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La voce della Politica

Una riflessione sulle morti bianche ad un mese dalla morte di Antonio Laterza

4/07/2021

Il quattro giugno scorso è deceduto il giovane operaio Antonio Laterza, di Francavilla in Sinni, nell’ospedale di Potenza, in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto nell’Azienda di manufatti in cemento C&P.
La nostra cittadinanza ha partecipato con profonda commozione al dolore che ha colpito duramente le famiglie Laterza – Spaltro per la perdita prematura e inaspettata del loro primo figlio.
Personalmente questa grave perdita mi ha provocato immenso dolore e sconcerto, perché quando viviamo in una comunità piccola ci sentiamo persone fatte le une per le altre che condividono la vita semplice e apparentemente scontata del piccolo paese, è anche perché sono stato suo insegnante alla scuola media così come per tutti i suoi fratelli e sorella.
Alla giovane moglie, a suo figlio e a tutta la famiglia Laterza-Spaltro esprimo la mia più sentita vicinanza nel ricordo vivo di Antonio, giovane educato, rispettoso, molto riservato ma con un cuore grande grande che ha manifestato in vita come donatore di sangue e che la famiglia, conoscendo la bontà di Antonio, ha voluto donare I suoi organi per essere trapiantati in tre giovani lucani. Questa morte, come del resto le altre che sistematicamente succedono nel mondo del lavoro, mi portano a meditare su molte cose di questo Mondo, della nostra civiltà .

Il lavoro è la fonte della nostra sussistenza, è la dignità che ognuno di noi acquista nella società, è la chiave del nostro progresso nel campo dell’economia dei servizi della qualità della vita, finalizzate alla ricerca della “felicità”, come recita la Costituzione Americana.
La nostra Costituzione Italiana all’articolo 1 stabilisce che: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”; e all’articolo 35 leggiamo: “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni”. Pertanto, non possiamo accettare l’idea che mentre si lavora, per qualsiasi causa accidentale o per altri motivi si possa stroncare la vita di tanti lavoratori.
Qui non voglio giudicare nessuno, perché non è il nostro compito, ma come cittadino posso fare alcune considerazioni.
La nostra nazione, come anche il nostro comune ,nell’ultimo periodo è stata funestata da migliaia e migliaia di morti da Coronavirus e nello stesso tempo un altro virus più terribile ha causato e continua a causare vittime nel mondo del lavoro tutti i giorni. La cronaca infatti è piena di incidenti sul lavoro con conseguenze estreme molte volte per gli addetti. Abbiamo davanti agli occhi l’immagine gioiosa di quella giovane mamma di Prato, Luana, di soli 22 anni, uccisa recentemente dal macchinario dell’industria tessile su cui lavorava e che non aveva il dispositivo di sicurezza in regola.
Assunta come apprendista, svolgeva un lavoro regolare senza avere un tutore a fianco come prescrive la legge.
A Piacenza il 3 giugno scorso sulla A21 sono morti 5 operai mentre rientravano a casa dal lavoro urtando a grande velocità con il loro furgone un camion fermo.
Presso la corte di assise di Novara è ripreso il processo bis a eternit (amianto) il cui proprietario è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 persone tra operai e familiari. Un'altra morte bianca ha colpito la nostra Basilicata: un cittadino di Maratea, Biagio Iaria, operaio, è deceduto il 10 giugno scorso a Ostia (Roma) mentre lavorava in un cantiere nautico. Il 16 giugno la cittadinanza di Maratea ha salutato l'ultima volta la giovane vittima con la proclamazione del lutto cittadino da parte del sindaco in segno di profondo rispetto e di partecipazione al dolore della famiglia del defunto. Ieri un’altra tragedia a Potenza.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Se analizziamo, in linea generale e senza riferimento a casi specifici, la maggior parte delle storie, vediamo che sono tante le segnalazioni di datori di lavoro che fanno di tutto per massimizzare i profitti, aumentare la produzione a qualsiasi costo, aumentando i ritmi dei macchinari vecchi e non adeguati ai moderni dispositivi di sicurezza.
È noto a tutti che in molti cantieri si effettuano due o tre turni con orari stressanti per via degli straordinari e a volte anche con un turno in più.
Gli imprenditori giustificano il loro comportamento con la concorrenza, la necessità di essere più produttivi per competere nella globalizzazione. Il problema della produzione dei beni è una questione internazionale, perché ci sono nazioni che non si attengono alle norme di sicurezza e praticano anche lo sfruttamento del lavoro minorile. Questa situazione ha comportato un grande squilibrio sociale sia nella comunità nazionale che internazionale: i ricchi diventano sempre più ricchi e le classi lavoratrici stentano a mandare avanti le loro famiglie. Dovremmo ascoltare la parole di Papa Francesco quando parla di economia mondiale e di distribuzione della ricchezza e applicarle per rendere la nostra umanità più giusta, più equa e più sostenibile. L’uomo non può sfruttare l’altro uomo!
In molte circostanze simili cioè quando succedono incidenti sul lavoro, le autorità politiche, sindacali, le associazioni di categoria chiedono una più incisiva assunzione di responsabilità collettiva, a partire dalle azioni delle istituzioni e degli organi a cui compete il dovere di indirizzo, vigilanza, controllo e della necessità di contrastare con forza l’idea sempre più marcata che la sicurezza sia un costo e non un investimento prima di tutto sulla vita. Si possono fare tutte le leggi possibili per la sicurezza nei posti di lavoro, ma se non c’è la consapevolezza e la presa di coscienza da parte delle maestranze a ribellarsi quando non lavorano in condizioni che garantiscono la loro incolumità e la disponibilità degli imprenditori, a rendere le condizioni di lavoro a dimensioni umane sotto tutti gli aspetti, il problema delle morti bianche sul lavoro non si risolverà e né si attenuerà mai.
Il vangelo di Giacomo 5.4 ammonisce i ricchi così; “ecco, il salario dovuto agli operai che hanno mietuto i vostri campi, ma che da voi frodato, continua a gridare, e le grida di aiuto dei mietitori sono giunte agli orecchi di Dio Onnipotente’’. Possiamo trasportare questo ammonimento in qualsiasi attività lavorativa.


Antonio Fortunato



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