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Carburanti: Cia, serve credito d’imposta per gasolio agricolo

20/03/2026



Pur apprezzando l’intervento del Governo sulla temporanea riduzione delle accise sui carburanti, il settore agricolo resta ancora una volta escluso da misure specifiche e dedicate, a differenza di quanto previsto per comparti come l’autotrasporto e la pesca.
È quanto evidenziato da Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente nazionale Cristiano Fini che sottolinea la forte esposizione dell’agricoltura alle crisi geopolitiche ed energetiche. Da qui la richiesta urgente di introdurre un credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi, insieme a una strategia strutturale di lungo periodo a livello europeo.
A rafforzare l’allarme è anche il contesto economico: negli ultimi anni i costi energetici per le imprese agricole sono cresciuti in modo significativo, con un aggravio complessivo superiore ai 6,5 miliardi di euro rispetto al decennio precedente. A ciò si aggiungono le tensioni internazionali, il caro energia, l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e le difficoltà di approvvigionamento, che mettono a rischio la continuità delle aziende agricole, soprattutto nelle aree rurali più fragili.
“Le imprese agricole stanno affrontando rincari insostenibili proprio nel momento cruciale delle lavorazioni primaverili”, dichiara la direttrice di Cia Potenza, Giovanna Perruolo. “L’aumento del costo del gasolio agricolo, che in alcuni casi supera il 30%, sta comprimendo ulteriormente i margini già ridotti delle aziende. È indispensabile un intervento immediato attraverso il credito d’imposta e misure strutturali che garantiscano stabilità e sostenibilità al settore”.
Cia ribadisce inoltre la necessità di:
contrastare le speculazioni sui carburanti anche nelle forniture all’ingrosso per il settore agricolo;
intervenire a livello europeo sulla disponibilità dei fertilizzanti, anche valutando la sospensione del meccanismo CBAM;
rafforzare il sostegno al reddito degli agricoltori;
tutelare l’export agroalimentare italiano, minacciato da nuove tensioni commerciali internazionali.
“L’agricoltura non può continuare a essere l’anello debole nelle crisi globali”, conclude Perruolo.
“Serve un cambio di passo che riconosca il ruolo strategico del settore primario per l’economia, l’ambiente e la sicurezza alimentare del Paese”.




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