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Epatite A, nessuna emergenza in Basilicata: cinque ricoverati al San Carlo, casi in aumento tra Napoli e Latina

24/03/2026



Nessuna emergenza in Basilicata, dove sono attualmente cinque i pazienti ricoverati per epatite A all’ospedale San Carlo di Potenza, con un quadro clinico sotto controllo. “La situazione è tranquilla e uno dei pazienti sarà dimesso proprio oggi”, ha spiegato alla Tgr Basilicata Maria Frontuto, direttrice dell’Unità operativa complessa di Malattie Infettive. La specialista ha ricordato che l’epatite A è un’infezione del fegato causata dal virus HAV, caratterizzata nella maggior parte dei casi da un decorso autolimitante, che tende cioè a risolversi spontaneamente senza complicazioni. La dottoressa ha inoltre invitato alla vaccinazione, in particolare per i soggetti fragili o con patologie epatiche pregresse, sottolineando l’importanza della prevenzione.
Intanto resta alta l’attenzione anche in Campania, dove sono 70 i pazienti ricoverati nei reparti di degenza dell’ospedale Cotugno di Napoli e altri otto sono in pronto soccorso. I dati diffusi dalla Direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli evidenziano un lieve incremento dei contagi rispetto al bollettino precedente, ma senza condizioni cliniche di particolare gravità. Un aumento dei casi si registra anche in provincia di Latina, con 24 segnalazioni complessive distribuite tra Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola e Terracina, dove sei persone risultano ricoverate in reparti ordinari.
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato che si trasmette per via oro-fecale, attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati oppure tramite contatto stretto con una persona infetta. Il virus può essere presente nell’organismo già diversi giorni prima della comparsa dei sintomi, con un periodo di incubazione compreso generalmente tra 15 e 50 giorni. I sintomi più comuni comprendono febbre, malessere generale, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero, mentre nei bambini l’infezione può manifestarsi anche senza segnali evidenti.
Tra i principali fattori di rischio vi è il consumo di cibi crudi o poco cotti, in particolare molluschi bivalvi come cozze, vongole e ostriche, che possono accumulare particelle virali filtrando acque contaminate. Gli esperti raccomandano di evitare alimenti non adeguatamente cotti e di adottare corrette norme igieniche, come lavare accuratamente le mani prima di mangiare o cucinare, separare alimenti crudi e cotti e sanificare superfici e utensili da cucina. Misure semplici ma fondamentali per ridurre il rischio di contagio e contenere la diffusione del virus.




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