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"Appello ai deputati lucani per l'approvazione del ddl Magi-Licatini"

20/06/2022

Finalmente ci siamo: dal 24 giugno approderà in Aula a Montecitorio il disegno di legge sulla coltivazione domestica di cannabis dopo due anni di riunioni in commissione giustizia e votazioni degli emendamenti.
Finalmente perché, nonostante la sentenza del dicembre 2019 delle Sezioni Unite Penali della Cassazione che stabilisce la non perseguibilità penale per chi coltiva cannabis a casa in modo rudimentale per consumo personale, la legge - il Testo Unico sugli stupefacenti - è ancora in vigore dal 1990 malgrado le forti pressioni di associazioni e attivisti antiproibizionisti.
Soltanto nel 1993 il referendum promosso dai radicali ha migliorato parzialmente la situazione rendendo non punibile penalmente il consumo personale (anche se restano forti sanzioni amministrative) ma l’autoproduzione continua ad essere inibita.
Il risultato di questa norma mette i brividi: il nostro Stato ci dice che, se si vuole fumare cannabis senza incorrere in sanzioni, bisogna rivolgersi alla criminalità organizzata, alle mafie.
Si stima che il mercato delle droghe in Italia si aggiri attorno ai 16 miliardi di euro l’anno e, di questi, 6,3 miliardi provengono dalla vendita di cannabis. Peccato però che questo mercato sia gestito nella sua quasi interezza da narcomafie.
Neanche la disobbedienza civile iniziata il 20 aprile 2020, in pieno lockdown, quando più di 2500 persone hanno autocoltivato cannabis - per non foraggiare le mafie - denunciandosi sui social, è riuscita a smuovere il fronte proibizionista.
Neanche il referendum indetto nell’estate scorsa - che è stato sottoscritto da oltre 500.000 persone in poco più di una settimana - è riuscito a dare voce ai cittadini, perché dichiarato inammissibile dalla Consulta.
Questa è l’ultima possibilità per questa legislatura, che sta volgendo al termine, di iniziare un’inversione di rotta nell’approccio alla cannabis, un approccio ideologico e non scientifico, repressivo e tra i più proibizionisti dell’Europa Occidentale, un approccio che non ha dato i risultati sperati: avrebbe dovuto cancellare il consumo di droghe ma nell’illegalità le droghe hanno proliferato.
Alla luce di queste considerazioni analizziamo il ddl Magi-Licatini, che è una mediazione tra le proposte di legge di Riccardo Magi (+Eu), Caterina Licantini (M5S) e varie proposte di legge di iniziativa popolare come il “manifesto collettivo” o quella proposta dall’Associazione Luca Coscioni, entrambe presentate nella scorsa legislatura ma mai prese in esame (ah, la democrazia!!): il testo propone sostanzialmente la differenziazione dei fatti di lieve entità rispetto a reati più gravi, la revisione di alcune sanzioni amministrative che risultano spropositate e la possibilità di autocoltivazione legalizzata fino a quattro piantine di cannabis, recependo quindi la sentenza della Corte di Cassazione n. 12348 del 19 dicembre 2019.
L’approvazione di questo ddl non sarebbe un salto nel vuoto per la società italiana: i nostri parlamentari possono basarsi sulle esperienze di altri Stati che hanno depenalizzato o legalizzato la cannabis.
Gli aspetti che il legislatore dovrebbe tenere in considerazione sono infatti molteplici: l’approvazione del ddl in esame comporterebbe dal punto di vista sanitario un maggiore controllo della sostanza, dal punto di vista della legalità si ridurrebbero le occasioni di contatto con gli spacciatori, spesso responsabili del passaggio alle cosiddette droghe pesanti, si darebbe un segnale forte alle narcomafie che frequentemente modificano il prodotto per massimizzare la resa con sostanze velenose per la salute umana, dal punto di vista giuridico si eviterebbero tanti processi farsa, come quello a Walter Di Benedetto o quello a Cristian Filippo, imputati per aver coltivato la loro cura.
Già, perché in Italia dal 2013 è legale ricorrere ai cannabinoidi come terapia del dolore ma la continuità dell’approvvigionamento non sempre viene garantita: lo stabilimento militare di Firenze riesce a produrre solo 1/10 della cannabis richiesta dai pazienti italiani e quindi abbiamo bisogno di importarla da Olanda e Spagna.
E proprio in questi giorni in cui si parla di “giustizia giusta” ci chiediamo se ad oggi, dopo la sentenza della Cassazione del dicembre 2019, abbia ancora senso ingolfare i tribunali italiani con procedimenti che molto spesso portano ad assoluzione, impiegando grandi quantità di denaro e tempo che potrebbero essere utilizzati nel contrasto di altri reati. Ha senso punire qualcuno che non danneggia le libertà di terze persone?
Vale sempre la pena ricordare che un terzo dei reati e delle carcerazioni riguarda proprio la violazione del T.U. sugli stupefacenti: è la dimostrazione che il tema non riguarda solo chi utilizza le sostanze stupefacenti ma tutta la società italiana per le implicazioni economiche, giuridiche, sociali e sanitarie.
Per questi motivi la Cellula Coscioni Basilicata invita i deputati lucani ad approvare il disegno di legge: gli onerevoli Salvatore Caiata (FdI), Gianluca Rospi (Coraggio Italia), Mirella Liuzzi e Luciano Cillis (M5S), al netto dei cambi di casacca di alcuni, sono stati tutti eletti nelle liste del M5S, lo stesso Movimento che durante la campagna elettorale per le politiche del 2018 promise la legalizzazione delle droghe leggere.
Osserveremo e valuteremo da vicino anche l’operato degli onorevoli Vito De Filippo (PD) e Michele Casino (Forza Italia). Se il PD è orientato ad approvare il testo - a detta dell’ex ministro Peppe Provenzano, vicesegretario dei Dem, che a Potenza l’8 giugno scorso, rispondendo alle domande di un nostro attivista, ha ribadito la sua linea antiproibizionista ma non è riuscito a garantire il voto favorevole di tutti i deputati del suo partito - Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza sul tema con alcune voci che si levano dal partito come quella di Elio Vito, convinto antiproibizionista.
La società italiana è pronta: lo dimostrano i dati di un rilevamento lanciato dalla rivista BeLeaf e dalla campagna Meglio Legale secondo i quali il 58% dei cittadini italiani è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere.
Sarà pronta per questo appuntamento di legalità anche la Camera dei Deputati?



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