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La voce della Politica
| Appello del Comitato Civico per Gorgoglione: ''utilizzate in Basilicata il brevetto del Politecnico di Milano |
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21/11/2020 | Il Comitato Civico per Gorgoglione, da tempo impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e della salute delle popolazioni che ancora abitano il territorio lucano, ha inviato una nota all’assessore all’Ambiente Gianni Rosa ed ai sindaci dei comuni di: Accettura, Aliano, Anzi, Armento, Castelmezzano, Cirigliano, Gorgoglione, Guardia Perticara, Laurenzana, Misanello, Pietrapertosa e Stigliano, che lo scorso 17 ottobre avevano partecipato ad una manifestazione davanti ai cancelli del centro oli di Tempa Rossa, e inoltre ai sindaci di Viggiano e Cortleto Perticara, per chiedere che “si facciano concretamente portavoce del brevetto “Polimi”, come ci spiega Francesco Nigro, ''e verso le compagnie operanti sul territorio. In modo da conoscere se sono consapevoli della rivoluzione scoperta, e se viene già applicata agli impianti operanti sul suolo lucano”.
In caso contrario, viene chiesto di “pressare con urgenza le stesse per renderla praticabile per la salvaguardia del pianeta e della salute pubblica, in quanto primi responsabili”.
“Protocolliamo con urgenza le quattro pagine del documento: “Brevetto Polimi” ai sopra citati enti, credendo inderogabile un contributo doveroso in seguito ai troppi eventi in danno che registriamo: R = D x F”.
Ma cosa dice il brevetto? L’articolo che ne parla in maniera dettagliata è del 2015 e viene citata anche l’area di estrazioni petrolifere in val D’Agri.
Utilizzare l’acido solfidrico (H2S), composto tossico presente nei giacimenti ed emissione che si sprigiona nella lavorazione di carbone, petrolio e gas naturale, per ridurre un’altra “bestia nera” alla base dei gravissimi danni ambientali in atto, l’anidride carbonica (CO2). Il tutto ottenendo una miscela di gas pulita e riutilizzabile (syngas, che serve a generare potenza, produrre vettori energetici come il metanolo e carburanti sintetici), zolfo elementare (che ha un suo mercato) e acqua. E’ l’idea del Politecnico di Milano che ha brevettato la reazione chimica (CO2 + 2H2S → CO + H2 + S2 + H2O) e l’unità produttiva per realizzarla in modo efficiente: un reattore termico rigenerativo che permette di sfruttare le proprietà riducenti dell’H2S per abbattere la CO2. In sostanza, grazie al brevetto, si ottiene il taglio netto alle emissioni di CO2 negli impianti chimici e la completa rimozione dell’H2S (e quindi consumo contemporaneo di due prodotti di scarto) ottenendo al contempo syngas e sottoprodotti non nocivi e riutilizzabili. Il sistema è applicabile da subito e senza particolari modifiche alla maggior parte degli impianti esistenti. E’ sufficiente infatti sostituire una sola unità, contrariamente ad altre tecnologie che richiedono processi ex novo. La reazione, inoltre, è già applicabile a processi operanti su larga scala e quindi già efficace per un’immediata riduzione della CO2, senza alcuna emissione aggiuntiva o utilizzo sconsiderato di energia. La capacità della reazione di utilizzare lo zolfo contenuto nelle fonti energetiche per ridurre le emissioni è un vantaggio che apre scenari strategici per l’utilizzo di giacimenti di carbone, gas naturale e petrolio particolarmente ricchi di questo elemento chimico e per questo non sfruttati. Giacimenti come quelli del Sulcis in Sardegna o della Val D’Agri in Basilicata, ma anche quelli cinesi dell’Inner Mongolia, (forse i maggiori al mondo per quantità di carbone e contenuto di zolfo), kazaki di Kashagan o canadesi dell’Alberta, diverranno particolarmente appetibili
proprio grazie all’elevata concentrazione di zolfo che gioca un ruolo strategico per la mitigazione degli effetti della CO2. Il taglio netto delle emissioni per i grandi impianti è infatti direttamente proporzionale alla quantità di H2S trattata e può raggiungere anche il 40% per impianti di raffinazione del petrolio, impianti di estrazione e purificazione del gas naturale, impianti di gassificazione del carbone e impianti siderurgici. La CO2 “risparmiata” è anche maggiore dal momento che gli impianti attuali bruciano letteralmente l’H2S perdendo di fatto l’elevato contenuto di idrogeno di tale molecola, producendo anidride solforosa (SO2) e ulteriore CO2. Per esempio, si stima che con tale invenzione, un comune gassificatore di carbone possa produrre energia al 120% delle proprie potenzialità pur producendo il 15% in meno di CO2. Le applicazioni della tecnologia sono molteplici e vanno dalla sintesi del metanolo e dell’ammoniaca, la produzione di acido solforico, le unità di recupero zolfo, il processamento del gas naturale e degli oli pesanti/esausti fino alla raffinazione, alle bioraffinerie e alla produzione di biogas. Sono attualmente avviati diversi test - pilota, come ad esempio la gassificazione di carbone e biomasse al Centro Ricerche Sotacarbo a Carbonia, e sono in via di definizione progetti e partenariati accademico-industriali per accedere a finanziamenti e agevolazioni della Comunità Europea e industrializzare la tecnologia in diverse aree di utilizzo.
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