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La voce della Politica
| Futuro UNIBAS, la lettera aperta di Galella |
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12/03/2026 | "L’Università della Basilicata rappresenta da oltre quarant’anni una delle più importanti infrastrutture sociali e formative della nostra regione. Come noto la sua nascita è figlia di una stagione di investimenti straordinari nel Mezzogiorno, maturata all’indomani del drammatico terremoto del 1980 che colpì Irpinia e Basilicata e che aprì una fase di ricostruzione non solo materiale ma anche civile, industriale e culturale.
Oggi, al termine del mandato del Magnifico Rettore uscente e in vista dell’elezione del suo successore, è inevitabile che si apra una riflessione pubblica sul ruolo dell’Ateneo nel futuro della Basilicata. Una riflessione che non riguarda soltanto l’Università, ma l’intera comunità regionale: la politica, i cittadini, il tessuto produttivo, gli studenti che la frequentano e quelli che potrebbero scegliere di farlo.
Scrivo queste righe nelle vesti di consigliere regionale, ma anche da cittadino che ha scelto di formarsi nel locale Ateneo e che crede profondamente e senza steccati ideologici nel valore strategico dell’Università della Basilicata.
Negli ultimi anni l’Ateneo ha compiuto innegabili passi in avanti. Sono stati consolidati percorsi di ricerca, rafforzati alcuni corsi di studio ed è stata ampliata l’offerta formativa impreziosita dalla facoltà di Medicina e Chirurgia, un sogno a lungo rincorso e finalmente portato a compimento. È giusto riconoscere il lavoro svolto e l’impegno profuso dalla governance universitaria e dal corpo docente.
Tuttavia, accanto ai risultati raggiunti, non possiamo ignorare le occasioni perdute e i ritardi accumulati. La Regione Basilicata sostiene in maniera strutturale l’Università con oltre dieci milioni di euro l’anno: un investimento pubblico rilevante, che rende doveroso chiedere conto dei risultati ottenuti e, soprattutto, delle strategie attuali e future per ottimizzare gli sforzi e remare nella medesima direzione.
L’Università deve diventare sempre più un vero attrattore di giovani, competenze e opportunità. Non soltanto un luogo di formazione, ma un motore di sviluppo capace di generare valore per il territorio di riferimento e contribuire concretamente a contrastare il fenomeno dello spopolamento che colpisce la Basilicata. In questo scenario non posso non menzionare alcune realtà universitarie che hanno dimostrato come un Ateneo possa diventare un vero motore di sviluppo locale. Penso, ad esempio, a Camerino, Urbino, Campobasso o Chieti.
Si tratta di università inserite in contesti territoriali non molto diversi dal nostro per dimensioni demografiche e posizione geografica, eppure capaci negli anni di trasformarsi in poli di attrazione per studenti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. Questi Atenei hanno contribuito attivamente alla crescita delle loro comunità, portando giovani, investimenti, servizi, vitalità culturale ed economica. Hanno saputo creare un ecosistema fatto di residenze universitarie, servizi agli studenti, ricerca applicata, relazioni internazionali e connessioni con il tessuto produttivo locale. Il risultato è stato duplice: da un lato hanno contribuito a mitigare la fuga dei cervelli, offrendo opportunità di studio e di ricerca di qualità; dall’altro sono riusciti addirittura ad importare capitale umano, attirando talenti, studenti e docenti che hanno scelto di vivere e lavorare in quei territori.
Contesti nei quali l’università non è percepita come un’istituzione separata dalla città, ma come una componente strutturale e imprescindibile della vita economica, sociale e culturale, capace di generare indotto e occupazione diretta e indiretta, qualificata e moderna. È questa la dimensione a cui anche la Basilicata dovrebbe guardare con maggiore determinazione: un’università che non si limiti a formare studenti, ma che diventi un vero fattore di sviluppo territoriale e di riequilibrio demografico. Un motore al servizio di tutti con un occhio privilegiato alle comunità frontaliere: dal Vallo di Diano, alla provincia di Foggia, passando per la Murgia Barese, l’Alto Cosentino e la zona del Tarantino.
