Nella Perla del Tirreno, nel corso di un’assemblea pubblica molto partecipata nell’istituto “Giovanni Paolo II”, è stata presentata la prima proposta di perimetrazione e zonazione dell’Area marina protetta denominata “Costa di Maratea”, in procinto di vedere la luce dopo oltre trent’anni di gestazione. A presentare alla comunità i risultati degli ampi studi sui fondali e litorali sono stati i tecnici dell’Ispra e del Ministero dell’Ambiente. Ora si attende che la perimetrazione ufficiale e i moduli per eventuali controdeduzioni vengano pubblicati all’Albo pretorio del Comune ed, entro i successivi 15 giorni (periodo che però potrebbe essere portato a un mese), cittadini ed associazioni potranno inviare osservazioni al Ministero per arrivare poi alla proposta definitiva. Adesso bisognerà capire come evolverà la discussione in quanto c’è chi è contro l’estensione della riserva all’intera costa e vorrebbe ne rimanesse fuori, iniziando dal porto, tutta la parte meridionale del territorio, in modo da estendere l’area solo verso nord: ovvero dallo stesso porto, fino ad Acquafredda. Accanto ai favorevoli, in molti avvertono la paura delle conseguenze che potrebbero derivare dai vincoli, mentre altri temono ricadute negative sotto il profilo economico.
Secondo le slide mostrate durante l’incontro, l’area protetta si divide in 4 zone: A, destinata alla massima protezione. Due grandi Zone B, che si estendono da nord a sud, intervallate dal corridoio di accesso al porto turistico. Una zona C, che interessa l’intera area.
Segnatamente, la proposta presentata e che verrà presa in esame dalla settimana entrante, prevede:
appunto una Zona A, in corrispondenza della località secca di Cersuta, di restrizione totale eccetto che per le sole attività autorizzate, fondamentale per il corallo nero ed importante zona di riproduzione; una Zona Bs, dalle spiagge di Acquafredda, a nord, all’Isola di Santo Janni a sud; una Zona B riserva parziale, che va da Acquafredda a Cala Tonnara e da Filocaio alla secca di Castrocucco; una “Zona C”, riserva generale con minori restrizioni che si estende dal Canale di Mezzanotte alla foce del Fiume Noce, lasciando il canale di entrata al Porto completamente libero.
Se perimetrazione e zonazione - accolte favorevolmente del sindaco, Cesare Albanese - fossero confermate, l’estensione fino alla foce del Noce risulterà importante nella battaglia contro l’apertura dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali e non di San Sago, nella limitrofa Tortora, poiché sarà necessaria una nuova valutazione di impatto ambientale. Le Zone A e Bs sono quelle meno estese, per un riserva che ingloberà tutti i 32 chilometri di costa della Perla del Tirreno.
Chiusa questa fase, si aprirà quella riguardante la governance di cui i pescatori vogliono far parte, tanto da proporre un modello basato sulla partnership pubblico-privato allargata alle varie associazioni di categoria e di tutela dell’ambiente.
L’iter per arrivare a questo punto è stato a dir poco lunghissimo, se ne parla dagli anni novanta del secolo scorso e, nonostante La costa di Maratea sia tra le aree marine di reperimento previste dall’articolo 36 della Legge quadro sulle aree protette 394/91, a livello istituzionale si è iniziato a discutere della sua istituzione solo nel 2016, quando il Consiglio comunale di Maratea ha votato all’unanimità il proprio consenso all’istituzione dell’Area Marina Protetta. In quello stesso anno la Regione Basilicata approvò una delibera propedeutica alle procedure ministeriali di istituzione. Tuttavia, la legge di stabilità 2018 non ha poi previsto alcuna posta finanziaria per Maratea bensì per altre aree marine protette. Nel 2019 il consiglio dei Ministri stanziò una quota finanziaria di 500 mila euro destinata a finanziare gli studi ed il monitoraggio dell’ambiente marino affidati ad Ispra. Attività, queste, ritenute indispensabili per definire la proposta di zonizzazione. L’anno dopo fu avviata l’istruttoria.
