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Arci Basilicata chiede che il DG Tisci lasci l’incarico

25/10/2021

Non può non inquietare la vicenda – che emerge dagli organi di stampa – di una lavoratrice, funzionaria dell’ARPAB, personaggio esposto e noto pubblicamente, colpevole di essere anche la sorella del segretario regionale della CGIL, che parrebbe diventare bersaglio di una “guerra” fuori dal tempo, combattuta senza il senso del limite dal DG Antonio Tisci. Non c’è bisogno di scomodare Eco e le sue regole (utili ad individuare il cosiddetto “fascismo eterno”) per capire che l’insidia, o la tentazione, un po’ belluina e un po’ megalomane, di questi si annidi proprio nella esigenza di diventare eroi e nel richiamare alle armi contro il nemico esterno. Ma la guerra di Tisci è “fuori dal tempo”, non già perché (come a lui piacerebbe dire) il fascismo è finito nel ‘45, ma perché la Costituzione Repubblicana è “vaccino” contro ogni pulsione, rigurgito o sussulto neofascista. L’ARPAB non è un “gruppo è organizzato gerarchicamente (secondo un modello militare), in cui ogni leader subordinato disprezza i suoi subalterni, e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti” come forse Tisci immagina in questa sua “guerra”. Non vogliamo in nessun modo accusare Tisci di essere un fascista, anche perché di questo probabilmente andrebbe orgoglioso, ma semplicemente stigmatizzare come la viltà e la tracotanza siano un connubio tipico del fascismo eterno e non solo di quello. Sarebbe opportuno che il DG, autore di performance sempre più discutibili, lasci il suo incarico e si dedichi a cose di cui ha competenza chiedendo scusa se, in un accesso mistico e delirante, ha immaginato davvero di combattere una guerra.



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