosiddetta ‘verità’ sia spesso costruita sui social: “Non è conoscenza, ma un insieme di titoli e slogan che finiscono per diventare percezione di realtà”. Pittella ha poi lanciato un appello alla responsabilità della classe dirigente: “Dobbiamo essere all’altezza dei tempi e dei nostri ruoli. In questa sala ci sono parlamentari, rappresentanti delle istituzioni e consiglieri regionali di ieri e di oggi, che incarnano una storia di qualità. Questa qualità dobbiamo pretenderla prima di tutto da noi stessi. Giustificarsi con motivazioni di comodo sarebbe un errore grave, un tradimento verso noi stessi e verso gli altri”. Il presidente ha sottolineato che il messaggio dell’incontro va oltre la politica locale: “Parla di solidarietà, umiltà e del valore dell’uomo che è autore di questi percorsi. Spesso questo valore non è immediatamente visibile, ma è radicato nelle relazioni e nelle comunità”.

Concludendo, Pittella ha rimarcato la necessità di superare logiche di convergenza forzata e steccati angusti: “Queste barriere servono solo a mortificare la società e la politica”.

Il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo nel concludere gli interventi istituzionali che si sono succeduti prima dell’inizio del monologo ha rivolto un sincero ringraziamento alle autorità e agli studenti presenti e a Marco Damilano per “aver accolto il nostro invito e per aver condiviso con gli studenti, le autorità locali e tutti gli intervenuti un momento di grande intensità culturale e civile”. Il ricordo di grandi statisti come Aldo Moro, ha affermato Chiorazzo, non deve essere solo un esercizio di memoria, ma un richiamo attuale alla responsabilità politica e istituzionale. Moro fu uomo di dialogo, mediazione e inclusione, elementi centrali nella sua azione politica sia interna, con i governi di solidarietà nazionale, sia esterna. La sua visione di politica estera, condivisa con figure come De Gasperi, Andreotti e Colombo, era fondata sulla pace e la cooperazione internazionale, valori profondamente radicati nella coscienza e negli interessi del popolo italiano. In un discorso del 1971, Moro sottolineava che la pace nel mondo, in particolare in Europa e nel Mediterraneo, rappresentava il massimo interesse dell’Italia. Egli contribuì a dare stabilità e coesione interna al Paese, proiettandolo nel cuore dell’Europa e nelle dinamiche globali. Chiorazzo ha infine ricordato la legge n. 962 del 1967, voluta da Moro contro il genocidio, che punisce non solo le uccisioni, ma anche le condizioni volte all'eliminazione di un popolo, come l’impedimento delle nascite e il trasferimento forzato di minori. Una legge ancora oggi di grande rilevanza.

Marco Damilano nel proporre la sua narrazione su una delle figure centrali della storia repubblicana, ha ricordato di averla scritta in occasione dei 40 anni dal rapimento e dall’omicidio di Aldo Moro, quindi nel 2018: “Ma, come spesso accade, i testi prendono poi vita da soli e si intrecciano con gli eventi della nostra epoca. Parlare oggi di Aldo Moro significa parlare del Mediterraneo e della questione palestinese, che lui seppe individuare forse con la più grande lucidità e che ha sempre perseguito come chiave di una possibile soluzione di pace e di cooperazione nel Mediterraneo – come ha ricordato da Chiorazzo. La seconda riflessione riguarda la lezione politica dello statista democristiano, che resta preziosa e attuale. Viviamo in un tempo di polarizzazioni, in cui la politica viene intesa come scontro all’arma bianca con il nemico. Purtroppo, questo accade perfino nella principale democrazia occidentale, gli Stati Uniti. Parlare di Aldo Moro significa invece ricordare che la politica è costruzione, dialogo e ricerca di consenso, che si ottiene parlando con le persone e non distribuendo odio verso l’avversario. Se dovessi riassumere la lezione di Moro in una sola parola, direi proprio questa. Ed è per questo che è così attuale ed è così bello e importante essere qui con voi, questa mattina, a ripercorrerla.

Al termine dell’evento il Presidente e il Vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, insieme ai consiglieri Michele Napoli e Antonio Bochicchio, al Dirigente Generale, Nicola Coluzzi, hanno conferito al giornalista romano la medaglia celebrativa del cinquantennale della Regione Basilicata e il catalogo della mostra documentaria, a cura di Donato Verrastro “La prima fede e l’ultima inquietudini-Emilio Colombo a cent’anni dalla nascita”.




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