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La voce della Politica
| Lagonegro Possibile su ospedale unico: 'una bella scatola vuota si chiama pacco' |
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20/12/2019 | Stupisce come, in questi ultimi mesi, più che negli scorsi anni, il dibattito che riguarda l’Ospedale unico del Lagonegrese si sia ridotto alla semplice querelle su dove allocare la nuova struttura, o, meglio, se edificare uno stabile ex novo o ripristinare, in qualche modo, la struttura esistente. Ciò grazie ad una fantomatica quanto discutibile opera di demolizione-ricostruzione, preannunciata con numerosi proclami da alcuni componenti della maggioranza regionale, ma non ancora presentata, che, a latere della realizzazione del nuovo padiglione, già prevista e finanziata durante la precedente amministrazione regionale, avrebbe l’ambiziosa presunzione di ricostruire in loco la struttura, mantenendo attivi i servizi e le attività durante l’ esecuzione dei lavori.
Una discussione questa che, a nostro parere, devia l’attenzione della pubblica opinione dal vero problema : difatti, se non si realizza una sostanziale inversione di tendenza, il rischio reale è quello di costruire una scatola più o meno bella e funzionale, ma con all’interno un contenuto inadeguato, in conseguenza del lento e progressivo decadimento della offerta dei servizi e delle prestazioni erogate a cui stiamo assistendo da un po’ di tempo a questa parte.
Fino a qualche anno fa la qualità dell’offerta sanitaria nella nostra regione e, in particolare, nella zona sud del Lagonegrese, è stata di buon livello e la elevata migrazione attiva dalle regioni viciniori ne costituiva la prova. Pur con alcune inevitabili criticità, la risposta alla domanda di salute poteva definirsi più che accettabile, sia nei tempi che nella qualità delle prestazioni, sia sul versante delle attività territoriali ( prevenzione, assistenza primaria, consultori familiari etc) che di quelle ospedaliere.
La contingenza economica e la normativa nazionale, insieme con le evidenti difficoltà di alcuni presidi ospedalieri regionali e, soprattutto, la necessità di implementare le attività dell’Ospedale di riferimento regionale, hanno reso necessaria una rimodulazione dell’organizzazione ospedaliera regionale che, purtroppo, si è tradotta in una legge di riordino che, lungi dal risolvere le criticità presenti nei diversi territori, ha dato una risposta che ha contribuito a tamponare solo le emergenze economiche.
Ma la realtà delle cose ha dimostrato, a quasi tre anni dall’approvazione della legge 2 del 2017, che il previsto obiettivo di razionalizzazione e rilancio dei presidi ospedalieri regionali non è stato raggiunto, anzi!
In particolare la zona sud della Basilicata ha subito una particolare penalizzazione, considerate le buone performances ottenute fino a quel momento dall’ospedale del Lagonegrese ( basti solo pensare che aveva un deficit di bilancio pari quasi a zero rispetto agli altri presidi regionali e che il rapporto tra la migrazione attiva e quella passiva era nettamente a favore della prima), che, oltre a tante altre motivazioni, lo avrebbero reso meritevole di essere individuato come DEA di primo livello, mantenendolo nell’ambito dell’Azienda sanitaria, al pari dell’ospedale di Matera.
Di fronte alla evidenza di un sostanziale fallimento della legge di riordino ospedaliero, ritenuta necessaria dalla scorsa amministrazione regionale ed individuata come l’unica risposta possibile per far fronte a quanto previsto dalla normativa nazionale, la risposta della attuale giunta regionale, insediatasi ormai da più di otto mesi, è stata praticamente assente, caratterizzandosi per assenza di capacità di programmazione ed un immobilismo che rasenta la catatonia allorché non si riesce ad assumere alcuna decisione, nell’ambito della commissione sanità, più volte convocata , neppure in merito alle modalità di realizzazione della nuova struttura ospedaliera.
Il SENTIMENT che accomuna gli utenti e gli operatori è quello della percezione di un progressivo peggioramento dei servizi, ma, sicuramente, non è opportuno affidarsi alle sensazioni, ma ai dati di fatto.
E allora analizziamo i fatti e cerchiamo di scattare un’ istantanea delle condizioni in cui versa l’ospedale del Lagonegrese, che, negli ultimi mesi, sta mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza.
