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Centrale del Mercure: 'Voi da che parte state?'

11/01/2025

Lo scorso anno, con una scelta coraggiosa, il governatore della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha riconosciuto che la centrale a biomassa del Mercure, un tempo di proprietà dell’Enel e ora di Sorgenia, non può stare nel Parco del Pollino.
Sembrerebbe una ovvietà e pure ci sono voluti anni per ammettere che un impianto simile non avrebbe mai dovuto essere autorizzato perché, come ebbe già a ritenere l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Potenza, è contrario all’idea stessa del Parco, al turismo e all’agricoltura di qualità cui si era inteso indirizzare lo sviluppo dell’area, all’ambiente, alla salute dei residenti.
Del resto, ove non fosse bastato il buon senso, c’era la Legge a vietarlo ed infatti per ben due volte le autorizzazioni sono state annullate, dai giudici del TAR Calabria e del Consiglio di Stato; non si dimentichi che l’impianto è stato poi messo in esercizio solo perché intervenne una deliberazione del Consiglio dei Ministri, a guida Matteo Renzi, di autorizzazione in deroga alla prescrizione del Piano del Parco che fissava in 3 MW la potenza massima consentita (la centrale ha invece una potenza di 41 MW).
Il tempo ha dato ragione a chi si opponeva, perché è evidente la ferita letale inferta al territorio e alle comunità, a fronte della quale vi sono solo qualche decina di posti di lavoro, altro che i mille (vi ricordate?) di cui ancora, senza imbarazzo, si continua a parlare; in più, ma solo ai Comuni “virtuosi” che ne hanno sposato la causa, sono state elargite le compensazioni economiche, che avrebbero dovuto essere spese per mitigare gli effetti ambientali dell’impianto (ma non consta che ciò sia avvenuto). Si tratta comunque di spiccioli a paragone di quanto guadagnato bruciando centinaia di migliaia di tonnellate di biomassa e immettendo nell’aria che respiriamo diossina, polveri sottili e pericolosi inquinanti, cui aggiungere quelli delle centinaia di autotreni che quotidianamente trasportano la biomassa (altro che impianto a zero CO2!).
Non si conosce la consistenza della biomassa, la sua provenienza, i livelli di diossina prodotti, gli effetti dell’inquinamento sulla nostra salute. Come non si conosce quale sia la tecnologia impiegata (nonostante il Consiglio di Stato avesse imposto di utilizzare la migliore possibile al fine di abbattere almeno del 20% l’inquinamento prodotto) e nemmeno se e quando sono sostituiti i filtri.
Ebbene, nonostante la Regione Calabria non abbia inteso porre fine a tutto questo ma solo ridurne un po' gli effetti prevedendo che la centrale possa continuare il suo esercizio ma ridimensionandone la potenza da 41 MW a 10 MW (comunque una enormità), è subito partita la controffensiva, con una campagna stampa in cui si magnifica della qualità dell’impianto, con l’alzata di scudi dei Comuni che ricevono le compensazioni, con l’impugnazione in sede giudiziaria della legge regionale che ha ridotto il limite di potenza assegnando il termine di sei mesi per adeguarsi, con, infine, la presentazione di una proposta di legge che vuole subito abrogare quella (ancora inapplicata) di ridimensionamento.
Questa proposta, firmata da alcuni consiglieri regionali che vogliono che tutto resti immutato, è stata istruita, con straordinaria velocità, il 07 del corrente mese presso la VI Commissione. Nessun interesse né volontà di ascoltare ragioni contrarie. Ed infatti, sono stati auditi, con tutte le attenzioni, i Comuni che ricevono le compensazioni e gli imprenditori del settore; non sono stati ricevuti, invece, né le tante associazioni né i Comuni di Rotonda e Viggianello, che le compensazioni hanno sempre rifiutato, che intendevano esporre le legittime preoccupazioni delle comunità.
Le quali, per la stragrande maggioranza, anche nei Comuni che ricevono le compensazioni, sono contrarie all’impianto ma lo subiscono, sfiduciati, incapaci di opporsi.
In tutto ciò, mentre va riconosciuto il merito del governatore Occhiuto, grande assente è la Regione Basilicata, la cui posizione a riguardo non è ancora pervenuta, lasciando soli i suoi Comuni e consentendo che il Parco non abbia ancora un presidente che possa ricondurlo a quella che dovrebbe essere la sua naturale funzione, assolutamente non perseguita da anni.
Di nuovo, tocca scegliere da che parte stare: dalla parte di chi coltiva un suo interesse imprenditoriale, in sé legittimo ma non se ottenuto a scapito degli altri, di chi crede che tutto possa essere monetizzato, anche i danni all’ambiente e alla salute, di chi fa calcoli elettorali, incurante degli effetti delle sue scelte; oppure dalla parte di chi crede che l’interesse generale debba sempre prevalere su quello di pochi, di chi pensa che la bellezza della nostra terra e la salute di chi la vive non abbiano prezzo, di chi, privo di qualsiasi interesse, sceglie di stare dalla parte giusta, anche, se non soprattutto, quando essa è scomoda e minoritaria.
Noi le nostre scelte le abbiamo fatte da tempo e sappiamo di essere nel giusto; ai tanti che ancora restano indifferenti chiediamo di prendere posizione e subito, per sé stessi e, soprattutto, per i loro figli. Che non possano poi dire: e voi che avete fatto, da che parte stavate?

Per l’associazione RADAR
Prof.ssa Maria Teresa Armentano




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