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Associazione Alzheimer Basilicata: 'non ci private dell'ospedale di Venosa''

5/11/2020

È di pochi giorni fa la triste affermazione del Governatore della Liguria Toti sugli effetti della pandemia sugli anziani definiti “Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”. Così come le tante disquisizioni sulla possibilità di “chiuderli in casa” per proteggerli dal virus. Una visione aberrante che non tiene conto del valore dei nostri anziani, della storia che rappresentano, del ruolo che ancora hanno nella nostra società, della loro dignità e con la loro della nostra.
È evidente che il grande prezzo di questa pandemia anche nella nostra regione lo stanno pagando gli anziani e non solo per il numero dei contagiati e delle vittime ma anche per la mancanza di attenzione che viene rivolta loro.
Focolai nelle case di riposo e nelle RSA nelle quali, evidentemente andava innalzata la soglia delle misure di sicurezza, spostamenti che non tengono conto degli effetti devastanti sulla loro capacità di orientamento e adattamento, strumentalizzazioni da parte di alcuni giornalisti sulla loro condizione.
E non solo, fin dall’inizio dello stato di emergenza per fa spazio alle nuove esigenze di ricovero dei pazienti Covid si è deciso di eliminare alcuni servizi specializzati per la demenza senile ed in particolar modo il servizio dell’Unità valutativa Alzheimer.
Con la ripresa, grazie anche alle numerose sollecitazioni proveniente dai familiari e dell’associazione Alzheimer, il servizio è ripreso nelle tre sedi regionali di Potenza, Venosa e Matera.
Oggi, però, si ripropone ancora una volta l’esigenza di reperire spazi in cui ricoverare i pazienti Covid e nell’individuazione delle sedi si è indicato l’Ospedale di Venosa che, quindi, con molta probabilità sarà completamente dedicato a ciò con la conseguenza dell’interruzione di tutti gli altri servizi compreso quello dell’Unità valutativa Alzheimer (Ceimi) e del Nucleo Alzheimer.
Non sappiamo se e quando avverrà, ma il timore per la soppressione di un presidio così importante e funzionale sul territorio è molto elevata. Una scelta di questo tipo sarebbe scellerata e miope. Eliminare i presidi, significa aumentare spazi di solitudine, rendere difficile la diagnosi e abbandonare ogni possibile progetto di cura o assistenza.
Di fronte ad una già scarsa presenza di servizi sul territorio in una in una regione ultima in classifica per l’assistenza sulle Demenze, ogni giorno si perde un pezzo dell’inviolabile diritto alla salute e si decide di mortificare le esigenze, le aspettative di chi non riesce più a correre alla stessa velocità di una politica senza progettazione e visione, di sacrificare i diritti di chi ormai non ricorda più e spesso resta nel silenzio.
Questa pandemia sta avendo effetti sulla vita relazionale di tuti noi e lascerà lungi strascichi ma non deve e non può lasciare indietro nessuno.
Ogni scelta, pertanto, dovrà bilanciare le diverse esigenze, senza tralasciare i più fragili tra i fragili e mantenendo alta l’attenzione sulle persona con demenza, le loro esigenze e la qualità di vita insieme alla propria famiglia.
Pertanto l’Associazione Alzheimer Basilicata, chiede a gran voce che in caso di chiusura dell’Ospedale di Venosa e di ogni altra scelta relativa ai presidi sanitari e ospedalieri regionali sia comunque garantita la continuità delle Unità valutative Alzheimer anche attraverso la collocazione in spazi diversi da quelli attuali.

Associazione Alzheimer Basilicata
La Presidente
avv.ta Cristiana Coviello



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