È in questa prospettiva che restano aperte alcune domande cruciali: quali azioni concrete sono state intraprese in termini di promozione, marketing e comunicazione, per attrarre studenti e investimenti da questi bacini frontalieri? Quali strategie sono state messe in campo per rendere l’Ateneo un punto di riferimento, non solo per la Basilicata, ma per tutto il Sud? Senza una visione ampia e una progettualità capace di guardare oltre i confini provinciali, rischiamo di sprecare opportunità preziose, continuando a subire lo spopolamento e a perdere giovani talenti.
Cosa è stato fatto per affrontare la situazione delle serre abbandonate nel rione Santa Croce a Potenza, ferme da oltre trent’anni e ormai divenute simbolo di un degrado amministrativo e gestionale che la città non merita? In un punto nevralgico tra due quartieri storici come il Francioso e Santa Croce, possiamo davvero rassegnarci all’idea che anche gli ultimi anni siano trascorsi senza un progetto concreto di recupero e valorizzazione?
Allo stesso modo, quale destino è stato immaginato per le strutture di via della Chimica, anch’esse parte del patrimonio dell’Università e da troppo tempo lasciate in stato di abbandono? È stato elaborato un piano per restituire questi immobili alla città, trasformandoli da simboli di immobilismo in opportunità di sviluppo?
Le sfide future dell’Ateneo, però, non si esauriscono nella gestione del patrimonio immobiliare.
C’è innanzitutto il grande tema della Facoltà di Medicina, fortemente voluta dai lucani e considerata da molti una delle più importanti opportunità per rafforzare l’offerta formativa e sanitaria della regione. Quali passi concreti sono stati compiuti per la realizzazione della sede e per il pieno sviluppo dei corsi collegati?
Un’altra questione cruciale riguarda la capacità della città di Potenza di diventare realmente una città universitaria. Senza servizi performanti, senza adeguate residenze universitarie, senza spazi di socialità e di studio, sarà difficile competere con altri atenei nel trattenere studenti e nell’attrarne di nuovi. Quali investimenti sono previsti per la realizzazione di uno studentato universitario e per il potenziamento dei servizi dedicati agli studenti?
Una ulteriore riflessione deve essere dedicata al polo di Matera collocato in un’area limitrofa a centri abitati di significative dimensioni e inserito in un contesto ricco di Pmi e con una particolare vocazione per le produzioni e le trasformazioni agroalimentari. E’ di recente approvazione un nuovo corso di laurea in Sistemi Agroalimentari Sostenibili ma è doveroso chiedersi cosa si sta facendo in termini di promozione? L’Ateneo come intende rispondere alla esigenza di ampliare la dotazione strutturale del polo di Matera in termini di aule, laboratori e servizi per gli studenti?
Queste domande non vogliono essere una critica sterile, ma uno stimolo costruttivo. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare l’Ateneo in un vero motore di crescita, capace di generare conoscenza, opportunità e lavoro qualificato. Solo così l’Università potrà diventare uno strumento concreto per contrastare lo spopolamento e restituire fiducia alle nuove generazioni lucane.
Al Rettore uscente va il riconoscimento per il lavoro svolto. Al Rettore che verrà spetterà il compito, ancora più impegnativo, di guidare questa nuova fase.
Perché il futuro della Basilicata passa anche — e forse soprattutto — da qui: dalla capacità della sua Università di essere protagonista dello sviluppo della nostra terra. Lo dobbiamo alle nuove generazioni, Lo dobbiamo alla nostra terra, che merita di essere valorizzata in tutte le sue potenzialità, senza lasciare spazi incompiuti. E lo dobbiamo a quella storica pagina de ‘Il Mattino di Napoli’, quando all’indomani del sisma del 1980 un “Fate presto!” squarciò il silenzio, ricordandoci che il tempo e le azioni contano, che ogni ritardo pesa sulla vita delle persone e sulla possibilità di ricostruire comunità e futuro.
Oggi quel monito rimane più che mai attuale. La Basilicata non può permettersi ritardi: ogni scelta strategica, ogni progetto, ogni investimento nell’Università deve essere pensato non come atto isolato, ma come contributo concreto alla rinascita economica, sociale e culturale della regione. Solo così l’Ateneo potrà diventare non un semplice luogo di studio, ma un faro di sviluppo, inclusione e attrattività, capace di trasformare Potenza e Matera in città universitarie vive, dinamiche e internazionali, in grado di contrastare lo spopolamento e generare valore aggiunto per tutto il territorio".
E' quanto scrive il consigliere regionale di FdI, Alessandro Galella |
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