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La voce della Politica
| Cifarelli (Pd) risponde ad assessore Cupparo |
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13/04/2021 | C’è un proverbio che viene citato spesso in tanti ambiti: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Ma in questo caso mi sembra davvero appropriato. L’assessore Cupparo continua imperterrito da due anni a questa parte ad ergersi a censore di presunti errori altrui (T3, cluster, ricerca, Centro di Dialettologia, Consorzi industriali), quindi guarda il dito, mentre la luna, cioè la Basilicata, resta lì imperterrita ad aspettare che qualcuno proponga idee, progetti, soluzioni per provare ad uscire da una condizione difficile come lo sono tutti in questo momento. Capisco che a Cupparo viene più naturale lavorare sulle cose altrui che impostarne di nuove, ma il compito delle opposizioni è proprio quello di cercare di “tirar fuori il sangue anche dalle rape”. Ed allora parlare di trasferimento tecnologico, cioè della possibilità offerta alle imprese lucane, notoriamente piccole e piccolissime, di adeguarsi ad un mercato sempre più globalizzato e dalle produzioni altamente innovative e tecnologiche per il nostro diventa solo argomento per ricercare difetti in ciò che altri hanno tentato di realizzare e proporre una soluzione surrogato solo per poter dire, forse senza comprendere fino in fondo il tema, che lui se ne è occupato. Per non parlare poi del valore dei cluster legati alla S3 regionale ed ai progetti di ricerca, che prima ha cercato in tutti i modi di affossare per poi, una volta che qualcuno è riuscito a fargli comprenderne l’importanza, darsi merito di aver (con 24 mesi di ritardo) proceduto all’affidamento dei progetti. Tralascio, poi, il tema della cultura. Evidentemente non gli stava simpatica la professoressa Del Puente per cui il Centro Internazionale di Dialettologia non meritava ulteriore sostegno.
Quanto poi al tema che ha dato la stura a Cupparo per “buttarla in caciara”, cioè il tema dei Consorzi industriali, il nostro deve ancora spiegare perché si sono persi questi due anni senza tentare di perseguire la strada tracciata dal piano di risanamento approvato dalla precedente giunta. Forse per creare Api-Bas e quindi qualche posto per qualche sodale politico? E nel frattempo chi sta gestendo le aree industriali in provincia di Potenza e chi sta gestendo il Consorzio di Potenza non ancora in liquidazione? E come si concilia la richiesta di passaggio di consegne dal precedente commissario se questi ha cessato la propria funzione al 14 febbraio? Insomma Cupparo confonde il piano tecnico con quello politico. Allo stesso modo il passaggio della “ gestione” degli impianti oltre a creare non pochi problemi a Egrib e ad Acquedotto Lucano, nulla ha a che fare con la titolarità delle strutture, e la ricognizione non avrebbe modificato la “ titolarità” della gestione. Nulla c’entra quanto afferma Cupparo con la legge nel passaggio in cui regola il trasferimento della gestione ad uso civile ad Egrib/AL.
Infine, è evidente che i trenta giorni previsti dalla legge per la costituzione di Api-Bas non sono perentori; ma allora perché darsi trenta giorni se Cupparo sapeva già di non poter rispettare quel termine?
Gli interrogativi rimangono tutti. Di una cosa invece ho certezza, di non avere “altarini” e quindi quel “venticello” di rossiniana memoria è bene che Cupparo lo trasmetta direttamente alla Procura della Repubblica, perché la lotta politica ha un limite quando scade sul personale. Non sarà certo Cupparo ad intimidirmi nel proseguire a denunciare i limiti della sua azione, ma certo non accetterò in silenzio che si alzi quel “venticello”. |
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