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''Tagli PAC sì, Tagli PAC no: il tormentone del 2025''

24/11/2025

Si profilano grossi tagli, circa il 20%, guarda caso sempre all’anello più debole della catena: l’agricoltore. Questi tagli devono essere respinti con forza, ma a mio avviso i fondi che la UE attualmente elargisce dovrebbero essere redistribuiti, riequilibrati e mirati verso chi effettivamente produce, sta nei campi e realizza una produzione per il mercato, operando in modo professionale e come fonte di reddito per la propria famiglia.

Una prima selezione mirata dei beneficiari dovrebbe partire dai vari attori a monte dell’agricoltore, a partire dalle OP che percepiscono lauti contributi quando un agricoltore fa investimenti attraverso i programmi operativi della cosiddetta OCM. L’OP di riferimento prende il 50% secco sulla somma a lui spettante, e con il restante 50% l’agricoltore deve pagare un ingegnere o un tecnico per il progetto dell’opificio, poi un commercialista per il business plan, cioè uno studio di fattibilità economica, per accedere ai fondi pubblici e affrontare altre spese generali.

Considerando tutte queste spese, all’agricoltore per il costruendo opificio rimarrebbe un 25/30% (se va bene). Se potesse rivolgersi a un libero professionista, pagherebbe una parcella che non supererebbe il 10% IVA inclusa, e così all’agricoltore rimarrebbe circa il 40% del contributo netto. Perché non modificare queste norme? Perché non trovare una via diretta per veicolare fondi a favore dell’agricoltore?

Sarebbe utile che gli ordini professionali promuovessero una campagna, analoga a quella realizzata quando AGEA ha tolto i fascicoli aziendali per darli solo ai CAA, per snellire le procedure di concessione dei contributi agli investimenti a favore delle imprese.

Un’altra norma da rivedere riguarda i contributi dello Sviluppo Rurale (FEASR), strumento finanziario dell’UE che sostiene lo sviluppo delle aree rurali, la competitività del settore agricolo e forestale, la gestione delle risorse naturali e la diversificazione dell’economia rurale. Come principio è giusto, ma nei fatti molte risorse vanno a soggetti non agricoli e non raggiungono le imprese.

Ci sono troppi beneficiari non agricoli: dai GAL ai comuni e ad altri enti pubblici e privati. In alcuni casi i fondi vengono spesi con dubbia efficacia, ad esempio per sagre e convegni, operazioni che nulla hanno a che fare con le attitudini e le aspirazioni di un’azienda agricola, mortificando il lavoro e le aspettative degli imprenditori.

Forse qualcuno non sa quanta rabbia prova un agricoltore nel vedere i fondi destinati a lui spesi male. Oggi, a ciò si aggiungerebbe la beffa di un taglio PAC del 20% e, dal 2032, l’esclusione dai pagamenti diretti per i pensionati, mentre l’INPS richiede comunque agli agricoltori attivi anche se pensionati il pagamento dei contributi personali. Paradosso che fatica a trovare uguali.

Giuseppe Corrado

Agricoltore Nova Siri (MT)



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