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La voce della Politica
| Pazienti e lavoratori non si toccano: l’appello dei medici e dei dipendenti di Polimedica |
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21/01/2026 | C’è un momento in cui le carte, le delibere, le interpretazioni e le posizioni – anche quando sono legittime – devono fermarsi davanti a una domanda semplice: chi sta pagando davvero questa crisi?
La risposta, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: stanno pagando i pazienti e stanno pagando i lavoratori. Si è aperta una frattura che non può essere “gestita” con comunicati rassicuranti o con silenzi istituzionali. Perché quando il sistema si inceppa, non resta una disputa astratta: restano visite rinviate, esami che slittano, persone che rinunciano, famiglie che si arrangiano come possono.
Noi lo stiamo misurando sul campo, con una rilevazione diretta tra i cittadini. I primi numeri sono desolanti: alla domanda se, provando a prenotare tramite CUP, si sia ottenuta una data e un luogo congrui, solo l’11,5% risponde sì. Per tutti gli altri, la realtà raccontata è fatta di tempi troppo lunghi (53,1%), assenza di disponibilità (17,7%), sedi troppo lontane (8,5%) e una somma di difficoltà che, in sanità, non è mai “solo un disagio”: è un pezzo di salute che scivola in avanti. È la cura che arriva tardi.
In questo scenario, noi lavoratori non possiamo limitarci a guardare. Non possiamo far finta che la normalità sia il cittadino che chiama e non trova una risposta, oppure si sente dire che dovrà spostarsi lontano o attendere mesi. Non possiamo accettare che l’effetto finale della controversia diventi l’impossibilità, di fatto, di ricevere prestazioni SSN sul territorio.
Per questo abbiamo chiesto al Sindaco una presa di posizione che non fosse “di responsabilità” personale – che non gli abbiamo mai attribuito – ma morale e civica: stare con la comunità, pretendere chiarezza, pretendere un confronto pubblico e trasparente, insistere fino a ottenere un tavolo vero, con tutti i soggetti coinvolti, e con un obiettivo immediato: rimettere i cittadini nelle condizioni di prenotare e curarsi. A quella richiesta, ad oggi, non è arrivata una risposta all’altezza della gravità del momento. E il silenzio, quando intorno crescono le rinunce e la paura, pesa come una scelta.
Il nostro appello è rivolto anche e soprattutto al vertice aziendale di Polimedica: bisogna tornare a erogare le prestazioni SSN. Per noi non è una voce di bilancio: è il senso del lavoro, è il patto con questo territorio, è la fiducia che ogni giorno vediamo negli occhi delle persone che entrano in struttura. Sappiamo bene quali rischi e quali incertezze questo comporti; e lo diciamo senza ambiguità: noi siamo disponibili a reggere anche sacrifici e rischi, persino quello di non essere pagati nei tempi dovuti, pur di non abbandonare i pazienti.
Perché chi lavora nella sanità conosce una regola non scritta: quando una comunità è in difficoltà, non ci si volta dall’altra parte.
Dentro questa stessa responsabilità collettiva si rinnova il nostro invito all’Amministratore Delegato: ritiri le dimissioni. In una fase come questa, la struttura non può permettersi ulteriore instabilità. Non è il tempo della resa né del “tutti a casa”: è il tempo di tenere il presidio unito, di difendere il diritto alle cure, di non lasciare soli né i cittadini né i lavoratori. Capiamo lo sconforto di Michele Cataldi e la rabbia di fronte all’atteggiamento inaccettabile da parte delle istituzioni, e anche il senso di responsabilità nei nostri confronti, ma la colpa in questa vicenda non è sicuramente sua e rinnoviamo la nostra fiducia nella sua guida e gestione.
Alle istituzioni diciamo una cosa netta: la crisi non può continuare a scaricarsi sui pazienti e sui dipendenti. Serve una decisione, serve una direzione, serve un luogo di confronto pubblico e trasparente che produca effetti immediati sull’accesso alle prestazioni SSN. Qualunque sia l’esito delle dispute amministrative, il punto non può cambiare: i pazienti e i lavoratori non possono essere ostaggio.
Noi ci siamo. Siamo qui, ogni giorno, a fare sanità sul serio. E chiediamo a chi ha responsabilità pubbliche e gestionali di esserci con la stessa serietà: non con parole generiche e facili annunci, ma con atti concreti che permettano ai cittadini di prenotare, curarsi, vivere. Concludiamo ringraziando come cittadini e lavoratori la solidarietà e l’affetto dimostratoci dalla cittadinanza, inoltre ribadiamo la nostra vicinanza agli altri lavoratori dei presidi sanitari pubblici e agli operai stellantis e dell’indotto, perché questo territorio ha bisogno di unità per non soccombere e rilanciarsi, lo dobbiamo a noi stessi e soprattutto ai nostri figli.
Medici, operatori sanitari e dipendenti di Polimedica |
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