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Al via sul territorio alla campagna referendaria della Cgil per il NO alla Riforma Nordio

26/01/2026

Si terrà mercoledì 28 gennaio, al Museo archeologico provinciale di Potenza, alle 9,30, l’assemblea generale della Cgil Basilicata alla presenza del segretario Cgil nazionale Christian Ferrari. L’assemblea dà ufficialmente il via alla campagna referendaria della Cgil in Basilicata per il NO alla Riforma Nordio sulla giustizia. All’ordine del giorno, dunque, il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo prossimi, con cui i cittadini sono chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” del 30 ottobre 2025. Al dibattito, moderato dalla segretaria della Cgil Basilicata, Giuliana Scarano, e introdotto dal segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, interverranno Rosa Larocca, presidente Anm Basilicata e Massimo Oriolo, portavoce per il distretto di Corte d’Appello di Potenza del Comitato “Avvocati per il no”.

A seguire focus sul Mezzogiorno, a partire dalla “vertenza Basilicata”, nell’ambito del percorso di mobilitazione nazionale che si svilupperà nei prossimi mesi alla luce delle scelte del Governo Meloni nella legge di Bilancio.

“L’assemblea – afferma il segretario generale Cgil Basilicata, Fernando Mega - dà il via ufficialmente alla campagna referendaria della Cgil in Basilicata per il “no” alla riforma Nordio e quindi alla modifica dei sette articoli della Costituzione che prevede, in sintesi, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati; l’estrazione a sorte, anziché l’elezion, dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica” e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM). Una riforma costituzionale, quindi, che non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso, ma fa molto di più: minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura – spiega Mega -, cambia il modello costituzionale del CSM, non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini disperdendo risorse perché moltiplica i costi, separa le carriere di giudici e pubblici ministeri snaturando la pubblica accusa (senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati). Siamo inoltre chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento. In assenza di una condivisione larga, il governo, anziché favorire la discussione, ha voluto fare da solo, con un procedimento “blindato”: dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non è stato possibile presentare emendamenti. Si è arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d’approvazione. È la prima volta nella storia della Repubblica che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata e “chiusa” che è esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti. All’assemblea spiegheremo quindi perché è importante andare a votare e a votare NO per difendere Giustiza, Costituzione e democrazia. Mantenere l’indipendenza della magistratura serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo e controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. È uno dei cardini delle democrazie liberali, che non a caso oggi è sotto attacco in molti Paesi, in Europa e nel mondo. Altrimenti la legge non è uguale per tutti”.

Rispetto al Mezzogiorno, “rilanceremo la vertenza Basilicata – afferma Mega - inserendola in un contesto più ampio di una vertenza per il Mezzogiorno. Al netto delle specificità che in Basilicata riguardano la crisi dell’automotive e del mobile imbottito, il settore delle estrazioni petrolifere e le vertenze che coinvolgono i grandi player come SmartPaper, vi sono delle criticità che sono trasversali alle regioni del Sud, come lo spopolamento, i bassi salari, i ritardi infrastrutturali, l’accesso alle cure e gli scarsi investimenti pubblici. Sarà questo tema di confronto anche nei mesi a venire per arrivare a una mobilitazione nazionale che coinvolgerà i singoli territori”.



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