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''La raccolta delle olive compromessa dai cinghiali e dalla siccità''

10/11/2025

Con l’arrivo dell’autunno, molte aziende agricole e molte famiglie di lucani hanno iniziato o stanno programmando l’inizio della raccolta delle olive. Questa è stata un’annata di siccità su tutto il territorio regionale e soprattutto negli areali privi di fonti idriche per il supporto irriguo alla coltivazione. Talmente è stata grave la carenza di precipitazioni che si è avuta la perdita di quantità e di qualità del prodotto, oltre ad una gravissima sofferenza per le piante, al punto da determinare un probabile danno anche per l’annata prossima. Su nostra proposta, il Consiglio comunale di Tursi ha deliberato nella scorsa seduta la richiesta dello stato di calamità naturale.

Come se non bastasse già la calamità climatica, che è per sua natura soggetta a manifestazione con una determinata probabilità e che in un periodo medio lungo l’agricoltore può preventivare, si aggiunge la certezza (non il rischio) di subire i danni diretti ed indiretti da parte dei cinghiali. Si può notare dal video: i cinghiali durante la ricerca del cibo realizzano enormi buche sotto le piante che rendono impossibile il transito meccanizzato durante le pratiche agronomiche, che rendono difficoltose le pratiche di raccolta al punto da compromettere le condizioni di sicurezza per il lavoratore, che danneggiano l’apparato radicale della pianta arrecando lesioni soggette a possibili inoculi di patogeni, che si cibano del prodotto prelevandolo direttamente dalla pianta, che defecano in prossimità della pianta imbrattando le reti usate per la raccolta e tanto altro ancora.

Non ci sono più parole per denunciare quanto sia grave la situazione. E i colpevoli non sono i cinghiali. I colpevoli sono gli uffici regionali che gestiscono la problematica con la sufficienza e la superficialità di chi è inconsapevole di quello che accade fuori dai palazzi e di chi è responsabile dell’acuirsi della problematica e fa di tutto per negare lo stato di emergenza che gli uffici stesso hanno contribuito ad aggravare.

Gli strumenti normativi ci sono per realizzare un depopolamento massivo del cinghiale ed è riscontrabile la concatenazione di eventi per giustificare tale intervento. Il quadro normativo permette la riduzione fino all’80% della popolazione di cinghiali da realizzarsi nel più breve tempo possibile perché solo così si potrà avere una numerosità di selvatici tale da poterla gestire con gli strumenti ordinari. Una cosa è gestire 100 mila cinghiali, una cosa è gestirne 10 mila. Perché 100 mila cinghiali riproducendosi in un anno potrebbero raddoppiarsi e diventare 200 mila, mentre 10 mila cinghiali non potrebbero mai raggiungere nell’arco di un anno un numero tale, al punto da diventare ingestibile.

Mancano politici veri che hanno le competenze per imporsi nei confronti di uffici distratti da altro. E il conto continuano a pagarlo gli agricoltori e i cittadini, non solo in termini di danni patrimoniali, ma anche di rischio per la propria incolumità.


Antonio Di Matteo, Segretario di MuoviAmo Tursi



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