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La voce della Politica
| ''La costante attività in difesa del Fiume Noce'' |
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19/06/2021 | L’ambiente non ha confini regionali né tanto meno comunali, e dunque la dimensione del Noce comprende tutta la sua Valle e tutti noi.Noi oggi siamo chiamati a raccolta per un’emergenza, come per l’allarme che si dava una volta nei nostri paesi con il suono delle campane, e succede per quella che sappiamo essere un’emergenza collettiva.Si è avviato nella Valle già da tempo un Percorso che vuole rinnovare l’interesse per il nostro territorio.
Di gente che ha voglia di ri-prendersi la propria Identità di Valle e di recuperare l’abitudine alla frequentazione del Fiume, che per decenni tutti noi abbiamo dimenticato.
È un Percorso che però ha anche evidenziato rischi e preoccupazione per le occasioni di crisi lungo il Fiume, che pure ci sono e che in gran parte sono causate dalla nostra distrazione, dall’aver trascurato il Fiume per troppo tempo.
Sono occasioni come San Sago, o le troppe centraline che vengono proposte lungo il Fiume, o i depuratori da revisionare, e tanto altro.
Tutte occasioni che mettono a rischio il nostro vero Patrimonio, l’insieme cioè di eccezionalità naturale e di Paesaggio culturale nel quale siamo immersi.
Ricordiamo tutti che qualche anno fa qualcuno ci diceva che “…con la Cultura non si mangia”.
Eppure oggi abbiamo l’esempio di Matera, che da vergogna nazionale in pochi anni è diventata Patrimonio Universale e Capitale della Cultura Europea.
Nel 2019 per Matera sono stati spesi 43 milioni di euro e guadagnati 80 e considerando i ricavi “distribuiti” si è arrivati a più di 100 milioni di euro.
Bel colpo, per una piccola città di provincia.
Tutto questo è stato ottenuto puntando sulla caparbia volontà di valorizzare le risorse locali.
Anche noi abbiamo un grande Patrimonio, un’eccellenza che molti apprezzano, che dobbiamo difendere e che pure dobbiamo trasformare in risorsa.
Abbiamo un corredo ambientale di tutto rispetto: tre grandi Parchi Nazionali, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone a Protezione Speciali), Riserve Marine lungo la costa,… lo stesso intero corso del Noce è interessato dal Progetto APE, (Appennino Parco d’Europa), che a sua volta appartiene ad un Corridoio Ambientale di importanza planetaria, grazie alla sua bio - diversità.
E c’è anche un altro Capitale che è quello socio-territoriale, inteso come insieme di natura e di gente che lo abita, che è anch’esso eccezionale per storia, tradizioni e cultura.
Insomma se ci proponessimo come Patrimonio dell’Umanità … rispetto a Matera ripartiremmo da tre, come avrebbe detto Troisi.
Potremmo vincere facile.
Naturalmente dobbiamo essere convinti che la nostra vera ricchezza, quella che può consentire il progresso vero per tutta l’area, è proprio nel nostro ambiente e nel nostro DNA.
Il Comitato lavora per la cura della salute del Fiume, della nostra e di questo Patrimonio, ma non può farlo da solo.
Ci sono rischi incombenti, e ci sono comportamenti che non sono congeniali a questa nostra idea di Progresso.
Perciò abbiamo chiesto di parlarne con le Regioni interessate, tutte e due.
Da pari a pari, loro e tutti noi, nessuno escluso.
Perché il Fiume è di tutti, e perciò dobbiamo riprendercelo.
In tanti anni abbiamo costruita una conoscenza diffusa delle ricchezze della Valle, abbiamo preteso rispetto e attenzione, abbiamo protestato per le offese al nostro ambiente, abbiamo ricominciato a frequentare le sponde del Noce e a ridare loro valore.
C’è ancora molto da fare, ma siamo convinti che la cura che promuoviamo può migliorare perfino la nostra salute, e aumentare il benessere di tutti noi.
In questi giorni abbiamo chiesto alla Regione Basilicata e alla Regione Calabria di aiutarci a difendere da possibili danni una parte speciale del territorio della Valle.
Si tratta dell’ultimo tratto, prima che il Fiume si riversi in mare.
Stiamo affermando che la sua Foce è fragile, e che bisogna rimuoverne tutte le occasioni di crisi, anche delocalizzando l’impianto per il trattamento di rifiuti che si trova in località San Sago, nel territorio del Comune di Tortora.
Con la necessaria ostinazione chiediamo che l’impianto venga spostato in area più consona, perché ora è alla confluenza del Torrente Pizinno nel Noce, perché le acque sotterranee del Fiume rischiano di esserne contaminate e perché possono risentirne le acque del mare, a Castrocucco.
Perché è confinante con l’Area Sic Valle del Noce che ha un alto valore naturalistico, e perché questo insieme di rischi può danneggiare l’economia della costa.
Com’è consuetudine, Politica e Uffici Regionali ragionano separando le differenti cause e in questo modo ciascuna di esse può trovare soluzioni che sono a loro volta separate, persuasive e pure congeniali alla Normativa.
