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Comitato Acqua Pubblica: assemblea il 25 gennaio su esposto, omissioni e rischi ambientali

24/01/2025

Sabato 25 gennaio, alle 17:30, presso il CESTRIM di Potenza, il Comitato Acqua Pubblica "Peppe Di Bello" presenterà una lettera/esposto firmata da nove associazioni, denunciando omissioni gravi nella gestione delle acque in Basilicata. Tra i temi, il mancato Piano di Tutela delle Acque, obbligatorio dal 2008, e le Aree di Salvaguardia, necessarie dal 2014 per proteggere sorgenti e falde da inquinamenti. Sarà discusso il pozzo Pergola 1 di Marsiconuovo, vicino a sorgenti captate durante la crisi idrica, e i rischi legati all’attività petrolifera. Anche il caso del Lago di Pertusillo evidenzia criticità ambientali. Le associazioni chiedono azioni concrete contro le inadempienze. Di seguito la nota stampa.

Sabato 25 gennaio alle ore 17,30 presso la sede del CESTRIM in via Sinni a Potenza, i rappresentanti del Comitato Acqua Pubblica “Peppe Di Bello” illustreranno, nell’ambito dell’incontro pubblico “Le sorgenti di Marsiconuovo per dissetare o merce a disposizione di ENI?”, i contenuti di una seconda lettera/esposto che nove associazioni hanno inviato a numerosi enti, dai ministeri alle procure, passando per comuni e regioni
Basilicata e Puglia, denunciando gravissime omissioni che riguardano la pianificazione e
gestione delle acque in Basilicata, con particolare riferimento all'approvazione del Piano di Tutela delle Acque - obbligatorio dal 2008 - e alla definizione delle Aree di Salvaguardia attorno ai punti di prelievo - obbligatorie dal 2014. Si affronterà, inoltre, il caso del pozzo Pergola 1, a Marsiconuovo, attualmente perforato ma non in esercizio, situato accanto a numerose sorgenti una delle quali è stata recentemente captata per fornire acqua al comprensorio interessato dalla crisi idrica.
Il Piano di Tutela delle Acque è il principale strumento di gestione di fiumi e falde,
previsto dal Testo Unico dell'Ambiente che imponeva alle regioni di approvarlo entro il 31 dicembre 2008 (!). Il Piano assicura il costante monitoraggio dei corpi idrici superficiali e sotterranei, individua tutte le fonti di pressione e determina le misure di gestione, protezione
e tutela dell'acqua.
La Regione Basilicata dopo una prima adozione nel 2008 non lo ha mai approvato per cui il
Piano non è mai entrato in vigore. Nel 2024 con una delibera di Giunta ha approvato esclusivamente l'aggiornamento del quadro conoscitivo (peraltro risalente al quadriennio 2016-2020!) che è solo una minima parte del futuro piano. Nella lettera le associazioni stigmatizzano che di questo passo la Regione Basilicata si doterà del piano tra qualche generazione…
Il Testo Unico dell'Ambiente imponeva dal 2006 alle regioni di procedere con la
definizione delle Aree di Salvaguardia per le acque potabili, compresa
l'individuazione delle aree di ricarica delle falde. Si tratta di perimetrare aree attorno a sorgenti, pozzi e fiumi in cui far scattare misure di gestione e vincoli di uso del territorio, dall'uso dei pesticidi alla installazione di centri di pericolo come cave, fabbriche ecc, volti a proteggere la risorsa da potenziali fonti di inquinamento. Infatti i contaminanti dispersi in
superficie possono infiltrarsi e depauperare la risorsa idropotabile.
Nel 2014 la Regione Basilicata con una delibera di Giunta Regionale aveva approvato i
criteri tecnici per provvedere sia per le derivazioni esistenti sia per le nuove captazioni, stabilendo, tra l'altro, che queste ultime dovessero essere precedute obbligatoriamente dalla perimetrazione delle varie aree di salvaguardia prima di poter essere utilizzate. Dalla
consultazione del Bollettino regionale e delle deliberazioni di Giunta non vi è traccia dell'espletamento di tali procedure.
Le associazioni nella lettera riportano due esempi concreti sulla vera e propria schizofrenia che comporta l'inosservanza di queste norme. Recentemente si è già effettuata la captazione di una delle copiose sorgenti di Marsico Nuovo. Peccato che pochi metri a monte, nel pieno di due idrostrutture che le alimentano molto vulnerabili in quanto poste in un contesto carsico, ENI voglia mettere in produzione il pozzo petrolifero Pergola 1 e realizzare un oleodotto di oltre 8 km. Attualmente la proposta è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale presso il Ministero dell'Ambiente.
La domanda è: in una situazione di drammatica crisi idrica si può mettere a rischio di inquinamento un patrimonio di acqua potabile fondamentale per i prossimi decenni, visto che l'esperienza e numerose pubblicazioni scientifiche evidenziano il drammatico impatto che pozzi e oleodotti possono avere sulla qualità delle acque per via di perdite e incidenti?
La ratio della legge è chiara ma le inadempienze o, peggio, le omissioni, rischiano di far
prevalere gli interessi di parte su quelli generali.
Di questo primo esempio si parlerà diffusamente nell’incontro, affrontando sia il tema del lungo e complesso iter del Permesso Pergola 1 sia quello degli aspetti sfavorevoli del delicato equilibrio fra ambiente Carsico e sfruttamento petrolifero e delle ordinanze già emanate in passato dal Comune di Marsiconuovo. Infine si formulerà un invito ad una
passeggiata sui luoghi della captazione già effettuata e del pozzo Pergola 1.
L’altro esempio citato nella lettera/esposto è quello del Lago di Pertusillo, dove si è avuta la brillante idea di mettere uno dei più grandi centri petroliferi europei, con il centro oli di Viggiano, decine di pozzi e chilometri di oleodotti, appena 2 km a monte della fonte che rifornisce di acqua potabile 2 milioni di persone in Puglia.
Il Decreto 18 del 2023 sulle acque potabili impone di redigere un Piano di Sicurezza delle Acque con misure gestionali appropriate che non può che fondarsi sul Piano di Tutela delle Acque e sulle aree di salvaguardia: quale sicurezza può esserci per queste fonti messe a rischio da una deriva petrolifera che ha già visto la perdita di centinaia di tonnellate di petrolio in falda al centro oli di Viggiano, giusto per fare un esempio concreto?
Infine le associazioni rimarcano la mancanza di una pianificazione per la mitigazione dei rischi dei cambiamenti climatici, imposta, oltre che da norme comunitarie e statali, anche dalla Legge regionale 32/2018.
Insomma, la Regione Basilicata è assolutamente impreparata a fronteggiare le numerose problematiche relative alla tutela dell'acqua, rese ancor più stringenti dalla crisi idrica che interessa da mesi il comprensorio Basento/Camastra; di conseguenza i suoi amministratori farebbero bene a colmare le plurime inadempienze evidenziate che rischiano di mettere a serio rischio la salute dei cittadini, invece di spendersi in inutili e infondati proclami.



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