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Sen. Pittella: ‘Matteotti uno dei padri della nostra Repubblica democratica’

19/05/2022

Questa mattina, il senatore Gianni Pittella è intervenuto a Palazzo Madama in ricordo di Giacomo Matteotti, definito da egli stesso come “uno dei padri della nostra Repubblica democratica”. La discussione in aula verteva sul disegno di legge per il centenario dalla morte del segretario del Partito socialista unitario ed eroe antifascista: assassinato dagli squadristi, per volontà di Benito Mussolini, il 10 giugno del 1924.

L’intervento del sen. Gianni Pittella

“A nome del Pd esprimo vivissimo apprezzamento per questa iniziativa di legge e ringrazio il presidente Nencini e la Commissione Cultura, tutta intera. 100 anni sarebbero sufficienti a condannare chiunque all’oblio, se non si trattasse, nel caso di Matteotti, di una delle figure più lucenti del 900 politico italiano. La cui vita e schiena dritta destano una commovente ammirazione e la speranza in una umanità migliore. Matteotti non fu semplicemente un grande compagno socialista, a cui il martirio per la causa delle libertà ha offerto dignità immortale. Ma fu, ed è, uno dei grandi padri della nostra Repubblica democratica. Lo fu per la sua quasi solitaria opposizione al fascismo: certo, in nome dei valori democratici e della legittimazione delle camere parlamentari. Ma anche per aver messo a nudo collegamenti internazionali e discutibili affari petroliferi dietro l’ascesa e l’affermazione fascista. La durezza d’avantina delle convinzioni di Matteotti sono un modello e un monito per tutti noi. E lo è malgrado i tentativi dimostrati di cancellare parte dei contenuti relativi al suo eccidio ed alla sua lotta intransigente contro il fascismo. La politica senza etica, senza valori irrinunciabili e non negoziabili, diventa mera gestione. Una scatola vuota. Per questo, continueremo a celebrare Matteotti ancora a lungo per il modello che può essere per noi tutti e per i giovani italiani, pure in una stagione caratterizzata da passioni spente e da disinteresse per la cosa pubblica.
In conclusione, vorrei ricordare un episodio che riguardò il giovane Sandro Pertini che, dopo aver vissuto il carcere, il confino, e ancora il carcere, dopo la vittoriosa guerra partigiana, volle fare il primo simbolico gesto nell’Italia del ‘45, appena liberata: decise che la sua prima iniziativa dovesse tenersi a Fratta Polesine, il paese di 2mila e 500 anime dove è nato ed è sepolto Giacomo Matteotti. Il comizio cominciò con Pertini che urlava al microfono il suo nome, precisando come ‘siamo qui per te’. Ne parlo con emozione perché quell’episodio mi ha sempre commosso. Pertini voleva dire che la ritrovata libertà dal nazifascismo, aveva a Fratta Polesine, nel sacrificio di Giacomo Matteotti, la sua radice. Ed io qui, ed ora, nella Camera alta del nostro Parlamento, in altri luoghi e in altri tempi, vorrei urlare che nessuno di noi lo ha dimenticato e che Matteotti sia ancora, e per sempre, l’esempio da seguire. Un modello di coraggio, etica e libertà, ma anche un monito, come hanno ricordato autorevoli colleghi, per ricostruire un sistema di rappresentanza democratica e una politica, finalmente, con la p maiuscola».

Gianfranco Aurilio
Lasiritide.it




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