Gran parte della fascia costiera di Maratea, in realtà, rientra già all’interno di 3 Sic-Zsc (Siti di Importanza Comunitaria–Zone Speciali di Conservazione) denominati “Acquafredda di Maratea” nella parte nord della costa, “Isola di S. Janni e costa prospiciente” e “Marina di Castrocucco”, a sud del Porto di Maratea. Per tali aree vige già dal 2016 il Piano di gestione redatto proprio sulla base di un’ampia mole di dati scientifici, territoriali e socio-economici. Dopo un lungo periodo di silenzio sull’Area Marina Protetta, a gennaio 2023 ISPRA ha consegnato il Report sugli studi scientifici condotti, che costituisce il documento fondamentale per procedere alla discussione sul territorio e alla zonizzazione dell’Area Protetta. A questo punto era definitivamente partito il cantiere Area Marina Protetta “Costa di Maratea”, sancito anche con l’intesa del luglio 2023 tra Legambiente e Comune di Maratea per accelerare la discussione pubblica a partire dai dati prodotti da Ispra. Attualmente, in Italia, le aree marine protette sono 33.
Le reazioni
Sono state tante le reazioni all’incontro, all’ottimismo delle imprese di pesca e di Legambiente, fa da contraltare una certa freddezza da parte del Consorzio turistico, che non sembra convinto dall’estensione della riserva all’intera costa.
«Siamo soddisfatti poiché sono state ascoltate le nostre indicazioni per quanto riguarda la Zona A - ci dice Manuel Chiappetta, portavoce delle imprese di pesca marateaote - inoltre, un altro aspetto cui teniamo tanto è l’estensione fino alla foce del fiume Noce. Per cui, se la formula rimarrà questa, potremmo combattere ad armi pari la battaglia contro la riapertura dell’impianto poiché, lungo il fiume, verrà vietato ogni tipo di scarico industriale e, quindi, potremo pretendere una nuova valutazione ambientale».
Chiapetta è poi tornato sul modello di gestione: «Le imprese di pesca vogliono essere della partita in quanto hanno la disponibilità poichè titolari di accordi con Gal pesca. Per cui, come già fatto nel piano di azione, possiamo riservare preziose risorse economiche per le questioni di carattere ambientale».
Il Consorzio Turistico attende la pubblicazione della proposta di Ispra, riservandosi «di formulare osservazioni approfondite, esaminando attentamente le aree individuate come potenziali zone da sottoporre a vincoli».
«Stiamo riflettendo - si legge nella nota degli albergatori - se sia un bene l’opportunità di estendere l’area marina protetta all’intera costa lucana e stiamo valutando se tale proposta possa realmente apportare benefici. Non riteniamo che l’istituzione di un’area marina protetta sia l’unico strumento per garantire la salvaguardia dell’ambiente marino, un obiettivo che abbiamo già perseguito e raggiunto nel corso degli anni».
«La bellezza naturale del nostro territorio non basta da sola - sottolinea ancora il Consorzio - il turismo è un settore in continua evoluzione, con necessità che mutano nel tempo. Per rispondere a queste sfide, è indispensabile che le soluzioni adottate siano flessibili e adeguate alle esigenze reali, ma soprattutto modificabili. Crediamo che la protezione dell’ambiente non debba tradursi in un’imposizione di restrizioni che potrebbero limitare l’evoluzione del nostro territorio. Non abbiamo bisogno di un’area marina protetta che si limiti a imporre regole, ma di una zona protetta che riconosca e valorizzi le scelte fatte nel corso degli anni, permettendo a Maratea di mantenere il proprio carattere distintivo e offrendo valore aggiunto a chi decide di visitarla. Qualora si prosegua per l’istituzione il Consorzio Turistico Maratea farà le dovute valutazioni sull’eventuale ingresso nello strumento di gestione».
E invece molto soddisfatto Giuseppe Ricciardi, presidente di Legambiente Maratea, che parla di «svolta storica». Chiaramente sulla stessa linea Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata: «Crediamo sia nostro compito far comprendere a tutti i cittadini che abitano e operano su questo territorio che l’Area Marina Protetta rappresenta un valore aggiunto e che la tutela e la conservazione del mare sono presupposti imprescindibili per lo sviluppo del territorio».
«La nascita dell'Area Marina Protetta Costa di Maratea - dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente - è una buona notizia per il territorio e per la comunità marateota, ma è importante per il Paese perché segna la ripresa dell'azione del Ministero nella istituzione di nuove aree protette marine ferme da tempo».
Gianfranco Aurilio
Lasiritide-it