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''Mamma Olimpia in attesa di giustizia continua a subire ingiustizie''

17/02/2020



''Seppur la vicenda non ha mai avuto il giusto risalto mediatico, probabilmente per timore reverenziale nei confronti del massimo potere nazionale che è la magistratura, in molti hanno seguito la terrificante vicenda giudiziaria, impropriamente denominata “il caso dei fidanzatini di Policoro”. E in molti, in diverse parti d’Italia, hanno dato pieno sostegno alla signora Olimpia, alla quale, la notte del 23 Marzo del 1988, venne strappato il figlio Luca, il cui corpo fu rinvenuto inerme, affianco a quella della ragazza che all’epoca frequentava, all’interno di una stanza da bagno.
Imbattendomi in quella vicenda 6 anni dopo, ho tentato di far emergere la verità, opponendomi con tutte le forze a perizie palesemente false o scientificamente errate, ma tutte concordi nel classificare l’evento come morte accidentale, prima dovuta all’elettrocuzione, poi all’avvelenamento da monossido di carbonio, per poi, come in un orrendo gioco dell’oca, ritornare all’elettrocuzione e infine nuovamente al monossido di carbonio.
Persi la battaglia e, dopo aver avuto l’ardire di avviare indagini sui “notabili togati” del posto, ottenni un pacchetto regalo con avvisi di garanzia e annesso trasferimento.
Ma non è di questo e tantomeno di me che voglio parlare.
La vera vittima di questa storia assurda, destinataria di una giustizia negata, è indubbiamente la signora Olimpia. Una madre che ancora oggi non si rassegna e manifesta il suo dolore, composto e dignitoso, in ogni palco possibile. Un vero esempio di dolce e fiera tenacia.
Ebbene, le brutte notizie per lei non sono ancora finite.
La Corte di Appello di Potenza nei giorni scorsi l’ha condannata al pagamento di quasi 7.000 euro quale parcella in favore dell’avvocato che, all’epoca dei fatti, la difendeva quale “persona offesa” (e al quale erano stati già elargiti quasi 5.000 euro), a cui va aggiunta la condanna al pagamento di ulteriori 3.700 euro quali “spese processuali”.
Sia ben chiaro, gli avvocati che tutelano i nostri diritti devono essere pagati, e più è gravoso il loro impegno e validi i risultati, e maggiore deve essere la ricompensa. Ma nel caso di Olimpia mi sfugge sia l’impegno sia, soprattutto, i risultati conseguiti.
Per esempio, sono stati bravissimi gli avvocati che hanno difeso e fatto assolvere il medico legale che quella notte non svolse alcuna ispezione cadaverica e, senza neanche aver esaminato i corpi, certificò la morte per elettrocuzione, ignorando la profonda ferita lacero contusa sulla nuca della ragazza e le lesioni sul corpo di Luca.
Sicuramente valenti sono stati gli avvocati che hanno fatto assolvere il pretore onorario che quella notte intervenne sulla scena del crimine, addebitando frettolosamente la causa della morte alla potente scarica elettrica di un caldobagno, risultato successivamente perfettamente funzionante, e, senza neanche porsi il dubbio sul perchè il salvavita non fosse scattato, chiese l’immediata sepoltura senza disporre l’autopsia.
E che dire degli avvocati che hanno difeso e fatto assolvere il Maresciallo dei carabinieri, Comandante della Stazione, che eseguì il sopralluogo senza accorgersi che la scena del delitto era stata palesemente modificata e i corpi più volte spostati?
Abilissimi, poi, sono stati gli avvocati che hanno difeso il consulente tecnico della procura, il quale, per far risultare la morte per elettrocuzione dovuta ad un punto luce mal disattivato, falsò la perizia arrivando a snastrare lui stesso i fili elettrici, facendo così credere che fossero ancora in funzione. Quel perito non solo non fu mai indagato e il reato andò in prescrizione, ma nessuno gli chiese mai per quale motivo si era spinto a tanto.
Analogamente ineccepibili furono infine gli avvocati che hanno difeso e fatto assolvere il Sostituto Procuratore di Matera, titolare dell’indagine, per le sue inadempienze.
Bravi, bravissimi, eccellenti giuristi! Loro sì che meritano una parcella esosa.
Ma l'avvocato che ha “difeso” Olimpia, di grazia, che ha fatto per pretendere siffatta somma? Come si è opposto alle suddette nefandezze perpetrate per nascondere una verità forse troppo scomoda?
La stessa Corte di Appello di Potenza non ha potuto non evidenziare l’inefficacia dell’azione difensiva, sentenziando che quanto asserito dall’avvocato in merito al suo operato “non corrisponde alle attività effettivamente espletate”. Ha finanche bacchettato il legale per aver addirittura “omesso nella richiesta alla procura di essere informato sull’eventuale archiviazione del caso”. Ha anche ridotto della metà la pretesa iniziale, ritendo la parcella eccessivamente onerosa.
Malgrado ciò, Olimpia deve ugualmente pagare le spese legali e quelle processuali per aver inutilmente preteso la verità sulla morte del figlio.
E così, in attesa di una giustizia che mai arriverà, Olimpia ancora oggi subisce puntualmente aberranti ingiustizie''.


Salvino Paternò

nel 1988 era capitano dei carabinieri. Non ha mai smesso di raccontare la sua verità, le tante ombre e lacune, convinto anch’egli che non sia stata mai fatta veramente giustizia.



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