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Il business delle biomasse dietro i tagli abusivi di boschi in Calabria

1/05/2017



Nell’ultima puntata de ‘L’Arena’, popolare programma domenicale di Rai Uno condotto da Massimo Giletti, si è parlato del taglio selvaggio dei boschi della Calabria, e delle sue conseguenze in termini di distruzione dell'ambiente e di rischio idrogeologico. Alla trasmissione ha partecipato anche Aloisio Mariggiò, ex generale dell'Arma dei Carabinieri e attuale commissario di Calabria Verde, ente strumentale regionale che si occupa di forestazione e difesa del suolo. La discussione in studio è stata introdotta da un servizio le cui immagini documentavano quanto avviene nel territorio nei pressi di Rossano Calabro (provincia di Cosenza). Precisamente in località Cerasaro, i cui boschi sono di proprietà della Regione Calabria e sono gestiti appunto da Calabria Verde, di cui un ex direttore generale è stato recentemente arrestato. Lo scenario emerso è inquietante, con decine e decine di alberi abbattuti. Sembra che i soggetti dediti ai tagli selvaggi siano sempre più spesso dei pregiudicati. Un giro d'affari milionario, in mezz'ora si riescono ad ottenere profitti pari addirittura a 200 euro. Ma il disboscamento è avvenuto anche in altre zone della Regione. Il commissario ha denunciato la presenza di controlli, male organizzati, unicamente nella provincia di Cosenza (da parte di poco più di 60 guardie giurate di Calabria Verde con stipendi superiori ai 2000 euro) e in nessun'altra. Solo nel territorio di Rossano le piante falciate sono state oltre 5000. Nonostante si parli di abbattimenti di alberi di oltre 25 metri, che necessitano di uomini e mezzi, i casi di arresto in flagranza sono pochissimi, quasi inesistenti. Si tenga presente che in Calabria gli operai forestali complessivamente ammontano a 7345 unità, per oltre 70 mila ettari di demanio regionale, al costo di 234 milioni di euro. Ma uno degli aspetti più importanti evidenziati dall'ex generale concerne l'impiego del legname trafugato, che genera un business tra i 30 e 40 milioni di euro. «Il legname da boschi cedui è finalizzato, naturalmente abusivamente, all'uso domestico e commerciale. Ma - ha evidenziato Mariggiò - quello da foreste cuneiformi, e parliamo di pini o abeti, è destinato alle tanto incensate centrali a biomassa e in quel territorio, a meno di 80 km, è attiva proprio una Centrale a biomassa il cui approvvigionamento, affinché sia economico, deve avvenire in zona (chiaro il riferimento alla Centrale del Mercure). Non sto dicendo che la Centrale sia la responsabile, ma che i tagli selvaggi si verificano in una superficie a questa limitrofa. In più - ha aggiunto a proposito della pressoché totale mancanza di arresti -, avvengono con attrezzature e mezzi di trasporto particolari, in dotazione a ditte di un certo livello. Evidentemente con coperture istituzionali interne ed esterne a Calabria Verde».
Ricordiamo che in diverse circostanze la lasiritide.it ha raccontato le richieste di Ferdinando Laghi di ottenere da Enel una documentazione dettagliata della provenienza, dei fornitori e della tipologia delle biomasse che alimentano la Centrale del Mercure. Ma il colosso dell'energia non ha fornito alcun elenco, né precisazioni. Inoltre, secondo l'accordo di compensazione sottoscritto al Mise nel 2014 per la riapertura, la derivazione di biomasse deve essere compresa nel raggio di 70 km dalla Centrale (la Regione Basilicata ne ha vietato il prelievo all’interno dei propri confini) e, segnatamente, da «cippato (legno ridotto in scaglie ndr) da legna vergine».
Comunque, sembra che la procura di Castrovillari stia indagando proprio sul legame tra i tagli abusivi e le biomasse.

Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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