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Impianto San Sago. Protesta decisa e ad oltranza, per ridare senso e futuro al nostro territorio

20/12/2021

La marcia di venerdì 17 dicembre 2021 che dal Lungomare di Tortora ha raggiunto la foce del Noce si inserisce in una serie di proteste iniziate appena dopo la comunicazione della Determina Dirigenziale del 30 aprile scorso, con la quale la Regione Basilicata escludeva ogni possibile effetto negativo, a causa dell’impianto di eliminazione di rifiuti (pericolosi e non) in località San Sago, sul Sito d’Importanza Comunitaria Valle del Noce IT921010265, che si trova nel Comune di Trecchina, a non più di 200 metri di distanza dal medesimo impianto.
Un atto, questo, basato: - su considerazioni ed affermazioni ambigue, in quanto prive di assertività formale e con contenuti in più punti palesemente riferibili ad altro luogo ed anche contrastanti tra loro; - su dati di analisi delle acque reflue sostanzialmente derivanti da monitoraggi “in autocontrollo” effettuati cioè dalla stessa Ditta appaltatrice; - sulla totale inosservanza di quanto disposto dalle Linee Guida Nazionali per la Valutazione di Incidenza (V.Inc.A.) adottate con l’Intesa del 28 novembre 2019 in Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano, - sull’assunzione di criteri limitati e circoscritti alla singola area, che non tengono in alcun conto l’evidenza e la dimensione di un equilibrio tra i valori di eccellenza di un sistema naturalistico e antropico insieme, equilibrio faticosamente raggiunto in millenni di sapienza sedimentata nel Capitale socio-territoriale locale e a rischio di compromissione con conseguenze nefaste per le Comunità e per l’economia di tutta la Valle e della Costa tirrenica. Da allora accanto ad azioni giuridico/amministrative, come il ricorso al Tar da parte del Comune di Tortora e richiesta di annullamento in autotutela, si sono susseguite serrate iniziative di dissenso anche popolare senza soluzione di continuità: due Consigli comunali straordinari aperti e presidiati da tutti i Sindaci della Valle, la richiesta di un Tavolo di Concertazione tra le due Regioni interessate, un incontro a Villa Nitti con l’Assessore all’Ambiente di Basilicata e altre sue occasioni di confronto sull’area, un incontro di Sindaci e imprenditori del territorio con il Presidente Bardi il 3 dicembre e la marcia del 17.
Assessori presenti e lo stesso Presidente della Giunta Regionale Bardi hanno già espresso, nell'incontro con i Sindaci della Valle del Noce, la loro contrarietà alla riapertura dell'impianto di San Sago, e la stessa opinione è condivisa da Consiglieri regionali. Noi ci aspettiamo perciò, coerentemente, che si proceda all'annullamento della V.Inc.A. e che il Consiglio si esprima con posizione chiara rispetto alla richiesta della necessaria delocalizzazione. Quest'atto sarebbe un segnale importante per la Regione Calabria nei confronti della quale noi siamo intenzionati ad aprire un confronto civile ma serrato perché si faccia portavoce della volontà popolare e neghi ogni autorizzazione alla riapertura dell'impianto di Sago. Tutte le iniziative del resto, anche quando accolte con atteggiamenti più o meno gentili, hanno riscontrato sostanziale svicolamento e ostinazione contraria pur essendo legittime rimostranze di territorio.
Circostanza che ha portato a decidere anche la condivisione di uno sciopero della fame a rotazione, a partire dall’Attore Ulderico Pesce e poi ai Sindaci e al Comitato per la Difesa del Fiume fino a martedì 21 dicembre, giorno nel quale si riunirà il Consiglio Regionale della Basilicata.
Incontro quest’ultimo dal quale ci si attende l’approvazione di una mozione finalizzata al richiesto annullamento della V.Inc.A. che ci consentirà un importante passo avanti, quant’anche non definitivo. Difatti tutte le azioni e tutti i soggetti che si sono adoperati per realizzarle hanno avuto, hanno ed avranno un unico obiettivo: la non riapertura di quell’impianto in quel Sito, ovvero la sua delocalizzazione in un ambito territoriale appropriato. In un ambito cioè: - con un ecosistema ambientale non fragile e non di grande pregio qual è quello del Sito di attuale collocazione; - non ubicato in un’area golenale a rischio esondazione, anche a causa della tropicalizzazione del Mediterraneo che potrebbe trasformare quell’impianto in una devastante bomba ecologica sia per la presenza in esso di reagenti ad alto potere inquinante, sia per lo stesso stoccaggio di rifiuti pericolosi da trattare; - dove possa essere garantito un efficiente ed efficace sistema di costante e trasparente monitoraggio e per il quale non ci si affidi ad un incontrollabile “automonitoraggio” posto in essere dalla medesima società che gestisce l’impianto; - in cui non si mettano a repentaglio le produttive economie della costa incentrate sul turismo balneare. Per tutto ciò continueremo a batterci con altre marce, con altri digiuni ad oltranza, con altri incontri istituzionali o altri sistemi di lotta nei quali saremo sempre più determinati nel sostenere con forza tutte queste nostre civilissime ragioni e con la partecipazione consapevole di Istituzioni, Associazioni, Cittadinanza Attiva e con il sistema della pubblica informazione.
I nostri ecosistemi fluviale e marino costituiscono un capitale naturale di alto valore che può e deve essere protetto e migliorato. Tutta la Valle insorge con questo obiettivo: un impianto di rifiuti anche pericolosi non può e non deve assolutamente rientrare in un sistematico e improrogabile piano di organica e lungimirante valorizzazione delle nostre risorse e ricchezze ambientali. Il Comitato per la difesa del fiume Noce



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