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La voce della Politica
| Leggieri: M5S lucano, valori a geometria variabile: il ''nuovo corso'' dopo Pisticci |
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22/01/2026 | Leggendo un po’ i giornali degli ultimi giorni, emerge un quadro che merita più di una riflessione, soprattutto per chi, come il sottoscritto, ha provato — spesso invano — a raccontare le contraddizioni interne alla leadership del Movimento 5 Stelle lucano. In queste settimane, finalmente, si parla di superare veti, di guardare al cosa e non al chi, di responsabilità e di visione comune. Una narrazione improvvisamente adulta, quasi illuminata, per certi versi persino insperata. Peccato che questa maturità politica arrivi solo ora, guarda caso nel momento esatto in cui a Pisticci il Movimento “conquista” un assessore comunale, passando dall’opposizione alla maggioranza. Fino a ieri, quello stesso lessico era considerato sospetto, distante dai valori originari del partito. Il richiamo al superamento dei personalismi veniva liquidato come ambiguità politica; l’invito a misurarsi sui contenuti come una manovra tattica; l’idea di una visione meno ideologica e più pragmatica come un tradimento dello “spirito originario”. Oggi, improvvisamente, quelle stesse parole diventano bussola, criterio, persino linea operativa. Il tutto, peraltro, senza il consueto sollevamento distruttivo dei tifosi, che allora si scagliarono contro il sottoscritto per aver espresso le medesime identiche considerazioni. E viene spontaneo chiedersi: i valori, quelli invocati con tanta veemenza fino a ieri, dove sono finiti? Erano davvero principi irrinunciabili o semplici argomenti a geometria variabile? Insomma, valori fino a un certo punto. A rendere il quadro ancora più problematico è quanto accaduto sul fronte delle elezioni provinciali nel Materano. I voti riconducibili alla consigliera comunale di Pisticci, consigliera regionale e coordinatrice provinciale del Movimento, Viviana Verri, sono stati liberamente indirizzati verso un candidato che non apparteneva al Movimento 5 Stelle, escludendo di fatto Domenico Bennardi, ex sindaco di Matera e candidato in quota M5S. È lecito chiedersi se tutto questo sia considerato normale: un Movimento che non sostiene un proprio esponente mentre è formalmente in corsa per una nomina istituzionale. Un passaggio che, da solo, racconta molto del destino politico del M5S lucano: spartizioni silenziose che sacrificano i propri candidati, senza spiegazioni pubbliche, senza una parola di chiarimento, senza assunzione di responsabilità. Nessuna replica dal coordinamento regionale, ovviamente. Nessuna presa di posizione. Nessun commento. D’altronde gli impegni romani portano via tempo e voglia di occuparsi del proprio territorio. A questo punto, la domanda non è più polemica ma politica: il coordinatore regionale Arnaldo Lomuti era a conoscenza di quanto stava accadendo? E le coordinatrici provinciali, a partire da quella di Potenza? E a Roma, il Presidente Conte è stato informato di questa “svolta di Pisticci”? Sono stati coinvolti i gruppi territoriali, così attivi e mobilitati alle ultime Regionali? Oppure anche questa è stata una decisione assunta in pochi, senza consultazioni e senza confronto? In contesti analoghi, scelte di questo tipo avrebbero prodotto conseguenze politiche immediate. Normalmente ci si dovrebbe dimettere, o quantomeno spiegare. Qui, invece, tutto tace. Il confronto con altri territori rende la discrepanza ancora più evidente. A Taranto, città del vicepresidente del M5S, Mario Turco, una consigliera comunale si è dimessa dopo esser diventata consigliera regionale, rivendicando la scelta di non cumulare ruoli. In Basilicata accade l’opposto: due consigliere regionali, entrambe coordinatrici provinciali, continuano a occupare contemporaneamente i seggi comunali a Melfi e a Pisticci.
Sarebbe interessante conoscere il pensiero del senatore Mario Turco, eletto in Basilicata tra l’altro, persona da sempre attenta ai temi della coerenza e dell’etica pubblica, su questa evidente asimmetria. E infine Pisticci. Il passaggio dall’opposizione al governo cittadino — dopo una campagna elettorale condotta contro l’attuale maggioranza — chi lo ha deciso? Con quale mandato? Con quale coinvolgimento degli iscritti e dei gruppi territoriali? È questo il “campo largo progressista” che i rappresentanti provinciali e regionali del Movimento intendono costruire? Se questo è il nuovo corso, allora il messaggio che passa è chiaro.
E a questo punto, verrebbe quasi da consigliare agli altri rappresentanti comunali del Movimento, laddove siedono all’opposizione con sindaci PD, di seguire l’esempio: passare in maggioranza, tanto il principio sembra ormai flessibile. Al di là della provocazione, queste domande sono legittime e non sono soltanto io a porle, poiché stanno trovando finalmente voce anche in altri contesti partecipativi, dove l’obiettivo non è fare il tiro al bersaglio di chi aveva segnalato anzitempo questa deriva, bensì discutere, confrontarsi, interrogarsi.
Sono domande che non hanno nulla di polemico, ma molto di politico, perché riguardano la direzione che, da tempo, ha preso il Movimento 5 Stelle lucano. Un’ultima considerazione riguarda chi, ancora oggi, osserva l’evolversi di questa vicenda e continua a tifare, scatenando un’automatica difesa d’ufficio. Del resto, nel Movimento lucano, a forza di espulsioni, personalizzazioni, dissensi mal tollerati e critiche derubricate a lesa maestà, sono rimasti quasi soltanto i super tifosi, quelli con accesso alla tribuna vip. Gli altri, finalmente, hanno deciso di guardare un’altra partita. Un’altra dose di verità, somministrata un po’ alla volta.
Gianni Leggieri,
già consigliere regionale Basilicata |
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