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La voce della Politica

100 anni fa nasceva Tommaso Morlino!

26/08/2025

Meridionalista convinto, sostenitore delle Autonomie Locali e dell’unità del Paese, considerava la politica lo strumento per avvicinare la gente alle Istituzioni. “Il politico deve pacificare, custodire, unire e governare”, ricordò nel suo primo discorso da Presidente del Senato, riprendendo una preghiera del canone latino, per spiegare il senso profondo di chi è chiamato a servire lo Stato.

Nato ad Irsina, in provincia di Matera, il 26 agosto 1925, si era laureato in Giurisprudenza nel 1946. Due anni dopo, l’ingresso nell’ Avvocatura dello Stato e l’inizio di una brillante carriera professionale, che affiancò a quella politica. Una passione – quest’ultima – nata durante gli anni universitari a Napoli, quando entrò a far parte del Movimento Giovanile Dc, di cui fu anche dirigente nazionale. Tra i fondatori della Dc, fu vice- segretario provinciale a Potenza. Eletto poi nel Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, fu a capo dell’Ufficio Legislativo del ministro dell’Agricoltura, guidato da Emilio Colombo. Nel 1954, entrò a far parte della Direzione Centrale della Dc, chiamato a dirigere l’Ufficio Enti Locali per dieci anni, fino al 1964, quando diventò vice-segretario nazionale.

Nel 1968, Aldo Moro lo volle candidare nel Collegio Senatoriale di Lecco. Fu anche ministro: delle Regioni, della Pubblica Amministrazione, della Programmazione e della Giustizia. Dal 9 dicembre 1982, Presidente del Senato. Morì il 6 maggio 1983 a Palazzo Giustiniani, colto da un infarto. Oggi riposa nella sua Basilicata, nel cimitero di Avigliano.

Tommaso Morlino si definiva uomo del Sud. Fu un innovatore della programmazione e della politica economica. Sul Mezzogiorno, non esitò a denunciare, già nel 1970, il grave e drammatico rischio che “la Questione Meridionale potesse essere eliminata e non risolta”.

Espresse un forte impegno meridionalistico, mantenendo viva l’attenzione della classe politica nazionale sul problema della dicotomia Nord-Sud e insistendo sull’obbligo morale di adottare provvedimenti, che incidessero sugli aspetti strutturali del divario tra le due parti del Paese. Riteneva necessario considerare Agricoltura e Mezzogiorno come facce di uno stesso problema.

La sua cultura riformatrice ne fece uno dei principali sostenitori delle Autonomie Locali. ”Con le Regioni – sosteneva - si attua il “disegno” della Costituzione Repubblicana, si concretizzano gli ideali autonomistici dei Cattolici Democratici”.

Tommaso Morlino, un lucano colto, discreto, con un grande senso dello Stato, ha incarnato l’essenza del servitore dello Stato. Un servizio mai gridato, né appariscente, ma con una forte capacità di persuasione, fondata su ragionamenti ed argomenti aderenti alla realtà. Il suo “regionalismo consapevole”, da una parte, aveva l’obiettivo di difendere gli interessi del Mezzogiorno e dall’altra, mirava ad avvicinare le Istituzioni alla gente. Probabilmente intravedeva, già allora, la crisi dei Partiti.

Tommaso Morlino, fin dal 1959, aveva avviato un sodalizio politico con Aldo Moro, che - col passare degli anni - si era tradotto in un rapporto intenso e profondo. Moro e Morlino erano animati da comuni aspirazioni ed obbiettivi. Rispetto alla scelta regionalista, entrambi erano preoccupati che un’eccessiva frammentazione dei poteri e delle competenze potesse nuocere all’unità dello Stato. Ad un mese dalla scomparsa di Aldo Moro, Morlino dichiarava: “Il vuoto è incolmabile! Il suo magistero era totale!”.

Quanto attuale è ancora il loro pensiero!

Parole allora profetiche. Oggi, a 100 anni dalla sua nascita, tremendamente attuali.

Giuseppe Molinari



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