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Rapporto svimez 2019. Patriciello: emorragia demografica sconcertante

4/11/2019

“Mentre il Governo discute se tassare o meno le merendine, il divario tra nord e sud aumenta inesorabilmente con buona pace del reddito di cittadinanza: una misura inutile che, come ampiamente previsto, sta allontanando i nostri giovani dal mondo del lavoro. Mi domando quanto altro tempo ancora bisognerà attendere affinché questo Paese comprenderà che il futuro dell’economia italiana è legato a doppio filo alla crescita e allo sviluppo delle regioni meridionali”.

Commenta così Aldo Patriciello, europarlamentare e membro del Gruppo Ppe al Parlamento europeo, i dati del rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno 2019 presentati a Roma presso la Camera dei deputati. Una fotografia impietosa, quella scattata dall’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, che evidenzia come la crescita economica del sud sia ampiamente al di sotto di quella delle regioni del centro-nord, con conseguenze demografiche catastrofiche: dal 2000 ad oggi, infatti, oltre 2 milioni di cittadini hanno abbandonato il Mezzogiorno in cerca di lavoro.

“Il rapporto Svimez – ha dichiarato Patriciello – conferma purtroppo un dato su cui da tempo avevamo espresso seria preoccupazione, e cioè che l’impatto del reddito di cittadinanza sulla crescita dei territori sarebbe stato nullo perché, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro. Una situazione paradossale e critica che – ha spiegato l’eurodeputato azzurro - ha risvolti demografici più che preoccupanti, visto che nei prossimi 50 anni il sud rischia di perdere 5 milioni di abitanti. Siamo davanti ad un’emorragia che trova le sue ragioni in ritardi strutturali ma soprattutto in una politica che negli ultimi anni è stata poco o affatto a trazione meridionalista. È tempo di invertire la rotta, perché se non riparte il Mezzogiorno non riparte l’Italia. Serve impegno da parte di tutti – ha concluso Patriciello - nessuno escluso. Perché frenare il calo demografico e, di conseguenza, il degrado sociale, economico e culturale del Mezzogiorno è una responsabilità che ricade sull’intera classe dirigente del Paese, non solo su quella meridionale”.



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