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Consigliera regionale Parità, Pipponzi: Primo Maggio ai tempi del Covid

30/04/2021

“La ricorrenza del I maggio, Festa del Lavoro, impone ogni anno delle riflessioni stringenti sul tema, ancora irrisolto, delle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, specie nell’attuale tempo di pandemia. L’emergenza sanitaria ha costretto molti settori/comparti/attività, sia dipendenti che libero professionali, ad uno stravolgimento delle modalità lavorative (imponendo nella maggioranza dei casi il c.d. smart/home working), con conseguente impatto negativo sull’occupazione stessa, specie femminile.

La pandemia, invero, ha acuito le criticità poste a base dell’annosa questione del gender divide; non è un caso, dunque, se siano state proprio le lavoratrici a subire le maggiori conseguenze della crisi economica generatasi. I dati Istat sull’occupazione (2020) ci restituiscono un quadro drammatico in cui dei 444.000 occupati in meno registrati lo scorso anno ben 312.000 sono donne (il 70% del totale). Il picco del crollo è stato registrato nel solo mese di dicembre 2020 quando sui 101.000 nuovi disoccupati ben 99.000 erano donne, ovvero il 98% del totale”. Lo dichiara, in una nota, la Consigliera regionale di Parità della Basilicata, Ivana Pipponzi.

“Invero, - prosegue - le ragioni di questo crollo occupazionale quasi esclusivamente femminile risiedono nella natura stessa del sistema lavoro che in Italia, così come in Basilicata, è ancora fortemente caratterizzato dal fenomeno della segregazione occupazionale: le donne, infatti, sono per lo più impiegate in quei settori/comparti maggiormente colpiti dalla pandemia. Se nel 2020 le donne hanno perso posti di lavoro il doppio rispetto ai colleghi uomini, questo è avvenuto perché esse occupano più spesso posizioni lavorative meno tutelate e perché sono impiegate, come detto, nei settori più colpiti dalla crisi (servizi, terziario e domestico), spesso con contratti che danno poca sicurezza e stabilità (part-time). Difatti, i settori più colpiti dalla crisi sono stati proprio i servizi domestici (-16,7% nel secondo trimestre e -6,7 nel terzo), il comparto alberghi e ristorazione (rispettivamente -16,1% e -10,8%), in particolare le attività ricettive, e il commercio (-5,8% e -4,2%); tra le professioni l’impatto è stato maggiore per quelle del commercio e dei servizi e per quelle non qualificate. Tutti settori che vedono, per l’appunto, un’importante presenza femminile.

Con riferimento alla nuova modalità lavorativa del lavoro agile, - evidenzia la Consigliera regionale di Parità - giova rappresentare che prima della diffusione del Covid-19 lavorava da casa poco più di un lavoratore su cento (1,2%), con il periodo di chiusura (marzo–aprile 2020) si è registrato il balzo in avanti arrivando all’8,8%, soprattutto in comparti già adusi a tecnologie digitali come i call center. La riapertura delle attività (maggio e giugno) ha fatto ridimensionare il fenomeno (5,3%). L’ultimo periodo del 2020 con le chiusure a livello regionale, ha fatto riscontrare un incremento dell’home working, questa volta superiore al più stringente periodo di lockdown. Da giugno a dicembre ben l’11,1% degli occupati ha lavorato da casa.

È interessante notare, inoltre, che, nel tempo, ci sia stata una progressione ed estensione della nuova organizzazione del lavoro non solo nei settori più affini alle tecnologie, ma anche nel manifatturiero e nei servizi. Di questi lavoratori, la maggioranza sono donne.

Questa nuova modalità lavorativa – aggiunge Pipponzi - è sempre stata da me incentivata come efficace misura di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (e, connesso deterrente per le dimissioni per maternità) e sta dimostrando quanto l’innovazione tecnologica sia un valido alleato per le donne e per le famiglie e, dunque, utile strumento per vincere il divario di genere”.

“Nonostante ciò - sottolinea Pipponzi, - è innegabile che detta nuova modalità di lavoro abbia avuto un risvolto pesante per le lavoratrici che si sono ritrovate totalmente schiacciate dai tripli/quadrupli turni: il turno del lavoro pagato svolto in home working, il turno domestico della cura (della casa, dei figli), il turno dell’istruzione dei figli (la didattica a distanza ha impegnato moltissimo le mamme), il turno dell’accudimento di persone malate, disabili o anziane, se conviventi”.

In Basilicata, grazie all’Indagine conoscitiva sullo smart working in ottica di genere elaborata dalla Consigliera regionale di parità, è emerso che nelle pubbliche amministrazioni lucane, ad oggi, oltre l’80% dei lavoratori è in smart working; con una leggera percentuale superiore in favore delle donne. Giova, però, sottolineare che alla rilevazione dei dati vi era la vigenza della normativa che imponeva per le PP.AA. la percentuale minima al 50% del lavoro agile. Anche nel settore privato, le aziende garantiscono in percentuale alta il lavoro agile ai propri dipendenti: almeno il 70%, di cui oltre 68% è donna. Tanto in ragione della scelta che spesso le coppie di lavoratori operano in famiglia, laddove si preferisce che chi ha un lavoro meno remunerato (quasi sempre le donne) vada in smart working.

“Con riferimento, invece, al lavoro libero professionale lucano, dal altra Indagine conoscitiva avviata dal mio Ufficio”, dichiara ancora la Consigliera regionale di parità Pipponzi, “è emerso che nel 2020, in piena pandemia, l’emergenza sanitaria non lo abbia vulnerato in maniera incisiva. Dunque, poche donne si sono cancellate dai relativi ordini professionali ed in alcuni casi si è assistito ad un incremento delle iscrizioni agli ordini, specie per quelle professioni considerate tradizionalmente femminili (assistenti sociali, psicologhe, farmaciste), così evidenziando il fenomeno della segregazione occupazionale”.

“Stante dunque il permanere delle ataviche problematiche legate all’occupazione, specie femminile, e della persistenza del divario di genere, fenomeni che il Covid-19 ha drammaticamente amplificato”, conclude Pipponzi, “anche quest’anno abbiamo poco da festeggiare la ricorrenza del I Maggio. Per questo con il webinar “Consigliere di Parità al lavoro per il lavoro femminile” calendarizzato per il 6 maggio 2021 ho inteso organizzare un momento di riflessione corale sul tema del lavoro femminile e sulle possibili soluzioni . Nell'occasione saranno presentate best practice da parte delle Consigliere regionali di Parità che interverranno: Tonia Stumpo (Calabria), Mimma Lomazzo (Campania), Stella Sanseverino (Puglia), Margherita Ferro (Sicilia), Giuseppina Cennamo (Molise), Valentina Cardinali – Loredana Pesoli (Lazio), Sonia Alvisi (Emilia Romagna) e Maria Tiziana Putzolu (Sardegna). Le conclusioni saranno affidate alla Consigliera nazionale di Parità, Francesca Bagni Cipriani.” All’iniziativa parteciperanno l’Assessore regionale al Lavoro, Francesco Cupparo la Presidente CRPO Perretti e tutti i rappresentanti delle parti sindacali e datoriali.

Che possa essere una Festa del lavoro dignitosa per tutte e tutti”.




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