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8 MARZO: In Basilicata il gap di genere resta una ferita aperta

7/03/2026

L'8 marzo è alle porte, ma qual è la condizione reale delle donne in Italia e, in particolar modo, in Basilicata?
Analizzando i dati del Rendiconto di Genere 2025 redatto dall’INPS, alle celebrazioni formali in occasione della Festa della Donna, si affiancano numeri che descrivono un'Italia e una Basilicata in cui il percorso di vita delle donne è ancora segnato da uno svantaggio profondo e strutturale che tocca ogni ambito, dal lavoro, passando per la sanità, fino alla previdenza.

Nella nostra regione, il tasso di occupazione femminile è fermo a un preoccupante 42,9%, un dato che stride violentemente con il 68,7% della componente maschile. Questa disparità si riflette anche sulla qualità dell'impiego. Basti pensare che le donne rappresentano solo il 39,2% delle assunzioni a tempo indeterminato, mentre nel settore privato i lavoratori dipendenti sono in netta prevalenza uomini con ben il 59,6%.

Sono, inoltre, le donne a dover accettare in misura molto maggiore il part-time e i contratti a termine per far fronte ai carichi di cura familiare. In Basilicata, questo squilibrio è palese se analizziamo i dati relativi ai congedi parentali: nel 2024, le giornate autorizzate per le madri sono state 97.849, a fronte delle 14.872 fruite dai padri, come se la responsabilità genitoriale primaria fosse un precipuo, se non esclusivo, carico femminile.

Le barriere sono evidenti anche per chi fa o prova a fare carriera. Nelle posizioni manageriali e apicali persiste una marcata predominanza maschile; nel settore privato, le donne occupano solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali. Questa "segregazione" professionale, unita alle carriere discontinue, produce effetti drammatici che si trascinano fino alla vecchiaia: le lavoratrici del settore privato percepiscono oggi una pensione media inferiore del 46,2% rispetto a quella dei colleghi uomini. In questo scenario, strumenti come "Opzione Donna" sono stati svuotati da requisiti sempre più restrittivi, tanto che in Basilicata le domande accolte sono crollate dalle 67 del 2022 alle sole 10 previste per il 2025.

Non si può ignorare anche il dato sulle giovani lucane che non studiano e non lavorano, cosiddette NEET, che tocca il 20%, superando di oltre cinque punti quello dei coetanei maschi. È un segnale di allarme che merita una seria riflessione.

Ma la mancanza di autonomia economica è anche il terreno fertile su cui attecchisce la violenza di genere. La libertà di una donna passa necessariamente anche per la sua indipendenza economica: una donna che non ha un lavoro o che vive in una condizione di precarietà è una donna più vulnerabile, più ricattabile e con meno strumenti per affrancarsi da situazioni di abuso. La lotta alla violenza di genere deve correre su più binari: dalle politiche attive del lavoro che assicurano dignità lavorativa al rafforzamento dei centri antiviolenza, dalla lotta agli stereotipi di genere alla diffusione di una cultura della differenza accogliente, anti-patriarcale e anti-capitalistica.

In questa ottica di potenziamento degli strumenti di autodeterminazione delle donne, abbiamo presentato una proposta di legge regionale per la tutela della fertilità e la promozione del social freezing. Si tratta di una misura innovativa che punta a garantire la libertà di scelta riproduttiva, consentendo di “conciliare” la crescita professionale con la possibilità di avere figli in futuro, senza che l'orologio biologico diventi un ostacolo insormontabile o una fonte di ricatto nel mondo del lavoro.

Parallelamente, continuiamo a sostenere con forza la nostra proposta di legge per il riconoscimento e la cura di patologie di genere, spesso "invisibili" ma profondamente invalidanti come l'endometriosi, la vulvodinia e la neuropatia del pudendo. È un atto di civiltà dovuto per garantire diagnosi precoci e sostegno economico a migliaia di donne che oggi soffrono nel silenzio e nell'indifferenza del sistema sanitario.

Crediamo fermamente che l'autonomia decisionale, la tutela della salute delle donne, l’equo accesso al salario, al mondo del lavoro e alla pensione siano pilastri fondamentali per una parità di genere sostanziale e non formale, nel segno della differenza e non dell’uniformità.

Per noi, ogni giorno è “l’otto” marzo.

Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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