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Dal Pollino per l'Apollo: l'altro lucano ''sulla Luna''

16/07/2019



Nella tarda mattinata del 16 luglio di 50 anni fa il mondo intero si preparava a volgere lo sguardo verso il cielo. Dal Kennedy Space Center era appena partita la navicella spaziale Apollo 11 che, appena 4 giorni dopo, avrebbe portato Neil Armstrong prima e, appena dopo, Buzz Aldrin a toccare il suolo lunare. La Basilicata celebra, forse come pochi al mondo oltre, naturalmente, agli Stati Uniti, questo importante anniversario e lo fa ricordando la straordinaria storia, raccontata tanto bene da Renato Cantore, di Rocco Petrone, l’uomo del ‘’go’’, il lucano originario di Sasso Di Castalda che, più di tutti, si portò sulle sue grandi spalle la responsabilità di quella missione. Ma la Basilicata, se è possibile, fu ancora più protagonista di quell’evento straordinario. E lo fu grazie ad un figlio del Pollino, della grande montagna dedicata proprio al Dio che ispirò la corsa americana verso la luna: Apollo. Lui è Joseph Tufaro, oggi ultranovantenne, nato appena due anni dopo Rocco Petrone. Joseph è figlio di Francesco Tufaro e di Maria Oliveti di Terranova di Pollino, emigrati a New York nel 1926,dove due anni dopo sarebbe nato il futuro ingegnere aeronautico-spaziale. Inizialmente fu assunto nella Grumman Corporation Aerspace Sistems, con sede a Bethpage, New York, azienda che progettava, costruiva e collaudava i moduli lunari per la Nasa. Successivamente, la Nasa stessa incorporò l’azienda e, quindi, Tufaro divenne automaticamente dipendente. “Io ho lavorato nella parte forse più delicata del LM- aveva spiegato in una intervista di qualche anno fa rilasciata a Giovanni Labanca(clicca qui per leggere l’intervista)
- Ero nella “porzione” dell’abitacolo dove era collocata la strumentazione con tutti i cablaggi relativi e, quindi, ho dovuto letteralmente spremere le meningi per “creare” dei sistemi quanto più ridotti possibile. E’ stato un lavoro fantastico per quei tempi. Con il direttore Petrone, pur conoscendolo, ho avuto pochi rapporti, perché noi operavamo lontano da Houston e facevamo un lavoro diverso che non favoriva la nostra amicizia, al contrario di come avveniva con gli astronauti che si addestravano con noi ogni giorno”. E, rispetto alla possibilità di tornare nuovamente sulla Luna: “Per me, non c’è nessun motivo per tornare sulla Luna- aveva detto- Non ci sono più né i presupposti politici né tecnici del 1969, tanto meno quelli economici. Però, non si può mai dire mai. Condivido, però, l’attività spaziale di oggi. L’uomo, del resto, non si può fermare mai, come non ci fermammo noi, altrimenti il progresso non sarebbe mai arrivato”.


Mariapaola Vergallito



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