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Basilicata. Continuità assistenziale e organizzazione sanitaria, gli impegni di Asp

15/11/2025

Dopo le recenti segnalazioni e le diverse osservazioni critiche sul sistema sanitario regionale provenienti dal mondo dell’associazionismo, della Chiesa e delle comunità locali, interviene la Direzione Strategica di Asp Basilicata facendo ancora una volta chiarezza sia sul sistema della continuità assistenziale che sull’organizzazione sanitaria territoriale nell’area del Vulture Melfese. Le osservazioni giunte nei giorni scorsi e diffuse a mezzo stampa, vengono colte dunque come momento di confronto serio e propositivo tanto che da Asp Basilicata giunge la rassicurazione sull’impegno che si sta mettendo in campo per prendere in carico tutte le segnalazioni pervenute per arginare i disagi che si stanno verificando in alcuni presìdi di quell’area relativamente a turni di guardia medica, accesso alle prestazioni nei piccoli centri, continuità assistenziale serale o festiva. Si tratta di criticità che non vengono assolutamente ignorate pur non rappresentando meri problemi operativi contingenti, ma segnali utili per far emergere in modo trasparente questioni più ampie di sistema. Dalla Direzione Strategica viene richiamata l’attenzione sull’intero sistema sanitario territoriale italiano che sta attraversando una profonda fase di riorganizzazione e che, anche nella nostra regione, richiede importanti adattamenti. Con il Decreto Ministeriale 77 del 2022 sono stati di fatto definiti nuovi modelli e nuovi standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale prevedendo l’attivazione di case della comunità, ospedali di comunità, potenziamento dei distretti, reti di prossimità per rafforzare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e superare le disuguaglianze territoriali. Nello stesso anno, la Delibera della Giunta Regionale lucana, la 948/2022, ha recepito il Dm 77 approvando il Piano Operativo per l’assistenza sanitaria Territoriale che prevede una ridefinizione degli ambiti distrettuali e della rete territoriale. Due anni dopo, la Delibera regionale 600/2024 ha disciplinato le forme organizzative della medicina generale lucana prevedendo la creazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) nel rispetto dell’Accordo Collettivo Nazionale dell’aprile di quell’anno relativamente alla medicina generale. “Queste normative- spiegano dall’Azienda Sanitaria Locale di Potenza- implicano che l’organizzazione territoriale della sanità non possa più essere pensata esclusivamente in funzione del presidio fisico tradizionale così come fino ad ora si è concepito il servizio di guardia medica in ciascun comune, ma piuttosto in un’ottica di rete integrata, flessibile, e soprattutto ‘pluriambito’ tenendo conto della densità demografica, della mobilità dei pazienti e delle risorse professionali disponibili. L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha accelerato la mutazione generale del nostro sistema sanitario per cui la sanità si è trasformata in modello di prossimità, non gestendo più solo a livello ospedaliero ma guardando al territorio e ponendo al centro il paziente, con la presa in carico domiciliare o la medicina di iniziativa”. Nel nuovo sistema sanitario, dunque, il medico non solo eroga prestazioni ma coordina la presa in carico della persona nella comunità, collabora con infermieri di famiglia e di comunità, guarda all’assistenza domiciliare ed alle nuove strutture di prossimità. Si tratta però di un passaggio necessario e strategico che però richiede tempo, investimenti, formazione professionale e adeguata infrastruttura tecnologica per evitare che i cittadini percepiscano la riorganizzazione come una riduzione di servizi anziché come un potenziamento. Come già spiegato nei giorni scorsi, la Basilicata è una delle regioni italiane che presenta un numero relativamente elevato di sedi di continuità assistenziale rispetto alla media nazionale. Questo dato testimonia l’impegno profuso nei territori, ma al contempo segna la necessità di una razionalizzazione intelligente non legata al mantenimento acritico di tutte le sedi indipendentemente dalla domanda reale, dalla copertura oraria, dalla presenza professionale e dalla sostenibilità economica. “In tale parametro- aggiungono dalla Direzione Strategica- è necessario andare oltre possibili logiche di campanilismo: ogni comune ha diritto alla tutela della salute, ma l’organizzazione non può prescindere da criteri di efficienza, accessibilità e qualità.
La riorganizzazione territoriale in atto nell’ambito del sistema sanitario italiano non è solo un adeguamento strutturale ma rappresenta una trasformazione culturale che coinvolge direttamente tutti gli operatori ed in particolare i medici di assistenza primaria. L’introduzione del Ruolo Unico che integra le precedenti forme della medicina generale in un’unica area omogenea di attività, supera la distinzione rigida tra medico “a ciclo di scelta” e medico impegnato in attività oraria o strutturata”. Il nuovo assetto, definito dall’Accordo Collettivo Nazionale e recepito dalle norme regionali, attribuisce ai medici un insieme di responsabilità più ampio e più moderno che va oltre la semplice gestione dei propri assistiti, ma che guarda alla partecipazione ad attività territoriali condivise, interventi programmati nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali e nelle Unità Complesse di Cure Primarie. Si tratta di un cambio di paradigma che valorizza la prossimità, la presa in carico continuativa e la capacità del sistema di rispondere in modo uniforme su tutto il territorio. Perché questo modello possa funzionare pienamente, è però indispensabile una collaborazione leale e convinta da parte dei professionisti. La disponibilità dei medici ad adeguarsi alle nuove modalità organizzative, a integrarsi nelle strutture territoriali e a contribuire alle attività comuni è un elemento decisivo per il successo dell’intera riforma. Nessuna pianificazione, pur se accurata, può tradursi in un reale miglioramento dei servizi senza il coinvolgimento attivo di chi quotidianamente opera sul territorio e incontra i bisogni dei cittadini. “La ASP Basilicata è consapevole dell’impegno richiesto e continuerà a sostenere i professionisti nel percorso di transizione ma è doveroso sottolineare che la qualità e la continuità dell’assistenza dipendono anche dalla capacità di ciascun medico di partecipare alla trasformazione in atto, mettendo a disposizione competenze, presenza e spirito di corresponsabilità. La riorganizzazione territoriale è dunque un obiettivo comune, che richiede un’azione condivisa tra istituzioni, professionisti e comunità perché solo attraverso un dialogo condiviso si potranno trasformare le criticità segnalate in opportunità concrete di miglioramento”.



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