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Covid e tamponi: l'incredibile storia di una infermiera della Val D'Agri

29/03/2020



Domanda: “Lei ha una sintomatologia riconducibile al Covid?”. Risposta: ‘’Sì, ed anche mia figlia. Inoltre sono stata a diretto contatto con una signora contagiata e deceduta ieri”. Domanda: “Le è stato fatto il tampone?”. Risposta: ‘’No, nonostante lo stia chiedendo da giorni”.
La storia di una infermiera 45enne della Val D’Agri ha dell’incredibile e rischia di finire nel calderone delle storie di cittadini che aspettano tanto, a volte troppo prima di avere la possibilità di essere sottoposti a tampone. Ma andiamo con ordine. Raggiungiamo la signora telefonicamente. Si trova in casa, in quarantena, assieme a tutta la sua famiglia, marito e tre figli.

Da dove partiamo?
Da venerdi 13 marzo. Avevo il turno di notte, sono andata a lavorare all’ospedale di Villa d’Agri e in stanza ho trovato una paziente di Paterno, una signora di 86 anni. Ero io assieme alla mia collega. Non avevamo i dispositivi di protezione. Da allora abbiamo assistito la paziente per tutta la settimana. Era il reparto di chirurgia.
E cosa è successo dopo?
E’ successo che alle dimissioni, dopo una settimana, è stato fatto il tampone alla signora, che è risultata positiva.
Noi stiamo parlando di una signora, poi ricoverata al ‘’San Carlo’’ di Potenza, che purtroppo ieri è deceduta?

Sì.
Cosa è successo dopo?
Dopo tre giorni ho cominciato ad avere sintomi. Prima è comparsa una febbricola, poi la tosse. Dopo pochi giorni gli stessi sintomi ha cominciato ad avvertirli mia figlia.

Quanti anni ha sua figlia?
Sedici. Appena ho cominciato ad avere la tosse ho avvisato subito i miei responsabili raccontando loro quello che mi stava succedendo. Ovviamente ho seguito la procedura esterna, non potendo né volendo recarmi in direzione vista la sintomatologia. Ho chiamato il medico di famiglia il quale ha avvisato l’ufficio igiene. Ho smesso immediatamente di andare a lavorare e mi sono messa in quarantena ancora prima di avvertire i sintomi, perché comunque ero stata a contatto con la signora risultata positiva. Il medico dell’ufficio igiene, devo dire sempre con grande disponibilità, mi ha contattata informandosi sul mio stato di salute e prendendo i nominativi di tutti i miei familiari rassicurandomi che a breve sarebbero venuti per il tampone.
E poi?
E’ passato il primo giorno, il secondo, il terzo, ed anche mia figlia ha cominciato ad avere sintomi. Fino a che una sera ha avuto una vera e propria crisi asmatica. Ho contattato il medico di famiglia che mi ha fatto praticare cortisone e quanto necessario (fortunatamente avevo tutto in casa) e proprio il medico di famiglia ha ricontattato l’ufficio igiene e sono stata nuovamente ricontattata. Io voglio che si evidenzi la loro grandissima disponibilità, su di loro non ho nulla da dire, ma mi sembra davvero che siano impotenti.

Ha avvertito una indisponibilità, diciamo così, ai ‘’vertici’’?
Sinceramente sì. Il responsabile dell’ufficio igiene territoriale è stato di una disponibilità enorme. Però a monte evidentemente qualcosa non funziona.

Quanti giorni sono passati?
Una decina di giorni. Io mi comporto, ormai, come se fossi positiva. Ma nessuno mi ha fatto il tampone. E’ assurdo. E se non basta il fatto di avere sintomi e di essere stata a contatto con una signora positiva, purtroppo poi deceduta, c’è anche un altro aspetto: la mia collega di turno è risultata positiva. La probabilità che io non sia positiva è quasi pari a zero.

Come mai alla sua collega hanno fatto il tampone?
Perché lei non essendo sintomatica inizialmente ha potuto fare i tamponi in direzione. Io, invece, correttamente, con qualche decimo di febbre, sono rimasta subito a casa. Dopo l’ennesima chiamata e dopo un mio sfogo, tra l’altro, pochi giorni fa mi chiamano finalmente dall’ufficio igiene di Potenza per dirmi, testualmente: ‘’ci dai la tua data di nascita e l’indirizzo? Stiamo venendo a fare il tampone.
Quando è successo questo?
Giovedi scorso, 26 marzo. Mi hanno chiamata alle 11. Ho aspettato tutto il giorno e non sono mai venuti. Mi piacerebbe sapere se sono partiti almeno da Potenza e, nel caso, dove sono andati. Spero che almeno siano andati da qualcun altro che ne aveva realmente bisogno.


Mariapaola Vergallito




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