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Beko, Spera (Ugl Metalmeccanici):''Soddisfatti per firma accordo Mimit senza nessun licenziamento''

15/04/2025

“Ci riteniamo soddisfatti per aver firmato l’accordo al Mimit con nessun licenziamento dopo quasi cinque mesi. Ne Palazzo Piacentini al Mimit si è chiusa la vertenza della Beko, la multinazionale degli elettrodomestici che lo scorso novembre ha annunciato quasi 2mila esuberi nel nostro Paese. Un accordo quadro per tutti i siti italiani”.

E’ quanto fa sapere Antonio Spera, Segretario Nazionale dell’Ugl Metalmeccanici prendendo parte alla firma definitiva dell’accordo al Mimit dove erano presenti i vertici della multinazionale, i sindacati, gli enti locali, il sottosegretario Fausta Bergamotto e il ministro Adolfo Urso.

“Gli esuberi sono stati dimezzati, tenuto conto che con la reindustrializzazione di Siena i 299 addetti andranno ricollocati in una reindustrializzazione. Il Piano Italia - aggiunge Spera – grazie a quanto siglato e con l’avvallo del Mimit prevede 300 milioni di investimenti. Nella trattativa che sembrava incagliata, c’è stata una regia condivisa dall’UglM e del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che abbiamo sottoscritto che nessun lavoratore dovrà essere licenziato e nessuno stabilimento dovrà cessare l’attività. L’uso avveduto della Golden Power, esercitato dal Governo Meloni a seguito della notifica dell’accordo tra Whirlpool e Arçelik (gennaio 2023), ha consentito di evitare quanto accaduto in Polonia, dove due stabilimenti Beko Europe sono stati chiusi con 1.800 licenziamenti, e nel Regno Unito. Tale strumento – conclude Spera - ha vincolato l’azienda a non sovrapporre le produzioni italiane con quelle europee, prevenendo il ridimensionamento della capacità produttiva nazionale. Firmato l’accordo, importante, evita la chiusura del sito di Comunanza e obbliga l’azienda, fino alla fine del 2027, a fare ricorso esclusivamente ad ammortizzatori sociali conservativi e ad uscite incentivate volontarie: il cosiddetto ’metodo Beko’, basato su condivisione, responsabilità e centralità dell’interesse nazionale, può diventare un modello da replicare per affrontare e risolvere altre crisi industriali e salvaguardare i livelli occupazionali”.



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