Per loro stessa natura sono soluzioni parziali, ma sono presentate come se procurassero danni accettabili in nome di un vantaggio economico che in realtà è solo privato, e che in cambio toglie valore al patrimonio di tutti.
Ci viene detto che l’ambiente è in grado di assorbirne eventuali danni senza eccessivi patimenti, e provano a convincerci che in fondo le nostre preoccupazioni si possono sacrificare, rispetto al beneficio di una attività produttiva che in fondo lavora anche per noi.
“È l’economia, bellezza !!!”
Ma i danni che si procurano all’ambiente sono spesso irreversibili e lavorano in perversa sinergia come per l’effetto farfalla, il paradosso proposto anni fa dal matematico Edward Lorenz.
Sappiamo che anche una singola causa di crisi può generare effetti catastrofici e che tutti, alla fine, siamo tenuti, per il Principio di Precauzione, a non trascurare qualsiasi eventualità di possibili eventi irreversibili quando oltretutto, come in questo caso, ne viene proposta l’attenzione.
La Regione Basilicata, consapevole delle criticità in gioco, evidenziate più volte dal Comitato per la difesa del Noce, il 24 aprile scorso ha però emesso un parere favorevole in merito a un Documento (la V.Inc.A, Valutazione di Incidenza Ambientale) che è preliminare alla riapertura dell’impianto di San Sago, la cui produzione è per ora sospesa.
Il Parere è apparso decisamente inaspettato, considerate le preoccupazioni che abbiamo più volte condivise. Sono preoccupazioni per la storia pregressa di vicende giudiziarie che hanno investito negli anni l’impianto, per il Sequestro preventivo nel 2013 del sito di compostaggio per indebita occupazione di suolo demaniale con contestuale Revoca della Autorizzazione di ampliamento dell’esistente e per quello dell’impianto di depurazione disposto dalla Procura di Paola sempre nel 2013, per l’Ordinanza di chiusura emessa dal Comune di Tortora il 24 marzo 2014.
Immediatamente il Comune di Tortora, sul cui territorio è ubicato l’impianto, per il 13 maggio ultimo scorso ha convocato un Consiglio Comunale Straordinario al quale hanno partecipato Sindaci, Associazioni e Cittadinanza, oltre allo stesso Comitato.
In quella occasione il Consiglio ha deliberata un’Istanza di Annullamento in Autotutela di quel Parere, e si è stabilito di chiedere che si riflettesse insieme sulla vicenda, chiedendo altresì l’istituzione di un Tavolo congiunto tra gli Assessorati delle due Regioni, Uffici, Enti Locali e società civile.
Questo allo scopo di raccogliere e discutere opinioni e punti di vista diversi, con pari dignità e con l’animo rivolto a soluzioni condivise.
La richiesta è stata sottoscritta da Sindaci della Valle e della Costa Tirrenica (Aieta, Lagonegro, Lauria, Maratea, Nemoli, Praia a Mare, Rivello, San Nicola Arcella, Tortora, Trecchina) insieme a Libera Contro le Mafie, all’Agenzia di Sviluppo A.l.l.ba., a Legambiente Sezioni di Lauria e di Maratea, a Mo.v.i. (Movimento di Volontariato Italiano).
La Regione Basilicata ha già risposto che chiederà un approfondimento delle ragioni che hanno portato ad un parere favorevole per la permanenza dell’impianto lungo il Fiume e in pratica per la ripresa della sua produzione e per un già richiesto ampliamento.
Nella risposta la Regione afferma naturalmente la giustezza del comportamento dei propri Uffici, ma non preclude la possibilità di un ripensamento, e aspettiamo che in merito si pronunci anche la Regione Calabria.
Potrebbe essere l’occasione per dimostrare disponibilità concreta verso la partecipazione condivisa sulle questioni che riguardano i Beni Comuni e il Patrimonio collettivo della gente di Valle.
Contiamo che le Regioni riescano a raccogliere l’invito per una collaborazione concreta, come sempre più ci si augura ormai da ogni parte.
Che si attivi una Procedura di collaborazione, e non certo di competizione tra pubblico e privato, che possa superare la solita tradizionale e solitaria espressione autoritaria del potere a favore di una relazione improntata al coinvolgimento attivo della società, da anni caldeggiata dall’Unione Europea e recepita da sempre più convinte Normative Nazionali ai vari livelli Istituzionali.
Collaborazione attraverso la quale potremmo, finalmente e insieme, sperimentare anche qui da noi l’Efficienza, l’Efficacia e l’Equità di una sinergia tra Istituzioni e Società Civile che lavorando insieme producano il Benessere della gente e la tutela condivisa del territorio.
Siamo in attesa di partecipare ad un confronto sereno e costruttivo.
Intanto però il territorio della Foce è in fermento: a Tortora l’Associazione “la Zafarana” insorge e lancia la Petizione Popolare “#Tortora viva” contro la riapertura dell’impianto di San Sago al fine di promuovere un Ricorso al TAR.
Il Comitato a difesa del Fiume Noce
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