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La voce della Politica
| Festival dell'ambiente, Rete degli studenti:''basta con greenwashing istituzionale'' |
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19/12/2021 | Questa domenica a Viggiano si svolgerà il "festival dell'ambiente", evento organizzato dalle istituzioni comunali dove tra confusione sull'approccio ambientale e greenwashing convinto i contorni si sfumano. Evitando di soffermarci sulla scelta estetica di dare il nome di "festival" ad un evento sul tema ambientale, è necessaria una breve decostruzione dei contenuti di suddetta manifestazione. Dei 3 momenti di "approfondimento" il primo ha il nome di "Ambiente è futuro": ci spieghino perché in questo contesto non siano convocati gli studenti che da anni lottano per il proprio futuro ma a svolgere funzione di relatore è presente l'Associazione dell'Arpa Popolare [Sic!]; ci spieghino quali sono i piani pratici per permettere lo sviluppo sostenibile di questa terra oltre le fonti fossili, in opposizione ad uno spopolamento dilagante; ci spieghino perché di fronte alla pianificazione del futuro la scelta non è mai quella democratica partecipativa, ma piuttosto quella relegata ai pieni poteri di una rappresentanza non rappresentativa. Dopo pranzo il tema muta, "Ambiente è cultura". Parleremo dell'importanza dei movimenti culturali per il contrasto alle modalità consumistiche che stuprano il nostro ecosistema? Dell'importanza che la cultura e l'approfondimento hanno nell'approccio al mondo circostante? Cercheranno i dirigenti della già sconosciuta Farbas ad aiutarci verso uno sviluppo dell'economia della cultura nel nostro territorio? Ci spiegheranno come aprire musei, far fiorire il teatro, aprire spazi per suonare, collegare i giovani che vivono in territori isolati per permettere lo scambio di idee? O affronteremo i drammi endemici della scuola, l'abbandono scolastico al 12%, la didattica arretrata, l'edilizia distrutta, la salute mentale minata? Il tema centrale del rapporto tra l'ambiente e la cultura viene qui ancorato a "culto e ruralità", riprendendo le candidature della tradizione Mariana di Viggiano a patrimonio UNESCO, e della città di Aliano a capitale italiana della cultura 2024. Sembra che si stia virando totalmente dalla questione ambientale o in buonafede, con l'utilizzo del termine ambiente inteso come circostanza, o in malafede, coprendo con tale attribuzione semantica ogni riferimento possibile alla crisi ecologica e sociale che il nostro territorio vive da più di 20 anni. Affrontando soprattutto la questione viggianese, a noi più vicina, recuperare la dimensione di ruralità della nostra terra, riprendere il contatto con il nostro passato contadino e con la religiosità popolare è anche in questo caso qualcosa che ha da emergere con la costituzione di comitati popolari reali che coinvolgano tutta la cittadinanza, in quanto tali istanze solo senza esser calate dall'alto possano essere frutto di un progresso dialettico che riconsideri la territorialità lucana alla luce delle ingerenze socioeconomiche e culturali delle mutltinazionali del petrolio. Al contrario un'iniziativa che "up-down" prova a ricercare tradizioni per pubblicizzare un territorio, non fa altro che trasformare il nostro "deserto texano" in uno zoo, dove i diversi esemplari non vivono davvero nel proprio habitat, ma collocati in un orizzonte appetibile al pubblico generano i soliti ricavi per i pochi. E per concludere "Ambiente è territorio". Oltre alla scelta terminologica palesemente tautologica, troviamo nuovamente la necessità di contestare un simile approccio alla questione ambientale. E per intuire l'approccio ai temi basterebbe limitarci alle conclusioni affidate all'Assessore all'Ambiente della Regione Basilicata, che dal settembre 2019, ancora non ha recepito la richiesta di Dichiarazione dell'emergenza Climatica e Ambientale della stessa Regione Basilicata. Ma la questione che riguarda il cambio di paradigma nell'approccio alle "decisioni per la pianificazione integrata dei territori" è quella che più ci sta a cuore. La crisi climatica che, con le sue conseguenze sociali, sta colpendo la nostra terra, non può essere affrontata se non coinvolgendo seriamente le popolazioni interessate. Come possiamo pensare di parlare di territorio se non in un ottica democraticamente diretta? Senza chiamare associazioni, comitati, studentesse e studenti che da anni quotidianamente si difendono per la difesa dell'ecosistema socioambientale? Affrontare la crisi climatica senza farlo in modo sostanzialmente democratico, significa non farlo. Significa non accettare i fondamenti di sopruso, sfruttamento, controllo, violenza alla base di tale crisi. Affrontare la tematica "ambiente", nel pieno di una crisi pandemica che si innesta alla perfezione nel disastro ecologico globale senza neanche nominare le multinazionali che devastano la Val d'Agri e il pianeta significa non voler cercare le cause del problema, significa aggirarlo. Giocare col termine ambiente, dipingerlo di verde e gettarlo lì significa giocare col nostro futuro, e noi, studentesse e studenti dell'oggi, non lo accettiamo! Per questo motivo la Rete degli Studenti Medi, come associazione studentesca ecologista, legata al futuro e al presente della Basilicata, in opposizione ad ogni greenwashing si rivolge a tutte le associazioni e a tuttə le cittadine e i cittadini lucanə per costruire un'alternativa a questo approccio, un modello democratico e critico per affrontare la crisi climatica che possa davvero essere in grado di approcciarsi alle sfide della contingenza.
Rete degli Studenti Medi
Val d’Agri
Il sindacato studentesco |
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