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| Bonus ZES: Cupparo, occasione per i disoccupati di lungo periodo |
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28/02/2025 |
|  L'Assessore Francesco Cupparo ha annunciato l'avvio delle procedure per il Bonus ZES, un'iniziativa destinata alle aziende del Mezzogiorno che assumono disoccupati di lungo periodo over 35 a tempo indeterminato. Il bonus prevede l'esonero totale dei contributi previdenziali per due anni, con un importo massimo di 650 euro mensili. Finanziato dal Programma Nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, il bonus punta a rafforzare l'occupazione e ridurre i divari tra le regioni della Zona Economica Speciale (ZES), tra cui la Basilicata. Cupparo ha sottolineato l'importanza di sfruttare le opportunità di sviluppo offerte dalla ZES, promuovendo la formazione scientifica e il rilancio industriale, favorendo. Di seguito il comunicato stampa della regione Basilicata. “L’avvio delle procedure di attuazione del Bonus ZES, l’incentivo destinato alle aziende del Mezzogiorno che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 disoccupati di lungo periodo, è un’importante opportunità per intensificare l’impegno volto a contribuire ad arrestare in Basilicata e al Sud l’emorragia giovanile”. Ad affermarlo è l’Assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo sottolineando che la misura prevista dal Decreto Coesione e finanziata con 591,4 milioni di euro fino al 2027 nell’ambito del Programma Nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027 mira a rafforzare i livelli occupazionali e ridurre i divari territoriali nelle regioni della Zona Economica Speciale (ZES) unica del Mezzogiorno, tra le quali la Basilicata. Il decreto operativo da alcuni giorni scorsi stabilisce i criteri per l’esonero totale dei contributi previdenziali (esclusi i premi Inail) per 2 anni, fino a un massimo di 650 euro mensili. “La nuova Zona Economica Speciale – aggiunge Cupparo – deve essere un volano di sviluppo da sfruttare in tempi brevi, con procedure rapide, incrociando economia dei territori, logistica, filiere industriali e con il rilancio della sua naturale vocazione agricola. Serve trattenere le risorse umane di qualità con un nuovo ciclo di sviluppo, puntando ad un rilancio industriale, fondato sul capitale umano qualificato, in grado di attivare e attrarre nuovi investimenti. Un modello di sviluppo che sostenga il mondo delle imprese e dia sostegno all’Amministrazione Pubblica per realizzare i progetti del PNRR e dei Fondi europei. Dobbiamo dunque adeguare il sistema scolastico e formativo ad un mondo che cambia, promuovere l’istruzione scientifica orientando l’interesse degli studenti verso le discipline STEM già a partire dalla scuola primaria di primo grado, anche al fine di abbattere gli stereotipi di genere e concorrere ad aumentare la percentuale di laureate e laureati in materie scientifiche. Gli Istituti Tecnici Superiori devono tornare ad essere fucina del saper fare italiano; le Università devono collegarsi in modo strutturale al mondo del lavoro. Dobbiamo favorire in tutti i percorsi formativi, soprattutto scientifici incluso il sistema duale, l’apprendistato, la riforma dei tirocini extracurriculari, il trasferimento tecnologico e la realizzazione di prototipi e brevetti. Ridurre i NEET e contrastare povertà educativa e abbandono scolastico, con pluralismo e ponendo fine alle crescenti diseguaglianze fiscali, sociali ed economiche fra istituti del medesimo sistema di istruzione per una piena parità fra scuole pubbliche-paritarie e pubbliche-statali. Il mercato del lavoro deve essere flessibile e per fornire adeguate competenze alle imprese. Servono formazione permanente e capacità riconversione dei lavoratori quando necessaria. Su questo percorso – conclude Cupparo – si innestano gli Avvisi Pubblici a favore delle imprese e dell’occupazione – tra cui incentivi all’occupazione di universitari in azienda (6 ml) – ai quali gli Uffici del Dipartimento stanno lavorando in attesa di completare il confronto con le associazioni datoriali e di categoria”. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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