In primis va rimarcato che, a seguito della legge di riordino, si è persa l’UTIC , con relativo ridimensionamento delle potenzialità della U.O. di cardiologia. Il centro trasfusionale versa in enormi difficoltà dopo il pensionamento del responsabile, tanto che, nelle scorse settimane, a seguito della parziale interruzione delle attività di pronta disponibilità, un comitato civico ha manifestato le preoccupazioni dei cittadini al Direttore Generale dottor Barresi che, solo a seguito dell’intervento del sindacato degli anestesisti-rianimatori, è intervenuto con una soluzione tampone che ha provveduto a garantire, fino a fine 2019, la pronta disponibilità del servizio trasfusionale 24 ore su 24. Il servizio di endoscopia digestiva è stato ridimensionato con evidente disagio per i pazienti ricoverati ed ha sospeso le prestazioni per gli utenti esterni da più di tre mesi, ma, paradossalmente, il chirurgo preposto è stato inviato, grazie ad una convenzione, ad eseguire gli esami endoscopici nell’azienda sanitaria di Potenza e, precisamente, presso il distretto di Lauria. Il Day Hospital emato-oncologico, dopo il pensionamento del dirigente responsabile, espleta la sua attività un solo giorno a settimana. La unità operativa di urologia, rimasta con un unico medico a seguito del pensionamento del Dirigente responsabile, versa in gravi difficoltà, anche a seguito del fatto che questi, per alcuni giorni a settimana, viene chiamato a lavorare presso l’ospedale San Carlo di Potenza. Il reparto di pneumologia si regge con un solo medico, in seguito al fatto che il primario lavora prevalentemente a Potenza. Il pronto soccorso è sotto organico. Nella unità operativa di ginecologia mancano tre unità mediche e non si riesce ad espletare un avviso pubblico, nonostante la disponibilità offerta da specialisti di regioni vicine. Nel prossimo anno, a seguito di svariati pensionamenti, si manifesteranno carenze anche nei reparti di chirurgia ed in quello di pediatria che, già al momento, fa registrare carenza di personale medico. A fronte di una cronica scarsità di personale infermieristico, recentemente, i coordinatori dell’ospedale San Carlo hanno emesso una circolare che prevede, in caso di bisogno, lo spostamento di infermieri dagli ospedali periferici. Altro enorme problema deriva dalla grande difficoltà di interfacciarsi con i funzionari o con i servizi tecnici, un esempio per tutti: per aggiustare la TAC sono occorsi più di sette giorni.
Da questo quadro, evidentemente incompleto, emerge una situazione allarmante che necessiterebbe di interventi solerti, sia da parte delle istituzioni che governano la nostra regione, che della direzione strategica, con una decisa inversione di tendenza che ponga rimedio ad un circolo vizioso che potrebbe decretare, in poco tempo, una situazione di default. Non basta la disponibilità, offerta dalle recenti normative nazionali, ad indire avvisi pubblici e concorsi per far fronte alle carenze di medici ed infermieri, anche perché, inevitabilmente, l’espletamento di questi concorsi non risolverebbe il problema, in quanto venire a lavorare in un ospedale senza prospettive di crescita professionale non attrae giovani professionisti, se non per assicurarsi l’incarico a tempo indeterminato per poi correre verso altri lidi più attraenti.
Non serve, dunque, a molto la discussione su dove o come costruire il nuovo ospedale, se a questa non si associa una visione riguardo al suo futuro.
L’ASSOCIAZIONE “LAGONEGRESE POSSIBILE” chiede, pertanto, in primo luogo che vengano affrontate con urgenza e risolte le molteplici criticità presenti e, nel contempo, si proceda ad una revisione della legge di riordino che restituisca all’ospedale del Lagonegrese la dignità e le potenzialità che le competono, in considerazione della sua particolare posizione geografica, che lo vede incastonato tra due regioni e del fatto che è al servizio di una zona che comprende centri distanti anche più di due ore dal capoluogo di regione.
Nel contempo che venga fatta chiarezza, da parte dell’amministrazione regionale, sulle sue intenzioni riguardo alla costruzione del nuovo Ospedale e, pertanto, se si è già in possesso di un progetto dettagliato, che questo venga portato all’attenzione dei sindaci e dei cittadini del Lagonegrese, per una discussione aperta e costruttiva, prima dell’eventuale approvazione in commissione ed in Giunta regionale. |
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