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La voce della Politica
| Il Covid e l'insegnamento di 'un'adeguata rete di assistenza sul territorio' |
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11/07/2020 | “Privilegiando i grandi ospedali, cittadini non protetti”. Parole che pesano come macigni, un’analisi che dovrebbe far pensare un po’ tutti, anche perché la fonte è autorevole: parliamo della Corte dei Conti che il termometro sociale ce l’ha sotto gli occhi. Un’analisi, purtroppo, passata troppo velocemente, poco sottolineata, non presa in considerazione come meritava. Eppure le parole erano di messa in guardia, per certi versi si suonava l’allarme per l’ennesima volta, ma in un contesto ancor più preoccupante, in un momento dove l’Italia e il mondo intero sta conoscendo a caro prezzo la parola “Pandemia”. La Corte dice che aver "concentrato le cure ospedaliere in grandi strutture specializzate riducendo quelle minori, che per numero di casi e per disponibilità di tecnologie non garantivano adeguati risultati di cura", nell'epidemia di Covid-19 ha mostrato tutte le sue conseguenza 'dannose', ovvero "la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio" che "ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate". Questo è quanto si sostiene nel "Rapporto 2020 di coordinamento sulla finanza pubblica", nel capitolo dedicato alla "Sanità e il nuovo Patto per la Salute". "È infatti sempre più evidente che una adeguata rete di assistenza sul territorio - si legge nel documento - non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l'unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo". "L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto", rileva ancora la Corte dei conti sottolineando che le carenze in questo settore fino ad oggi "scaricate non senza problemi sulle famiglie" hanno finito "per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta". La magistratura contabile evidenzia infatti come la crisi legata alla pandemia abbia "messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali". E ricorda che "determinante nell’assistenza territoriale è il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta convenzionati con il Ssn a cui spetta il compito di valutare il bisogno sanitario del cittadino guidando l’accesso agli altri servizi". Ma "anche in questo caso il numero dei medici si è ridotto nell’ultimo quinquennio: del 3,8% nel caso dei medici di medicina generale e dell’1% per i pediatri. Una flessione che è stata più forte nelle Regioni non in piano di rientro" a ciò si aggiunga "il progressivo 'invecchiamento' degli organici e la difficoltà, quindi, di garantire una adeguata sostituzione". In flessione, inoltre, gli organici del servizio di guardia medica, che dovrebbe garantisce la continuità assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana. Tra il 2012 e il 2017 pur aumentando a livello complessivo i punti di guardia medica, il numero dei medici si è ridotto del 2,8%. Nello stesso rapporto si sottolinea inoltre come sono oltre 9 mila i medici formati in Italia che negli ultimi 8 anni, secondo i dati Ocse, sono andati a lavorare all’estero in cerca di occupazione o di una retribuzione più adeguata. Siamo a metà agosto e sembrano lontani i giorni di paura, di morte, di smarrimento, di proclami , di rifondazioni, se non di vera rivoluzione della sanità. Oggi preoccupa la leggerezza di chi si era preso questo impegno , cittadino incluso. Le buone pratiche sanitarie passano dal potenziamento delle strutture, dei servizi ( strutture e ospedali importanti come quello Chiaromonte o di Lagonegro e Policoro, quest’ultimo punto di riferimento anche per una vasta area della Calabria, e tanti sono i calabresi che si recano al nosocomio Lucano con speranza e gratitudine), ma anche dal rispetto delle regole, delle buone pratiche. A proposito di pratiche e di regole, sulle spiagge, nei locali e nelle piazze, la mascherina sembra un ricordo o un cimelio da esibire sul braccio, qualcuno l’ha pure tatuata; gli eroi di appena qualche giorno fa: medici, infermieri, oss il personale socio-sanitario e dei servizi vari, che hanno lottato contro questo maledetto virus e continuano a farlo, sono già nel dimenticatoio, se non “maltrattati e umiliati”. Eppure i dati continuano a preoccupare, il buon senso ci consiglia di stare attenti, di osservare le regole, ma anche di potenziare la rete sanitaria territoriale ad ogni livello. Questa volta nessuna giustificazione ci salverebbe, in caso di seconda ondata. Gli scienziati del pianeta, con le dovute eccezioni, stiano meno in tv e nei salotti e più nei laboratori, qualcuno grazie alla notorietà si sta facendo rapire dalle sirene politiche, le regionali sono prossime. Si legge spesso di far ripartire la macchina turistica e sociale, si chiede a gran voce e da più parti di riaprirci senza paura alla vita di sempre e questo si chiede al governo italiano come agli altri governi del pianeta, ma un buon governante è come un buon padre di famiglia ascolta i consigli del medico per la malattia del figlio, e ad oggi i consigli sono ancora gli stessi di marzo: evitare il contagio, stare attenti, distanziamento, l’uso della mascherina, l’igiene. Una “cantilena” dal sapore medievale, vero, ma questo è, in attesa della buona notizia: farmaci e vaccini per tutti, nessuno escluso.
Vincenzo Diego
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