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Fnaarc-Confcommercio: azioni a tutela agente commercio

30/01/2026

Un ufficio acquisti della grande distribuzione nel Sud Italia ha proposto ai propri fornitori l’eliminazione delle figure di intermediazione. Lo ha segnalato la Fnaarc, Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio aderente a Confcommercio. Si tratta – è scritto in una nota - di un comportamento discutibile che travalica il normale confronto economico e mira a delegittimare una categoria professionale come quella degli agenti, strategica per il tessuto produttivo italiano, oltre a indebolire i fornitori. In Italia operano oltre 210.000 agenti e rappresentanti di commercio (circa 1.500 in Basilicata), il 74% plurimandatari e il 26% monomandatari. Le donne rappresentano il 15% della categoria. Gli agenti di commercio intermediano circa 400 miliardi di euro/anno pari al 30% del PIL nazionale. Oggi gli agenti di commercio – sottolinea Fnaarc - svolgono molto più della semplice promozione degli affari. Presidiano i territori, anticipano le tendenze di mercato, portano informazioni preziose sia ai clienti sia alle aziende, facilitano le relazioni commerciali, promuovono iniziative di marketing, costruiscono relazioni durature con i vecchi clienti e ne cercano costantemente di nuovi. Privare le aziende della rete commerciale significa ridurre la loro capacità competitiva, il loro sviluppo, il loro controllo sui mercati e sui territori di riferimento. Le più esposte a queste conseguenze sono le PMI, ovvero l’ossatura economica del nostro Paese. Agenti FNAARC invita le aziende mandanti a respingere con fermezza queste logiche meramente speculative e a riconoscere il reale valore della forza vendita. Innovare non significa eliminare professionalità, ma valorizzarle, tutelando un modello commerciale che rappresenta un pilastro del commercio italiano. Gli agenti di commercio non sono delle zavorre che pesano sulle aziende, ma dei professionisti che lavorano a provvigioni. Rappresentano da sempre un motore economico, occupazionale e di sviluppo per l’economia del nostro Paese. Altra battaglia è contro quelle aziende che usano impropriamente le figure del procacciatore d'affari o del consulente al posto dell'agente di commercio, anche se non ne hanno i requisiti. Una scorciatoia che crea, di fatto, una confusione nel rapporto di lavoro tra mandante e agente e soprattutto vanifica le intese sindacali raggiunte tramite gli Accordi Economici Collettivi per entrambi i soggetti''. Grazie al lavoro degli agenti, - dice Angelo Lovallo Fnaarc-Confcommercio Potenza - molte aziende negli anni si sono sviluppate sul mercato nazionale prima di approcciare quello estero e, nel 2020, con la collaborazione degli agenti, hanno superato la dura prova del lockdown. Secondo Agenti Fnaarc la distinzione tra le due figure, ribadita di recente anche dalla Cassazione (ordinanza n. 27571/2025), non è una sfumatura, ma un elemento sostanziale: l'agente di commercio svolge un'attività stabile e continuativa di promozione, nell'ambito di un rapporto professionale autonomo e non occasionale. L'agente è tenuto all'iscrizione Enasarco, che assicura una copertura previdenziale integrativa e forme di assistenza sanitaria durante l'attività lavorativa e oltre. Il procacciatore, invece, è una figura che si caratterizza per la mancanza di stabilità e di specifica professionalità, senza nessuna garanzia di tipo civilistico. Si limita a segnalare affari o raccogliere proposte per conto della mandante, senza poteri di rappresentanza né obblighi di promozione continuativa, operando perciò in modo episodico e non coordinato con l'azienda. L'utilizzo improprio del contratto da procacciatore per mascherare un vero rapporto di agenzia non è solo scorretto, ma anche rischioso: può comportare accertamenti da parte di Enasarco e da parte del fisco, con la possibile perdita di deduzioni o agevolazioni previste per gli agenti di commercio regolarmente inquadrati. Agenti FNAARC continuerà a difendere con determinazione la dignità, il ruolo economico e il futuro degli agenti di commercio italiani.



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