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Referendum giustizia, Angelo Summa (Spi Cgil): ''No per difendere Costituzione e diritti''

26/02/2026

“Porteremo avanti fino in fondo la battaglia in difesa della Costituzione a garanzia dei diritti degli italiani e delle italiane. Se uno dei poteri viene subordinato al potere politico, come vorrebbe questo governo con il Referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo, significa scardinare la nostra Costituzione e annullare quel diritto universale dell'articolo 3 per il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”. Lo ha detto il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata all’assemblea generale del sindacato dei pensionati della Cgil lucana che si è svolta ieri a Potenza. All’ordine del giorno le ragioni del No al referendum sulla riforma della giustizia. “Il Governo Meloni – ha aggiunto Summa – usa il tecnicismo della separazione delle carriere e la modifica organizzativa, con la divisione in due del Consiglio superiore della magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare per indebolire la magistratura, dividerla e renderla meno autorevole, in modo da invertire l'equilibrio dei poteri. Attraverso le nomine politiche, inoltre, potranno utilizzare tutti gli aspetti disciplinari per punire i magistrati e assoggettarli al potere politico. Avremo quindi una giustizia classista, debole con i forti e forti con i deboli, con i cittadini comuni. Il vero obiettivo di questo governo, l'anima di questa riforma è proprio la rottura di equilibrio dei poteri su cui si fonda la nostra Carta costituzionale e la nostra democrazia. Questo Governo vuole le mani libere per poter avere più potere e non essere controllato. Un disegno in continuità con l'autonomia differenziata e il premierato”. Da qui l’appello al voto: “Siamo di fronte a una delle riforme più pericolose della storia della nostra Repubblica – ha detto - ed è per questo che il 22 e il 23 marzo dobbiamo recarci alle urne e votare no, perché questa riforma tende a una torsione autoritaria, minando profondamente l'anima della nostra Carta costituzionale: quando il potere esecutivo ritiene di accentrare tutto a se stesso, non riconoscendo nessun altro potere, vuol dire che la Carta costituzionale non esiste più”.

Un altro diritto universale è inoltre per Summa già compromesso nel Paese e in Basilicata: il diritto alla salute. “La sanità – ha sottolineato - è la vera sfida: lo Spi e la Cgil sono impegnati a livello nazionale per una proposta di legge di iniziativa popolare con la quale chiediamo un aumento della spesa sulla sanità pubblica dal 6% del PIL al 7,5%, nella media degli altri Paesi europei. La sanità pubblica è in una condizione di insostenibilità perché la sanità privata ha assunto ormai una dimensione abnorme. La sanità privata ha assunto un peso rilevante con i suoi 40 miliardi, divenendo strutturali. Di conseguenza le persone, che non trovano risposta nella sanità pubblica, sono costretti a rivolgersi alla sanità privata, dove maggiori risorse significa anche maggiore disponibilità di medici. Come Spi Cgil apriremo pertanto una vertenzialità a livello nazionale quanto a livello territoriale. Lunghe liste d'attesa, smembramento del territorio: è evidente che in Basilicata c'è una sanità raccontata e una sanità reale, che ormai è in una fase di accentramento solo nei presidi ospedalieri due capoluoghi. E il nuovo piano sanitario presentato dall'assessore regionale Cosimo Latronico non dà nessuna traiettoria, non c'è nessuna riforma organizzativa, solo obiettivi di salute. Lo chiamano piano sanitario, ma di piano sanitario non c'è nulla. Come Spi Cgil avvieremo pertanto una mobilitazione e apriremo una vertenzialità affinché si mettono risorse su queste questioni”.




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