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La voce della Politica
| Lomuti: 'Lagonegro un’ospedale allo sbando' |
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6/08/2020 | Problemi strutturali, è dal 2000, da vent’anni che non viene fatto nessun intervento, con la giustificazione che l’ospedale doveva essere costruito altrove, non si è investito nulla, per cui ha deficienze architettoniche, la struttura è fatiscente, c’è un pronto soccorso che è una gabbia, c’è carenza di spazi, sia per le attività ambulatoriali che nella capacità di ospitare i pazienti, le dimensioni dei reparti sono inadeguate, 3 sole camere per 750 partorienti annuali, un obbrobrio, le stanze di degenza sono piccole e specie con le nuove esigenze di distanze di sicurezza, le stanze a 4 posti in realtà potrebbero ospitare solo due persone, quelle da due dovrebbero essere per una sola persona, quindi ci sarà una inevitabile riduzione di posti letto.
Il covid ha accentuato le problematiche legati agli spazi ed ambienti, non ci sono percorsi che tutelano un tracciato di entrata e uscita, si sono inventati un’area pre triage prima di entrare in ospedale, nella zona pronto soccorso, non ci sono i presupposti per un ospedale in totale sicurezza.
Eppure ci sono i 60 milioni di euro accantonati, del progetto, poi messo in disparte per quello che doveva essere il nuovo ospedale, da quelle somme si potrebbe stornare subito quanto necessario per risolvere i problemi strutturali e dare una risposta urgente ai bisogni del presidio.
Poi c’è il grave problema della carenza di personale, stiamo assistendo ad una continua messa in pensionamento di persone che non vengono sostituite, per cui c’è un organico dell’ortopedia che ormai è ridotto a due sole persone e quindi non si potrà più garantire la reperibilità del personale per le urgenze notturne se non per 15 giorni al mese,
C’è il problema dei chirurghi, uno è in pensione dal 1 maggio, un’altro andrà in pensione a febbraio e non ci sarà più un organico che possa garantire interventi, il pronto soccorso ha pure difficoltà di personale, ci sono grossi problemi per riuscire ad organizzare i turni, nonostante stiano utilizzando anche il personale dei reparti.
La problematica inerente gli anestesisti è la più pesante, con il lockdown si sono aperte possibilità per molti di questi di tornare nei luoghi di provenienza con concorsi e mobilità e quindi si sono perse delle unità anestesiologiche, questa situazione in questo momento non permette di attivare le sale operatorie, ci sono difficoltà a fare i turni, e facendo turni aggiuntivi si riesce solo a coprire le emergenze e riuscire a tenere aperta la rianimazione.
Le attività operatorie ordinarie, sono totalmente paralizzate, stanno lavorando con 3 anestesisti in pensione, che hanno fatto una convenzione, e grazie ad un 70 enne che va a lavorare, così si permette all’ospedale di andare avanti ma non si riesce a garantire l’assistenza programmata, ed è stata sospesa tutta l’attività programmata, per queste, le sale operatorie sono e resteranno chiuse e se non si incrementa il personale non apriranno più, infatti si è creato un arretrato spaventoso.
Essendoci, di giorno, un solo anestetista in turno, questo viene dedicato alla rianimazione e urgenze e può succedere in caso di due emergenze di dover intervenire su due sale operatorie in contemporanea, ma questa non può essere la norma per garantire i pazienti ed i sanitari.
infine c’è il tema delle attrezzature, specie in radiologia, in pronto soccorso mancano alcuni ventilatori, la tac non viene sostituita e la risonanza manca.
Eppure l’ospedale di Lagonegro è un punto di riferimento sanitario interregionale, c’è più utenza extraregionale che regionale, proveniente dalla Calabria del nord ovest, Vallo Di Diano e Basso Cilento, non solo perchè Polla è dimensionato o per demerito degli altri ospedali, ma anche per la capacità dei medici, ad esempio ci sono dei bravi ortopedici, la cardiologia, o il punto nascita che è in crescita del 40% e di cui il 75 % proviene da fuori regione, da 470 parti annuali si prevede per fine anno di arrivare a quota 700 un aumento in controtendenza su tutta Italia, grazie all’impegno dei sanitari, l’ospedale si sta caratterizzando molto dal punto di vista materno ed infantile.
L’ospedale di Lagonegro ha un bacino d’utenza che arriva sino a Belvedere e Cetraro (che ha cessato l’attività), e d’estate deve anche garantire l’assistenza a decine di migliaia di turisti che si aggiungono alla popolazione ordinaria.
L’immigrazione sanitaria vuol dire entrate nelle casse della Sanità Lucana, così come offrire una sanità efficace crea tranquillità al turista e rende più attrattivi i nostri territori.
Lagonegro è un riferimento nonostante le difficoltà, però se non si danno risposte poi la gente sarà costretta a rivolgersi altrove.
La situazione è drammaticamente chiara, eppure c’è mancanza di visione, mancanza di un progetto, la politica regionale è incapace, non riescono a capire, il San Carlo è un muro che ha fagocitato tutto, le aziende non si parlano, ne si interviene sugli assurdi sistemi gestionali amministrativi che vede stranezze, come l’edilizia sanitaria dell’ospedale di Lagonegro ancora in capo all’ASP, con progetti, progettisti, lavori che vengono effettuati dall’ASP, mentre il presidio è del San Carlo.
Si potrebbero fare facili convenzioni tra Asp, Asl e San Carlo e collaborare e coordinarsi per iniziare a risolvere i problemi di personale, invece tutto è bloccato, ed in maniera semplicistica preferiscono rispondere suggerendo di chiudere la rianimazione (chiudere la rianimazione è l’opposto di quello che si dovrebbe fare, visto che ovunque in base alle ultime indicazioni si deve invece aumentare la rianimazione) ed infine bisognerebbe anche saper ascoltare i sanitari locali che vivono quotidianamente le criticità.
Non si può essere marginali, periferici per ogni cosa e dare priorità sempre e solo al San Carlo di Potenza, e poi pensare al resto, non si può considerare di depotenziare al massimo le periferie, che invece hanno un ruolo nel territorio, a cui devono dare delle risposte e poi ci sono delle patologie per cui l’ospedale è un riferimento, ci sono situazioni un pò complicate come gli anziani che necessitano della terapia intensiva altrimenti non si possono operare, ne si può pensare di fare un trasferimento continuo di pazienti anziani da paesi remoti della Basilicata per andare a Potenza, è una cosa illogica; ne si possono trasferire quel centinaio di pazienti in lista d’attesa per essere operate a Potenza dove sono già saturi, altrimenti si mandano fuori regione creando emigrazione sanitaria con i costi che comporta, quello che si stà verificando a Lagonegro è paradossale.
Bisogna al più presto assumere, fare concorsi stabilizzare il personale, l’importante è dare alla persone la possibilità di fare un’appendice, una cisti ovarica, una laparoscopia, varici, colicisti, protesi al ginocchio, garantire l’assistenza programmata, non si può pensare di far aspettare 8 mesi per una cisti e semmai dopo scoprire che la cisti ovarica è un tumore.
Non si pensa al benessere die cittadini ma si pensa ad altro. Altrimenti alcune scelte sono inspiegabili. La situazione è critica, il problema non è ancora scoppiato solo perchè tutti i sanitari stanno facendo qualcosa in più, pero ci si rende conto che questo non può durare in eterno, siamo quasi ad un punto di non ritorno.
Sen. Arnaldo Lomuti
Commissione Giustizia
Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite rifiuti e illeciti ambientali
Vicepresidente Gruppo parlamentare M5S Senato |
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