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Cavallo (Cisl): ''La Basilicata ha bisogno di una politica industriale organica che vada oltre l’emergenza''

26/02/2026

«La Basilicata ha attraversato negli ultimi decenni fasi complesse di trasformazioni industriali e occupazionali, segnate da crisi profonde che hanno messo alla prova la capacità del territorio di mantenere i livelli occupazionali e una stabile traiettoria di crescita e sviluppo. Alcuni poli produttivi storici sono stati duramente colpiti, creando impatti sociali ed economici che ancora oggi si riflettono sul tessuto regionale». È quanto dichiara il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo che torna a sollecitare l’avvio del confronto con la Giunta regionale su una politica industriale organica che sappia andare oltre la gestione delle emergenze. Paradigmatico in tal senso, secondo il segretario della Cisl, è il caso del polo automotive di Melfi, uno dei principali asset industriali della Basilicata, che «sta attraverso un periodo di prolungata difficoltà dovuta alla instabilità del quadro normativo europeo sulla transizione alla cosiddetta mobilità elettrica, con ripercussioni che sono state particolarmente pesanti sulle aziende dell’indotto. Le vertenze aperte negli ultimi anni – prosegue Cavallo – hanno evidenziato la necessità di accompagnare il cambiamento tecnologico con politiche attive per la formazione dei lavoratori e per la riqualificazione delle competenze e con un approccio non ideologico alle politiche di transizione ambientale. Il cambio di passo a livello europeo e il nuovo management Stellantis fanno ben sperare, ma la strada da percorre è ancora molto lunga».

Nel suo ragionamento il segretario della Cisl lucana cita un altro storico fiore all’occhiello della manifattura lucana: il distretto interregionale del mobile imbottito, un tempo simbolo di eccellenza e icona globale del Made in Italy, oggi ridotto al lumicino, con molte aziende chiuse e una filiera fortemente indebolita. Una crisi che «ha generato perdita di posti di lavoro, ha disarticolato le reti produttive e indebolito la capacità di attrarre investimenti, accentuando lo spopolamento dei territori coinvolti. Altre vertenze emblematiche hanno evidenziato i limiti delle risposte frammentate e della mancanza di strategie industriali di lungo periodo. La chiusura di stabilimenti, la riduzione dei livelli occupazionali e la gestione emergenziale delle crisi hanno avuto ricadute non solo sui lavoratori, ma anche sulle comunità locali e sulle economie territoriali. Allo stesso tempo, le estrazioni petrolifere risentono fortemente delle oscillazioni del mercato e non hanno finora prodotto le auspicate ricadute sul territorio in termini di investimenti e occupazione, anche in direzione della decarbonizzazione e dello sviluppo delle energie rinnovabili».

Secondo il segretario della Cisl «queste esperienze mettono in evidenza la necessità di una gestione coordinata e strutturata delle crisi industriali, che superi la logica emergenziale e miri a costruire resilienza, innovazione e sostenibilità per il sistema produttivo regionale. La Cabina unica sulle crisi industriali, che come Cisl proponiamo, rappresenta uno strumento fondamentale in questo senso, perché permette di concentrare competenze, risorse e politiche in un unico organismo di governance, capace di monitorare i settori strategici, prevenire i rischi e intervenire con azioni mirate. Parallelamente, occorre delineare una strategia industriale di ampio respiro che sappia immaginare e gettare le basi del modello di specializzazione produttiva del futuro. Questa visione – spiega Cavallo – si propone di rafforzare i settori tradizionali, accompagnando la loro transizione verso modelli più sostenibili e tecnologicamente avanzati, e di stimolare l’innovazione in nuovi comparti strategici, dalla mobilità elettrica alla green economy, dalla manifattura digitale alle tecnologie per l’ambiente. L’obiettivo è creare un ecosistema industriale regionale più resiliente, competitivo e capace di generare occupazione stabile e di qualità. In questo quadro, la strategia deve basarsi su alcuni pilastri: investimenti in formazione e riqualificazione dei lavoratori; sostegno alla ricerca e sviluppo; promozione dell’innovazione tecnologica e organizzativa nelle imprese; sviluppo di filiere locali integrate e valorizzazione delle eccellenze produttive della Basilicata. Solo con un approccio sistemico sarà possibile evitare che nuove crisi industriali abbiano gli stessi effetti devastanti del passato».

Per il segretario della Cisl lucana una politica industriale organica deve lavorare su due livelli: «Accanto alla tutela di ciò che esiste, occorre anche il coraggio di costruire qualcosa di nuovo e sostenere la nascita di settori industriali strategici, orientati alla sostenibilità ambientale, alla digitalizzazione e all'innovazione tecnologica. Questa è una condizione imprescindibile per non restare indietro nei prossimi decenni. Tutto questo, però, può funzionare solo se si supera la logica dei silos e si sposta la logica della interazione nella consapevolezza che una programmazione davvero efficace richiede collaborazione pubblico-privato e il coinvolgimento attivo dei territori, perché le strategie industriali calate dall'alto, come ampiamente dimostra il passato, rischiano di non incontrare mai la realtà di chi ogni giorno ci lavora», conclude Cavallo.



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